Giochiamo alla guerra, la follia dei grandi e il popolo dei bambini

Un atto insensato alle porte dell’Europa da oltre un mese preoccupa la nostra quotidianità già minata da anni difficilissimi: cosa porta degli uomini a dichiarare guerra ad altri uomini ? Potremmo semplicemente rifugiarci nel paradosso hegeliano e considerare la guerra un atto necessario, una necessità superiore per risolvere conflitti diversamente insanabili. Ma questo mette in campo un altro paradosso, quello cioè di uomini che decidono di sostituirsi alle divinità o, a seconda del credo, alla natura.
Uomini che decidono insomma di poter disporre, per un bene comune e superiore, della vita di altri individui, un senso di onnipotenza che accompagna spesso la società, irretisce scrittori e artisti fino a sfociare irrimediabilmente sugli individui che ci governano.

La scienza e la ragione dovrebbero venirci in aiuto: se tutti ricordano la celeberrima frase di Albert Einstein “Dio non gioca a dadi con l’universo”, meno nota è la risposta a questa frase di Niels Bohr, danese premio Nobel del 1922 e tra i padri della fisica moderna: “Non dire a Dio come deve giocare” che significa in buona sostanza che, per quanto le conoscenze e i saperi ci avvicinino alle leggi dell’ Universo, non è nella possibilità dell’uomo modificarne le regole.

Regole che sembrano venire boicottate quando si parla di guerra, come se ci si trovasse all’interno di un enorme gioco tra adulti complessati. Perché un gioco condotto dai bambini ha altre caratteristiche e soprattutto non ammette l’uso così ingiustificabile della violenza.

A raccontare molto bene questi aspetti è Margherita Rimi col suo “Il popolo dei bambini. Ripensare la civiltà dell’infanzia” appena uscito per l’editore Marietti. Privato delle caratteristiche tipiche dell’età adulta il gioco condotto dai bambini può ritornare ad avere le peculiarità di umanità così preziose per la nostra società. Perché i bambini non concepiscono la violenza messa in atto dagli adulti (una sessione del libro è dedicata al racconto da parte di giovani vittime abusate delle violenze subite, in un linguaggio ancora pieno di quello stupore e dell’innocenza che forse avrebbero impedito atti così inumani). Margherita Rimi è neuropsichiatra e poeta da sempre attenta alle tematiche dell’infanzia.

Sulle origini del mondo nessuno sa niente: / la matematica fa calcoli per approssimazione / la parola fa lo sforzo del pensiero / la filosofia prende tempo. / Solo i bambini indovinano: / “dentro la pancia della mamma”

Non è umano bombardare nessun edificio, accanirsi sulla popolazione inerme, distruggere gli ospedali, uccidere donne o bambini; nessun atto giustifica queste nefandezze e non lo giustifica in nessuna parte del mondo. Ora che, dopo anni di pace, nelle nostre nazioni occidentali ci “accorgiamo” dell’insensatezza della guerra dovremmo essere in grado di negare totalmente l’ipotesi di creare dolore, annientare, annichilire altri esseri umani, per qualsivoglia ragione. Non esiste ragione alla violenza e opportunità nel causare dolore.

Dovremmo lasciare il gioco ai bambini per farli crescere senza la corruzione del male.
“Abbandonare e sacrificare gli individui al proprio destino” significa condannarli a una crudeltà che non è necessaria e che soprattutto porta alcuni di noi a farsi giudici delle sorti della terra. Una mitomania in contrasto con le regole della vita e di una società libera.

In un parco giochi grande come l’intero pianeta lasciamo che ognuno di noi possa trascorrere serenamente la propria esistenza. La vita umana, quella no, non è un gioco.

Margherita Rimi, Nomi di cosa-Nomi di persona, Poesie, Marsilio
Margherita Rimi, Il popolo dei bambini, Marietti