Gli anziani al confino
in nome di una
protezione “pelosa”

Papa Francesco, 83 anni. Il presidente Sergio Mattarella, 79 anni. Due autorevoli esponenti di quella categoria degli ultrasettantenni, o qualcosa in più, che il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, ha bellamente relegato nella categoria degli improduttivi. La dura legge dell’anagrafe. In ottima compagnia dato che a far compagnia alle due massime autorità ci potremmo mettere Giorgio Armani (86 anni), Leonardo Del Vecchio presidente di Luxottica (85) ai primo posti degli uomini più ricchi d’Italia a competersi il primato con Silvio Berlusconi (84 anni) che Toti in politica se lo porta sulla coscienza. E che direbbe l’eterno Bruno Vespa, anni 76?

Selezione nella selezione

Qualcuno dirà, c’è da immaginare Toti per primo, che l’esempio è azzardato perché in quelli citati, e in altri tanti casi, la situazione è diversa. Per gli esempi fatti provocatoriamente, a cominciare dal Pontefice e dal Capo dello Stato, l’età c’è, ma vuoi mettere le funzioni. Distinguo che starebbe a significare la non nascosta attitudine di una selezione nella selezione.

Chi conta si salva. Tutti gli altri over se ne possano stare a casa in nome di una “pelosa” difesa della loro sopravvivenza. Di una presunta debolezza anagrafica tutta da dimostrare. Una soluzione ghigliottina proposta a dispetto della paura di chi lo sa già che la clessidra che misura la loro vita ha sempre meno granelli nella parte superiore. E non ha certo bisogno che un ragazzo di 52 anni, dall’alto del suo scranno conquistato di fresco anche grazie a loro, glielo ricordi. A dispetto di chi vive da solo e l’andare a fare la spesa o comprare un farmaco e un’occasione di socializzazione, chè di questi tempi serve anche quella.

Morire di solitudine

Si può morire di solitudine. Certo con tutte le cautele, con la mascherina, con il distanziamento, con le mani insaponate o piene di gel. Ma senza rinnegare l’impegno e la dedizione per figli e nipoti. Gli amici.

Senza contare che l’isolamento può avere conseguenze disastrose su un futuro già limitato. Sentirsi inutili, essere definiti improduttivi, specialmente dopo vite dedicate ad un lavoro anonimo o faticoso per compiere un progetto di vita e raggiungere una pensione che spesso serve per aiutare quei figli o quei nipoti, non è una idea produttiva.

Presidente Toti, proprio non lo è. Che importa, a lei e quelli che lo hanno seguito, se essere bollati in questo modo da un esponente della classe dirigente del Paese potrebbe portare ad una depressione, ad un dannoso senso di inutilità ma anche ad attuare una palese violazione della Costituzione per cui i cittadini sono tutti uguali e hanno pari dignità. E cosa c’è di meno dignitoso del desiderare di fare due passi nelle ore più calde o provvedere a sé e ad altri, e dover fare i conti con un divieto tutto ancora da capire nell’ipotetica applicazione.

Il taxi dell’ora d’aria

vecchi
Foto di Benjamin Balazs

Facile essere fraintesi affrontando con l’accetta una tematica di questo tipo. E accusare (copione già visto) un maldestro collaboratore pronto a prendersi la responsabilità per salvarsi il posto. O non rendersi conto della contraddizione che c’è in alcune decisioni prese per gonfiarsi il petto a dispetto degli altri colleghi di ruolo per dire sono il più bravo e mi merito il posto di presidente di tutti i presidenti di regione.
Quindi il Toti per dimostrare che è sbagliato pensare che per lui l’Italia non è un paese per vecchi (cfr fratelli Coen) ha fatto propagandare la decisione di dare dei buoni taxi agli anziani per non farli affollare sui mezzi pubblici. Ottima iniziativa. Ma deve mettersi d’accordo con se stesso. Se gli over 70 devono stare a casa con il taxi al massimo si possono fare un tour casa-casa per andare a vedere il mare. Una sorta di ora d’aria. Oppure se possono uscire per far la spesa o un altro acquisto allora il presidente si è sbagliato. Meglio ammetterlo. Arrampicarsi sugli specchi è operazione difficile e anche rischiosa.