“Lavoro e giustizia, in piazza per cambiare l’agenda del governo”

Le piazze di Torino, Firenze, Bari di sabato scorso sono state importanti e straordinarie se pensiamo ai 16 mesi di pandemia che abbiamo alle spalle. Obiettivo di Cgil Cisl e Uil è cambiare l’approccio sul lavoro del Governo. E questo cambiamento ha una serie di fronti che verranno definiti nei prossimi giorni.

Il primo riguarda il blocco dei licenziamenti e la richiesta di proroga per tutti i settori. I tempi sono strettissimi: il 1 luglio se non verrà definito un provvedimento ad hoc, il rischio di migliaia e migliaia di licenziamenti è concreto. Non credo che il paese dopo mesi difficilissimi e con una crisi non ancora superata si possa permettere un dramma sociale di queste dimensioni. Soprattutto perché ciò avviene senza aver definito contemporaneamente un sistema di protezione e di tutele universali che possa garantire che nessuno rimanga indietro. Questa necessità non può essere solo dei sindacati: credo che a partire dal sistema delle imprese, della politica e ovviamente dello stesso governo sia interesse che – alla vigilia di una fase straordinaria degli investimenti – la coesione sociale del paese divenga la strada da percorrere. Non prorogare o selezionare i settori non va in questa direzione. Anzi rischia di aprire ulteriori fratture sociali.

Il secondo fronte – anche in questo caso i tempi sono strettissimi- riguarda proprio gli investimenti e le scelte contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza e le tante riforme abilitanti, di contesto o di accompagnamento che sono condizione affinché il nostro paese possa ottenere le stesse risorse di Next Generation Eu. E’ chiaro che la grande maggioranza di questi interventi riguarderà in modo diretto o indiretto il lavoro. Ne abbiamo avuto una anticipazione nel decreto semplificazioni che aveva inserito scelte inaccettabili sul versante degli appalti pubblici.

Solo le iniziative di mobilitazione hanno consentito che si evitasse il ritorno del massimo ribasso e soprattutto ha determinato un cambiamento positivo ripristinando alcuni principi fondamentali per tutelare il lavoro nei sub appalti. E ‘evidente che è necessario un confronto preventivo e una negoziazione sui provvedimenti e sulle scelte di investimento e che questo confronto deve essere istituzionalizzato ma meramente eventuale. Cgil, Cisl e Uil hanno proposto uno schema di relazioni per gestire la fase straordinaria e chiedono che questo schema trovi concretezza proprio nel decreto governance e semplificazioni in discussione in Parlamento in queste ore.

Il terzo fronte è la riforma fiscale. E’ terreno centrale per garantire più progressività e redistribuzione sul solco di quell’intervento negoziato due anni fa con il Governo e che ha introdotto una nuova detrazione fiscale per i lavoratori dipendenti. Chiediamo unitariamente una riforma complessiva che riguardi ovviamente l’Irpef – lavoratori e pensionati contribuiscono per il 90% – ma che ricostruisca un quadro generale di equità e di progressività e soprattutto metta in campo una lotta senza quartiere all’evasione fiscale. Anche in questo caso i tempi sono rapidi entro il mese di luglio dovrà vedere la luce la legge delega e le anticipazioni giornalistiche della settimana scorsa non solo non ci convincono ma vanno in una direzione opposta a quello che sarebbe importante fare dalla flat tax alla riduzione dell’imposizione sulle rendite finanziarie.

Oltre a ciò, i prossimi mesi saranno centrali per una serie di partite: dalla riforma delle pensioni alla luce della fine di quota 100, al rafforzamento delle infrastrutture necessarie per sostenere la condizione materiale delle persone a partire alla sanità, dalla non autosufficienza dall’istruzione e dal sistema pubblico in generale.

Le piazze di sabato chiedono un cambio di agenda: il lavoro deve diventare il perno delle scelte. Questo significa finalizzare tutti i provvedimenti di investimento alla creazione di lavoro con condizionalità specifiche in particolare per giovani e donne e dall’altro lato qualificare il lavoro, nel contrasto alla precarietà nella garanzia della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Non si può ripercorrere cioè la strada della svalutazione del lavoro e delle condizioni di lavoro per uscire dalla crisi. La pandemia è una grande lezione che impone radicalità nelle scelte e nella direzione da prendere e impone di “usare” questa fase straordinaria per dare risposte alle disuguaglianze sociali e territoriali, per cambiare la prospettiva economica del paese, con uno Stato che tutela, protegge e interviene da protagonista per cambiare il paradigma dello sviluppo. E’ il lavoro e la giustizia sociale che devono prevalere e guidare le scelte in una della fasi più difficili che il nostra paese si sia mai trovato ad affrontare. Per queste ragioni, abbiamo chiuso gli interventi di sabato ricordando che non ci fermeremo, che è l’inizio di un percorso che proseguiremo se non ci saranno risposte e qual cambiamento evocato da tutti nella fase più acuta della pandemia ma che oggi sembra dimenticato.

L’autrice è Segretaria confederale della Cgil