I costituzionalisti:
spetta all’opposizione
la guida del Copasir

Nel 2007, tramite la legge n.124, è stato istituito il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir). Si tratta di un organo bicamerale, composto da cinque deputati e cinque senatori nominati dai Presidenti di Camera e Senato, con l’obiettivo di verificare “in modo sistematico e continuativo che l’attività del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi”. Per questo motivo è dotato di una serie di poteri che gli consentono di acquisire informazioni strategiche, essenziali per svolgere il ruolo di controllo parlamentare sull’attività del governo. Tutti i componenti del Comitato devono essere scelti, secondo una logica paritaria, tra i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. La legge, che riconosce il ruolo dell’opposizione come servizio di garanzia costituzionale, affida proprio all’opposizione la presidenza dell’organo, rispettando il delicato equilibrio istituzionale dei “pesi e contrappesi”.

Il problema che si sta ponendo ora è esattamente questo punto cruciale della norma, come ricordano 40 tra costituzionalisti, membri emeriti della Consulta, studiosi di diritto e politologi che hanno diffuso una lettera-appello in cui chiedono l’applicazione rigorosa della normativa.

“La legge, i regolamenti e la prassi parlamentare – si legge nella lettera ai presidenti di Senato e Camera –  richiedono che alla presidenza del Copasir sieda un rappresentante dell’opposizione, mentre dopo due mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo l’organo di controllo e garanzia dei servizi di informazione e sicurezza continua ad essere presieduto da un esponente della maggioranza parlamentare”.

Ai vertici di Palazzo Madama e di Montecitorio, gli autori del documento chiedono di assumere “tutte quelle iniziative necessarie, che, anche sulla scorta di analoghi precedenti, possano ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nel superiore interesse del buon andamento dell’attività parlamentare”.

Raffaele Volpi

Tra i firmatari del documento figurano Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, l’ex presidente, Antonio Baldassarre, i docenti di diritto costituzionale Alfonso Celotto, Tommaso Frosini, Fulco Lanchester e Alessandro Morelli, i politologi Piero Ignazi, Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino.

“La Lega, che esprime il Presidente del Comitato, è entrata da due mesi nella maggioranza di governo e – ricordano i firmatari della lettera –  nonostante la chiarezza della legge stessa, non intende rinunciare alla presidenza del Copasir. Eppure si tratta di un atto che, nel caso del passaggio di un partito da opposizione a maggioranza, è stato compiuto da tutti i presidenti precedenti. L’attuale Presidente leghista Raffaele Volpi, per esempio, viene eletto dopo le dimissioni di Lorenzo Guerini (Pd) nel 2019, quando il Partito democratico stringe l’alleanza col Movimento Cinque Stelle, entra nel governo e comincia la stagione del “Conte bis”. L’unico precedente anomalo risale al 2011. In quell’occasione si vara il governo Monti, sostenuto dalle larghe intese e Massimo D’Alema, a capo del Comitato dell’epoca, rassegna le dimissioni per via del suo passaggio in maggioranza. In quel caso, però, le dimissioni vengono respinte e l’Onorevole continua a guidare l’organo fino al 2013.

Passaggio illegale, ma legittimo

Il precedente in questione rappresenta un passaggio che viola la legge, però è legittimo. Sembra paradossale ma, in Italia, esiste il “principio dell’autonomia delle Camere”, grazie al quale alcune norme possono essere derogate in virtù di un accordo politico. Matteo Salvini, rimarcando proprio il precedente D’Alema, cerca di non modificare l’assetto del Comitato e difende Volpi, che lui stesso ha voluto come Presidente. Fratelli d’Italia, al contrario, essendo l’unico gruppo parlamentare rimasto interamente all’opposizione, rivendica il diritto alla presidenza. Non solo: Giorgia Meloni vorrebbe che venissero destinate al suo partito le cinque quote riservate all’ opposizione, ottenendo così una sorta di super premio di minoranza.

Sembra una battaglia politica tutta interna alla destra, specie dopo le recenti dimissioni del Vicepresidente Adolfo Urso (Fdi) e del parlamentare Elio Vito (Fi), in netta polemica con la situazione di stallo che si è venuta a creare. In realtà c’è molto di più in palio. L’aspirazione della norma del 2007 è quella di sottolineare il ruolo di garanzia dell’opposizione, assicurando che svolga un rigoroso lavoro di controllo. Il Copasir, proprio in questi giorni, è chiamato a discutere del caso di spionaggio internazionale dell’ufficiale di Marina Walter Biot, che ha allarmato l’intelligence italiana e incrinato i rapporti con Mosca. Un dossier che si aggiunge a quello, già calendarizzato, sull’analisi della scalata dei soggetti stranieri nelle imprese strategiche italiane, che impone un’attenta valutazione. Come se non bastasse, mercoledì 21 aprile, è stata convocata d’urgenza una riunione col Commissario Figliuolo, che relazionerà davanti al Comitato in merito al delicato tema della distribuzione dei vaccini. Insomma: l’organo non può interrompere la sua attività, che è funzionale all’equilibrio dei rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo.

La soluzione al problema c’è e non è nemmeno complicata: il compromesso. Senza il bisogno di rinominare tutti i membri interni, basterebbe solo cambiare la presidenza e affidarla a un esponente di Fdi, rispettando la legge e le regolari prerogative di garanzia, ma l’accordo sembra ancora lontano.

Un esempio di fragilità

È in gioco il regolare funzionamento della democrazia parlamentare. Soprattutto se si considera il fatto che il Parlamento assume sempre più il ruolo di organo controllore, decisivo per l’accountability del governo, e sempre meno quello di materiale produttore di leggi. Se Salvini propone, provocatoriamente, le dimissioni di tutti i membri del Copasir, Meloni invoca un intervento del Presidente della Repubblica, confermando la tendenza ad affidarsi all’influenza del Capo dello Stato nei momenti di crisi. Ma questo non è un nodo che può essere sciolto dal Colle, ma una soluzione che deve essere trovata dalle componenti partitiche in campo, comprese quelle di centro-sinistra, che non possono assistere inermi alle difficoltà istituzionali.

Appare chiaro come il punto resti sempre quello della responsabilità delle forze politiche. Se i partiti sono deboli, si dimostrano poco attenti alla difesa dell’architettura costituzionale e dell’equilibrio su cui si basa la Repubblica, contribuendo alle fragilità del sistema. Un sistema che, passo dopo passo, modifica dall’interno il proprio assetto, ridistribuendo nei fatti i poteri dei propri organi, come dimostra il ruolo sempre più incisivo del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica nella gestione delle crisi, a discapito dei meccanismi parlamentari. Lo stallo del Copasir è un esempio di questa fragilità, ma non deve essere sottovalutato dall’opinione pubblica. Forse è pur vero che le priorità del momento sono altre, ma la funzione di guardiano della legalità e del corretto indirizzo politico, che il Parlamento ha il compito di svolgere, non può essere derogata. E il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è un pezzo di questo delicato ingranaggio.