Giustizia vendicativa: ergastolo ostativo all’anarchico che non ha ucciso nessuno

Due parole a margine del caso Alfredo Cospito di anni 56, in sciopero della fame dal 20 ottobre. L’anarchico insurrezionalista da una decade è in carcere ed è passato in regime di 41 bis dopo l’aggravamento di pena deciso dalla Cassazione nel luglio scorso: deve scontare l’ergastolo, ostativo perdipiù per la mancata collaborazione con gli organi di giustizia. Vuol dire carcere senza possibilità di liberazione condizionale e di ottenere benefici, mentre il 41 bis significa un’ora d’aria al giorno, divieto di detenere libri e giornali, limiti alla possibilità di scrivere lettere. Qualcosa che assomiglia molto a una deprivazione sensoriale, come ha scritto Luigi Manconi appellandosi a Carlo Renoldi, capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e chiedendo che a Cospito, detenuto nel carcere di Bancali, in provincia di Sassari, “sia garantita la migliore assistenza”.

Qual è la “giusta quota” di violenza legale?

Roma, anarchici in corteo: proteste contro il 41bis di Alfredo Cospito ph Matteo Nardone / ipa-agency.net / Fotogramma

“Vim vi repellere licet”, “è lecito respingere la violenza con la violenza” dice l’antico giurista latino. La regola del diritto ha una sua validità inestinguibile quando si tratta di salvare vite in pericolo o scongiurare minacce esiziali e ultimative allo Stato e al corpo sociale. Di qui una domanda che sempre deve interrogare le coscienze di un Paese sedicente civile, europeo eccetera. La domanda è: la quota di violenza legale riservata a Cospito è commisurata alla sua pericolosità? Aderente alla Fai-Fri (Federazione Anarchica Informale-Fronte Rivoluzionario Internazionale), un insieme di cellule anarchico-insurrezionaliste “orizzontali”, senza vertici cioè, che predicano clandestinità e lotta armata individuale, Cospito è stato condannato a 10 anni e 8 mesi per la gambizzazione nel maggio 2012 dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, un atto terroristico così ricordato dall’anarchico: “In una splendida mattina di maggio ho agito e in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita. Per una volta mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l’ignoto. In una Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi”. Parole rabbrividenti che rimandano direttamente alla mistica nera dell’atto gratuito, alla “auto-valorizzazione” se si vuole proletaria del primo Toni Negri, sempre comunque violenta e politicamente autolesionista. Con venature di narcisismo.

Cospito ha subito un’altra condanna a 20 anni (motivazione ai processi di primo e secondo grado: delitto contro la pubblica incolumità, art. 442 del Codice Penale) per aver fatto esplodere nel 2006 due pacchi bomba nella Scuola allievi carabinieri di Fossano, nel Cuneese. Un gesto schiettamente criminale che fortunatamente non aveva causato morti e feriti. Ma come detto, la Cassazione ha modificato l’imputazione in base all’articolo 285 del Codice Penale, ovvero delitto di strage volto ad attentare alla sicurezza dello Stato. Di qui l’ergastolo corredato da 41 bis per la mancata collaborazione con la giustizia. Ergastolo, come per dieci dei condannati per le stragi di Capaci e via d’Amelio. Appunto, giustizia? Un piatto della bilancia pesa, così a occhio, molto più dell’altro, c’è un sapore vendicativo, da “giro di vite”, veleni per uno Stato incardinato dalla nostra Costituzione nella democrazia.

I limiti di applicazione del 41 bis

Il regime speciale e transitorio (benché rinnovabile) del 41 bis introdotto nel ’75 dopo alcune rivolta carcerarie, inasprito nel ’92 per “gravi motivi di ordine e di sicurezza pubblica” e mirato ai detenuti per mafia, ha la precisa finalità di tagliare i ponti di comunicazione tra detenuto e organizzazione esterna, nel caso di Cospito i suoi sodali della Fai-Fri. Scrive Manconi: “Qualunque misura e qualunque limitazione deve tendere a quel solo scopo. Tutte le altre misure e limitazioni adottate senza una documentata ragione vanno dunque considerate extra-legali. Ovvero illegali”.

Il carcere di Bancali dove è detenuto Cospito

Cospito ha perso venti chili, i suoi avvocati hanno quindi reclamato contro l’applicazione del 41 bis in punta di diritto. La legge. Proprio quella che gli anarchici insurrezionalisti negano. Il nodo è antico, già discusso in Israele per certe “attenzioni particolari” e limitazioni a detenuti terroristi: può uno Stato democratico o sedicente tale usare contro i suoi nemici metodi non democratici? Ogni contingenza storica “colora” questo dubbio a tinte più o meno preoccupate. Un conto erano le Brigate Rosse, presenti anche in fabbrica e provviste di acqua in cui nuotare, un altro sono gli anarchici violenti e certe frangette di un’autonomia fuori tempo massimo. Oggi se non la clemenza, (difficile che possa beneficiarne un detenuto “irriducibile” come Cospito), valga almeno il buonsenso, il peso effettivo del delitto compiuto e non la “lezione esemplare” o “educativa” verso certe formazioni violente e pericolose.

L’Italia non è la Norvegia, che ha condannato a soli 21 anni di carcere – tetto massimo in Norvegia – Anders Breivik, il suprematista anti-islamico che nel 2011 ha tranciato 77 vite umane tra il centro di Oslo e l’isola di Utøya e ha pure avuto il coraggio di far causa al sistema carcerario per violazione dei suoi diritti umani. Nel gennaio scorso si è presentato in aula nell’udienza per la libertà vigilata col saluto nazista (il nazionalsocialismo è la sua ultima fede, mai mezzo pentimento) e non è stata una gran mossa. Tanto aiuto a Cospito non lo danno nemmeno i suoi colleghi con volantini così: “Odi tutti i politici? Detesti i tuoi padroni? La violenza rivoluzionaria è la risposta”. Per loro fortuna il collasso delle sinapsi non è ancora reato.