Contro il mito di Meloni: una post-fascista che piace ai media e alla destra peggiore

Giorgia Meloni futura premier? Giorgia Meloni politica affidabile per l’Europa e l’Occidente? Con la leader di Fratelli d’Italia torna in scena il vecchio inossidabile copione: le classi dirigenti in soccorso dei vincitori. Anche se a dire il vero finora Giorgia Meloni non ha vinto proprio niente. Giornali, editori, media e politici influenti – insomma, in senso lato, le classi dirigenti – le tributano gli onori della vittoria nelle elezioni amministrative di domenica scorsa, e poco importa se il suo partito in realtà sia superato abbastanza nettamente dal Pd, e che i suoi candidati sindaci non abbiano ottenuto chissà quali exploit nelle città , oltretutto, dove il centrodestra già governava. Ma ormai è un mantra: dopo Draghi sarà il tempo di Meloni.

Viene da chiedersi perché tutta questa apertura di credito nei confronti di una esponente che non solo proviene ma raccoglie attorno a se il mondo post-missino e post-fascista. E tutto questo mentre dalla Spagna in un comizio con gli amici neo-franchisti di Vox offre il peggio di quella cultura: “Sì alla famiglia naturale, no alle lobby Lgbt, sì all’identità sessuale no all’identità di genere, sì ai valori universali cristiani, no alla violenza islamista”. Dimenticando – per inciso – che parla in un Paese che tra i primi ha riconosciuto i diritti (e i matrimoni) gay, mentre nel Parlamento italiano fa di tutto per osteggiare, assieme al sodale Salvini, persino una legge contro l’omofobia. Per non parlare dei “valori cristiani“, tra i quali il Papa ricorda ogni giorno l’accoglienza, mentre lei ripete no, no e no “all’immigrazione massiva”. Per concludere col credo sovranista: “Sì alla sovranità del popolo, no a Bruxelles”, in mezzo alle ovazioni dei neofascisti.

Quella strana indulgenza per la post fascista

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Eppure Meloni continua a riscuotere credito anche tra intellettuali e pensatori che si considerano liberali. Tempo fa, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia si è prodigato in consigli per rendere la leader di Fratelli d’Italia pienamente accettabile dall’establishment. Meloni ringrazia ma va avanti per la sua strada: con gli amici neo-fascisti che non rinnega, persino quelli delle formazioni più estremiste.

Forse ha tratto in inganno la scelta netta compiuta in occasione della guerra in Ucraina contro l’aggressione russa e accanto all’Europa e alla Nato. E tempo prima l’adesione nel Parlamento europeo al gruppo dei Conservatori di cui è diventata presidente. Con indubbio fiuto politico, la leader di Fdi si è tenuta alla larga dalla perdente Marine Le Pen e ha abbracciato il vincente Victor Orbán. E poco importa se il leader ungherese sia il leader europeo più vicino a Putin.

La vera domanda è quanto durerà il “fenomeno Giorgia” . Oggi è sulla breccia ma certo non è invincibile. In fondo le classi dirigenti si sono innamorate prima di lei anche di Matteo Salvini, il “Capitano” e (in parte) di Giuseppe Conte, e si è visto come sta andando a finire. La partita è appena all’inizio e non è detto che i favoriti (in senso lato) alla fine riescano sempre a vincere.