Gli operai GKN contro imprenditori rapaci
e capitalismo finanziario

Quando il corteo degli operai GKN è entrato in piazza San Croce la folla ha aperto un varco per lasciarli passare, per applaudirli e per consentire che lo striscione rosso con lo slogan INSORGIAMO potesse arrivare fin sotto il palco.
Doveva essere chiaro che quello era il loro giorno e che nessuno avrebbe mai potuto sovrapporsi alla loro forza, al loro coraggio, alla loro volontà di lottare e di vincere.
Erano presenti le istituzioni, i sindaci, la Regione con il presidente e gli assessori, i sindacati confederali che hanno parlato dal palco, i pensionati e tante delegazioni con le bandiere.
In tutti, la convinzione che il capitalismo finanziario che massimizza i profitti a danno del lavoro e della produzione è il vero grande nemico del lavoro.

Non è infatti la prima volta che in Toscana, come in altre parti d’Italia, assistiamo a questa atroce sequenza che vede distruggere brutalmente il lavoro per ottenere, nello stesso momento in cui si licenzia, profitti più alti sui mercati azionari.
Luciano Gallino aveva detto che questo capitalismo non crea valore ma estrae valore e quindi impoverisce i lavoratori; aveva sottolineato anche che confligge apertamente con la democrazia e con la stessa idea di impresa sociale responsabile.
Questa volta in piazza a Firenze si è consapevoli che non può andare come le altre volte: tutti ripetono che sono in gioco valori decisivi, costituzionali, ai quali non si può rinunciare.

Il discorso di Dario Salvetti

Ma è Dario Salvetti, lavoratore e responsabile della RSU della GKN, che con un discorso lucido e appassionato chiarisce i termini del conflitto e chiama tutti alle proprie responsabilità.
Noi sappiamo – questa è la sostanza del discorso – che abbiamo a che fare con un avvoltoio. Ne prendiamo atto e non intendiamo lamentarci più di tanto perché questa è la realtà che vivono tanti lavoratori oggi nel nostro Paese e con essa dobbiamo confrontarci.
Noi operai abbiamo saputo reagire con dignità e coraggio al colpo ferale e improvviso che ci è stato inferto. Abbiamo forzato il blocco delle guardie private, mandate dall’azienda per fermarci davanti ai cancelli, e siamo entrati in fabbrica.

Perché vogliamo che, come ha detto il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, anche con una ordinanza ha vietato l’ingresso dei camion, “non una vite possa uscire dallo stabilimento”.
Noi, dice Dario, vogliamo tutelare il lavoro e la produzione: siamo pronti a rimettere subito in funzione la fabbrica.
Abbiamo fatto e stiamo facendo la nostra parte che vogliamo fare fino in fondo perché è in gioco la nostra dignità di persone che non prezzo.
Ma la politica cosa fa?
Abbiamo avuto tanta solidarietà e abbiamo consentito a tutti di entrare in fabbrica. Ora vogliamo vedere i fatti, continua Dario.
Altrimenti la politica o è complice o è impotente.

Se fosse impotente e non provvedesse e non intervenisse allora sarebbe anche colpevole perché spetta alla politica fare in modo che con le leggi si mettano limiti e regole allo strapotere della finanza.
Ecco, sulla risposta a questo interrogativo, si gioca la partita nei prossimi giorni.

La sinistra costringa i vertici GKN a trattare

Se la sinistra che è al governo costringerà i vertici GKN a trattare, a creare comunque le condizioni per la prosecuzione dell’attività produttiva, allora quei lavoratori avranno la sensazione di essere stati ascoltati e difesi e di avere dato un contributo positivo per tante analoghe situazioni che in Italia si stanno vivendo.
A Giorgetti, grande amico di Salvini e ministro all’industria della Lega, bisognerebbe dire che, anziché limitarsi a giustificare i licenziamenti come necessari – sottolineando che la transizione ecologica ne produrrà altri perché è troppo rapida – proprio a lui spetterebbe anche il compito di costruire un piano per l’industria automotive che preveda un ruolo per il nostro Paese, investimenti, occupazione e ricerca, accompagnato da una adeguata protezione sociale per i lavoratori che oltre alla cassa integrazione e ai pensionamenti attui anche riduzioni di orario di lavoro.
In Germania lo già stanno facendo.

Non c’è un piano industriale per la transizione ecologica

Da noi è più comodo prendersela con l’Europa, dare soldi a pioggia alle imprese e permettere che i lavoratori siano licenziati dall’oggi al domani con una mail.
Una sinistra degna di questo nome non può accettare questo.
Proprio ieri Tronti ci avvertiva: “La sinistra dovrebbe ripartire dal lavoro. Il mondo del lavoro c’è ancora e chiede soltanto di essere riorganizzato e orientato. Ma per farlo serve una grande soggettività politica che non scorgo.

E infatti gli operai votano per la Lega e i sottoproletari per la destra. E alla sinistra sono rimasti i voti dei benpensanti e dei benestanti.
Vorrei una sinistra che partisse dai diritti sociali e arrivasse ai diritti individuali, viceversa non ci arriverai mai. La sinistra ha smesso di parlare alla sua parte di società, agli esclusi.”
Considerazioni amare che fotografano lucidamente la realtà.
Poterne parlare e discutere apertamente è già un risultato per quel ritorno alle radici sociali della sinistra che viene evocato da Tronti. I lavoratori della GKN stanno facendo bene la loro lotta. Dobbiamo essere con loro, quanti più possibile e fino in fondo.
E il governo non può sottrarsi: deve intervenire e trovare una soluzione che soddisfi gli operai.
Risolvere dal lato del lavoro il caso GKN sarebbe un messaggio fortissimo che dimostrerebbe davvero da che parte il PD vuole stare.