Presto esauriremo le risorse della terra per il 2022

Il 1° maggio molti degli intervistati così come da Assisi i tre segretari delle maggiori organizzazioni sindacali, hanno lamentato la crescente difficoltà di far fronte a tutte le esigenze personali e familiari. Significa che con i soldi a disposizione non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Non, certo, perché hanno sperperato i soldi che avevano (stipendio, pensione, eccetera…) ma perché quanto percepito è inferiore a quanto richiesto dal mercato dei beni (alimentari, trasporti e altri servizi di uso necessario; gas., acqua, luce…) che sono costretti a consumare per sopravvivere. Per arrivare alla fine del mese dovranno chieder soldi a parenti e amici o indebitarsi con “estranei” talora con tassi di interesse esorbitanti.

I paesi ricchi continuano a saccheggiare quelli poveri

Nella stessa Società in cui ciò avviene e nella quale una elevata percentuale di cittadini si trova in condizioni di difficoltà c’è anche una sia pur minima percentuale di concittadini che detiene gran parte delle risorse economiche di quella Società, e, pur sperperandone in quantità, arriva tranquillamente a fine mese prendendo a destra e manca quello che gli serve.

Quanto ho detto non è proprio confrontabile con quanto mi accingo a scrivere, ma le due situazioni si possono assimilare. Con l’aggravante che la seconda incide ancora più negativamente sulla prima.

Mi riferisco a quello noto come Earth Overshoot Day: il giorno, cioè, nel quale si calcola che, per l’anno in corso, la Terra abbia esaurito le risorse che annualmente ci mette a disposizione. Più precisamente significa che è il giorno dell’anno in cui si stima che quelle risorse abbiano esaurito la propria capacità di rigenerazione. La natura vorrebbe che questo giorno cadesse il 31 dicembre. Cioè con il finire dell’anno durante il quale la popolazione terrestre si accinge a esaurire il consumo di tutte le risorse che la Terra le ha messo a disposizione prima di cominciare a rigenerarle per l’anno seguente e così via, di anno in anno.

Invece poiché siamo capaci di sperperare tutto ciò di cui disponiamo, questo giorno capita sempre prima: anche mesi prima del 31 dicembre.
Il calcolo di questo andamento lo illustra molto bene Telmo Pievani (Quante terre stiamo consumando, “La lettura” 1 maggio 2022): “Mettiamo su un piatto della bilancia le risorse che la Terra è in grado di rigenerare ogni anno, cioè la sua bio-capacità. Se l’umanità consumasse la stessa quantità di risorse, o meno, sarebbe ‘sostenibile’ parola oggi abusata che non dovrebbe perdere il suo significato originario, ovvero: in quel caso virtuoso le attività economiche e sociali della nostra specie brucerebbero risorse compensate e rinnovate ogni anno dal pianeta, dunque senza lasciare debiti alla generazione successiva. Purtroppo, non è così da almeno mezzo secolo e ci stiamo sempre più allontanando da questo equilibrio”.

E anche quest’anno siamo arrivati prima del tempo a consumare le risorse a nostra disposizione sulla Terra. Di conseguenza per sopravvivere dobbiamo attingere al futuro. Quale è la data dell’Earth Overshoot Day per il 2022 lo sapremo ufficialmente il 5 giugno Giornata mondiale dell’ambiente; anche per ricordarci che non viviamo proprio in un bell’ambiente. Nel 1972 questo giorno fatidico cadde il 10 dicembre. Poi ha cominciato ad allontanarsi sempre più da fine anno: nel 2000 è stato il 22 settembre, l’anno scorso il 29 luglio.

Per l’Italia che è Paese di grandi consumi (e sprechi) e di scarse risorse (naturali), la data è stata individuata nel 13 maggio. Dal giorno dopo o si stringe la cinghia (cosa che generalmente non avviene) o si cerca di far fronte alle esigenze attingendo al bene comune natura le cui risorse, non rinnovabili in tempi storici, si vanno progressivamente assottigliando.

Come se non bastasse – e, ormai, non v’è chi non lo sappia – il clima terrestre è in rapido mutamento e, tra le altre, molte sono le ricadute negative sull’agricoltura. Ne risentono fortemente la quantità e la qualità dei raccolti; i prezzi dei prodotti agricoli aumentano e l’alimentazione con i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento diventa sempre meno possibile per tutti.

I Paesi ricchi riescono più a lungo a sopravvivere, ma a spese di quelli più poveri per quanto più ricchi di risorse naturali. Per rendersi conto di come stanno le cose è stato calcolato di quanti “pianeta Terra” sarebbero necessari misurando questa necessità con gli stili di vita dei vari Paesi. Il risultato è che se tutti vivessero come Australiani e Statunitensi ce ne vorrebbero cinque di Terra; circa tre se il modello fosse quello di Russi, Tedeschi, Svizzeri, Francesi, Inglesi e Giapponesi; due e mezzo se fosse quello degli Italiani. Agli Indiani ne basterebbe mezzo.

Sono esempi, numeri, avvertimenti. Poi da domani si ricomincia. Pronti a piangerci addosso quando fra un anno ci si renderà conto che l’“Overshoot day” cadrà ancora prima di quest’anno.

Un solo miliardo di persone consuma le risorse in modo esagerato

Questo far poco o niente ha ricadute sul Villaggio “globale” Terra e sui suoi otto miliardi di abitanti. Non dovunque, però. Vi sono Paesi nei quali il rapporto tra risorse disponibili e consumo è più equilibrato e altri che non se ne curano. E non se ne curano perché sanno di poter “prendere” ciò che gli serve da chi ne ha ancora. Trascurando che così facendo non solo e non tanto si indebitano con chi ce l’ha oggi da dare, ma ancor più con chi verrò dopo di noi. Perché queste risorse non si rigenerano all’infinito, ma la riduzione che deriva dal consumo crescente, ne rende sempre meno accessibili le riserve naturali impedendone l’accesso alle generazioni future: alla faccia della sostenibilità.

Perciò è anche dal “locale” di ciascuno di questi miliardi di abitanti che si deve partire per invertire la tendenza. Dico ciascuno, ma so e sappiamo bene che quelli che incidono pesantemente sui problemi del villaggio sono poco più di un miliardo. Quelli, che volendo tenere sempre la cinghia larga, attingono dal piatto degli altri lasciando sulla Terra un’impronta indelebile che rimarrà a vergogna nostra nei confronti di chi verrà dopo.