Gli alleati di Meloni in Europa? Una scombinata comitiva di estremisti di destra

Se potesse tornerebbe indietro nel tempo e in quel comizio, sul palco di Marbella, Andalusia, eviterebbe di dare lo spettacolo che ha dato il 12 giugno. Agli esagitati militanti di Vox l’esibizione di Giorgia Meloni (“yo soy Giorgia” e tutto quel che seguiva) è molto piaciuta, ma in Italia il feedback è stato micidiale: mesi e anni di costruzione d’un’immagine rassicurante mandati in fumo in uno scatto di prepotente affermazione di sé. Eccomi, questa sono e questo è quello che voglio, in Spagna e in Italia. L’aveva già fatto, è vero, ma al tempo del tormentone in italiano qui da noi le elezioni erano lontane, ora invece…

Un disastro sul piano della propaganda, per rimediare al quale non c’è altra strada che ricostruire l’immagine di una leader politica assennata, che non grida e non sbraita, che lontana da ogni estremismo propone una destra civile e dialogante. Accettabile e accettata a Bruxelles, a Washington, nelle cancellerie d’Europa. Conservatrice. Eccola la parola d’ordine: conservatorismo. Da settimane, la leader di Fratelli d’Italia ripete la sua formula magica: io estremista? Ma se guido una forza conservatrice, sono addirittura la presidente di una forza conservatrice, il partito dei Conservatori e Riformisti europei, e nel parlamento europeo i miei uomini (donne, niente) siedono sugli scranni del gruppo ECR, conservatori e riformisti appunto, mica come quegli avventurieri di Identità e Democrazia, i leghisti di Salvini, i lepenisti, i paranazisti di Alternative für Deutschland. Quelli sì che sono l’estrema destra.

E allora prendiamola in parola Giorgia Meloni e andiamo a fare l’esame del sangue ai “conservatori” dell’ECR, inteso sia come gruppo parlamentare che come partito. Prima però c’è una premessa da fare: il gruppo parlamentare si chiama così pour cause. Un tempo la componente dominante erano i tories, ovvero i conservatori britannici che avevano, per così dire, impresso il loro marchio all’intera comunità. Poi venne la Brexit e, partiti i figli di Albione, quelli che rimasero mantennero il nome. Lo stesso accadde per il partito, che era nato, per iniziativa degli eurodeputati del gruppo, nel 2010. Dal settembre del 2020 la presidente è Giorgia Meloni.

Nel gruppo sono rappresentati 15 paesi dei 27 dell’Unione. Vediamoli caso per caso.

BELGIO

Tre eurodeputati del partito Nieuw-Vlaamse Alliantie. Provengono da una scissione di una storica formazione che rivendica l’indipendenza delle Fiandre (neerlandofone) e la separazione dalla Vallonia (francofona). Da qualche tempo propongono la creazione di due stati sovrani con una “sovranità condivisa” (qualsiasi cosa voglia dire) su Bruxelles. Non vogliono immigrati e vanno molto d’accordo con la Lega italiana e gli indipendentisti catalani.

BULGARIA

Un deputato del Movimento Nazionale Bulgaro – Organizzazione Rivoluzionaria Interna Macedone. Il partito vuole affermare “l’identità bulgara” della Macedonia del Nord, cioè rimettere in discussione i confini nei Balcani, è violentemente anti-islamico, vorrebbe che la costituzione europea proibisse i matrimoni fra persone dello stesso sesso e propone la leva obbligatoria per i giovani (maschi). Del deputato Angel Dzhambazki gira in Rete una foto mentre fa il saluto romano alla vicepresidente del parlamento Pina Picierno, che lo aveva ripreso per aver coperto di insulti un collega. Ha presentato una proposta di legge per eliminare “i suoni di terrore dei minareti”.

CECHIA

Quattro deputati del Partito Democratico Civico, fondato dall’ex primo ministro Vaclav Klaus, euroscettico e, almeno fino a qualche tempo fa, convinto sostenitore dell’inesistenza del riscaldamento globale. Esponente di rilievo del partito è Mirek Topolánek, noto alle cronache per essere stato fotografato nudo (e in compagnia) nel 2009 nella villa di Berlusconi in Sardegna. All’epoca era capo del governo.

CROAZIA

Un deputato dei Sovranisti Croati – Partito Croato dei Diritti dr. Ante Starčović (per chi non lo sapesse eroe ottocentesco dell’indipendenza croata), formazione ultranazionalista di estrema destra.

GERMANIA

Un deputato del LKR, partito nato da una scissione dalla paranazista Allianz für Deutschland  promossa dall’ex economista ultraliberista Bernd Lucke dopo una furibonda battaglia con la leader di AfD Frauke Petry.

GRECIA

Un deputato di Elliniki Lusi-Greek Solution. La “soluzione greca” riguarda l’immigrazione e consisterebbe nell’installazione di fili spinati ad alta tensione sul confine con la Turchia, la deportazione su un’isola di tutti gli immigrati irregolari e la libertà di sparare agli operatori delle ONG. In politica estera è filorusso. Con questo programma Elliniki Lusi ha raccolto il 4,2% alle ultime elezioni europee.

ITALIA

Otto deputati di Fratelli d’Italia. Il più conosciuto, suo malgrado, è Carlo Fidanza, che venne “pizzicato” da un reportage di Fanpage mentre faceva saluti romani e altre fascistaggini e prendeva accordi per un finanziamento in nero al partito. In teoria dovrebbe essere autosospeso. Altri due deputati, Sergio Berlato e Piero Fiocchi, sono lobbisti dell’industria delle armi, fanatico della caccia il primo e produttore di munizioni il secondo, che sostiene di impegnarsi “in difesa del made in Italy, dell’arte venatoria, delle discipline da tiro e di tutte le tradizioni italiane (sic)”.

LETTONIA

Due deputati di Alleanza nazionale, partito euroscettico e nazionalista contrarissimo all’immigrazione che è “il sistema con cui i sovietici colonizzarono la Lettonia”.

LITUANIA

Un deputato dell’Alleanza degli elettori polacchi in Lituania – Alleanza delle famiglie cristiane, partito ultraconservatore e sessuofobico.

PAESI BASSI

Tre deputati di JA21, formazione nata da una scissione dal Forum voor Demokratie dell’astro nascente della destra estrema olandese Thierry Baudet dopo la circostanziata denuncia del giornale Het Parool sugli atteggiamenti antisemiti, anti-islamici e omofobi del partito. Un deputato dell’Unione Cristiana – Partito Riformato, critico contro il “troppo federalismo” della Commissione Ue e contrario alle denunce in Parlamento europeo della creazione di “zone libere da LGBT” in Polonia. Una deputata del movimento populista Più Democrazia Diretta.

POLONIA

È il paese che ha più deputati nel gruppo. Sono 27 e tutti appartenenti al PiS (Diritto e Giustizia), il partito di governo che dietro ispirazione del guru del sovranismo Jarosław Kaczyński e del presidente Andrzej Duda ha limitato gravemente l’indipendenza della magistratura, compresso la libertà di stampa (“in una democrazia parlamentare è inaccettabile che i media critichino il lavoro del governo” ha detto in un suo intervento l’eurodeputata Izabela Helena Kloc) e tolto alle donne il diritto all’aborto. La Corte costituzionale, asservita al regime, ha proclamato che il diritto nazionale è superiore al diritto comunitario, innescando una grave crisi con l’Unione europea. Giorgia Meloni, che ha stretti rapporti di collaborazione con il PiS, sostiene la stessa cosa in Italia.

ROMANIA

Un deputato del Partito Alternativa Giusta – M alla decima, fondato da Monica Macovei, teorica del “miniarchismo”, teoria secondo la quale lo stato dovrebbe limitarsi a reprimere la criminalità e a impedire l’immigrazione rinunciando a qualsiasi altra azione di governo. Alleati con Forza Moldavia, i suoi sostenitori sono impegnati nella “difesa dei valori tradizionali della famiglia cristiana”.

SLOVACCHIA

Un deputato di Libertà e Solidarietà, partito euroscettico contrario ai matrimoni gay e a qualsiasi liberalizzazione delle droghe.

SPAGNA

Quattro deputati di Vox, il partito che, insieme con il PiS polacco è più vicino alle posizioni di Giorgia Meloni. Monarchico, nostalgico del franchismo, populista, con più del 15% dei voti nelle elezioni del 2019 è diventato il terzo partito della Spagna portando avanti posizioni ultraconservatrici in materia di diritti civili e antieuropee. Contrario ad ogni forma di immigrazione, soprattutto dai paesi islamici, Vox combatte l’integrazione degli stranieri e il “multiculturalismo”. Il deputato Jorge Buxadé de Villalba, catalano ma contrarissimo all’autonomia, ha fondato la Falange española tradicionalista y de las Juntas de defencia nacional e con il giornale Dolça Catalunya conduce violente campagne contro i rom, gli islamici, le libertà sessuali e l’aborto. Un’altra deputata, Margarita de la Pisa Carriòn si è distinta anche a Strasburgo nella campagna contro i vaccini e Hermann Tertsch, figlio di un diplomatico austriaco nazista, approdato all’estrema destra dopo una brillante carriera giornalistica, dopo le elezioni del 2019 tornando dalla Bolivia ha chiesto ai militari un pronunciamento (colpo di stato) contro il socialista Pedro Sànchez che si apprestava ad assumere la guida del governo.

SVEZIA

Tre deputati degli Sverigedemokraterna, dei quali uno, Peter Lundgren, è sotto processo per aver aggredito sessualmente una militante del partito e un altro, Charlie Weimers, vuole che venga costruito un muro antimigranti intorno alla Turchia. Sempre lui ha presentato un emendamento perché il New Generation EU venga dichiarato illegale e vuole promuovere un referendum per bloccare per sempre l’entrata nell’Unione dei paesi dei Balcani occidentali.

Ecco, questi sono i compagni di strada europei di Giorgia Meloni. “Conservatori” lo sono senz’altro, ma ci pare che ci siano buoni motivi per chiamarli anche con qualche aggettivo più forte: fascisti, parafascisti, ultrareazionari, razzisti, xenofobi, estremisti di destra? Giudichi chi legge.