Germania,
parte il negoziato
per il “governo semaforo”

L’ultimo sì è arrivato ieri dai liberali della FDP: in Germania si va verso un “governo semaforo”, sorretto, cioè, da una coalizione tra la Spd (rossa), i Grünen (verdi) e la stessa FDP (gialla). Venerdì la decisione di avviare le trattative a tre era stata presa all’unanimità da un minicongresso del partito socialdemocratico, sabato era stata la volta, con soli due voti di dissenso, dalla direzione federale dei Verdi.

I negoziati, per quanto è stato possibile intuire dalle dichiarazioni dei dirigenti dei tre partiti, dovrebbero cominciare già nei prossimi giorni e concludersi in tempi ragionevoli. Molto più brevi, comunque, di quanto avevano pronosticato molti osservatori e alcune cassandre, che, sull’onda di quanto era accaduto quattro anni fa quando si era trattato di dar vita alla große Koalition con Angela Merkel come cancelliera e Olaf Scholz come suo vice e ministro delle Finanze, parlavano di colloqui che si sarebbero spinti fino ai giorni di Natale.

Ora l’attenzione si sposta sui contenuti e cioè, in questa fase, sui punti del programma di governo sui quali le discussioni saranno più difficili.

Il limite di velocità

La prima indicazione concreta è venuta, in negativo, dalla co-leader dei Verdi Annalena Baerbock, la quale ha dovuto pubblicamente prendere atto della impossibilità di ottenere soddisfazione su uno dei punti qualificanti del programma con cui il partito si era presentato alle elezioni, ovvero l’introduzione di un limite generale di velocità delle automobili a 130 chilometri l’ora (ora come ora sulle autostrade tedesche non ci sono limiti generali). Dai colloqui preliminari – ha spiegato – abbiamo capito che tanto i socialdemocratici che I liberali sono contrari, per cui accettiamo questa “dolorosa” sconfitta. Si potranno comunque consolare, i Verdi, se otterranno – come pare possibile a giudicare dalle dichiarazioni degli esponenti dei futuri alleati – che il programma del governo futuro fissi al 2030 la rinuncia definitiva all’utilizzo del carbone nonché l’attribuzione a un esponente dei Grünen del futuro, importantissimo anche in vista dei fondi del Next Generation EU, ministero della Transizione ecologica.

Rinuncia dolorosa

La SPD – sempre stando alle indiscrezioni sulle posizioni di partenza dei negoziatori – dovrebbe doversi adeguare anch’essa a una rinuncia “dolorosa”, quella alla supertassa sui patrimoni più alti che era un punto fondamentale del suo programma ma l’opposizione alla quale sarebbe una conditio sine qua non dei liberali all’inizio delle trattative. È evidente che i socialdemocratici, che sono stati consacrati dalle elezioni come di gran lunga il primo partito, iniziano le trattative da una posizione di forza ma non proprio egemonica, considerando il fatto che la somma dei voti ottenuti dai Verdi e dai liberali è comunque superiore, cosa che fa sì che il partito di Scholz possa essere costretto a rinunciare ad elementi del proprio programma se e dove i futuri alleati dovessero far valere insieme la loro forza parlamentare nel Bundestag.

Foto di Nikolaus Bader da Pixabay

La linea socialdemocratica, in ogni caso, dovrebbe essere vincente su due punti fondamentali del programma: l’aumento del salario minimo orario dagli attuali 9 a 12 euro e il varo di un grande programma di investimenti pubblici vòlti a creare nuovo lavoro. Il problema, per quanto riguarda questi due progetti, sarà quello dei finanziamenti. I liberali si opporranno in tutti i modi alla prospettiva che le risorse vengano trovate con aumenti delle tasse, mentre potrebbero cedere all’idea che i finanziamenti vengano assicurati con relativi nuovi indebitamenti, magari con l’abolizione del cosiddetto schwarze Null, ovvero l’obbligo di legge sul pareggio di bilancio.

Reddito di cittadinanza e case popolari

Altri punti sui quali SPD e Verdi insieme potrebbero battere la resistenza dei liberali sono la riforma del Hartz IV, l’attuale sistema dei sussidi di disoccupazione, che verrebbe superato con una sorta di reddito minimo di cittadinanza per combattere la povertà e un programma di costruzione di nuovi alloggi popolari accompagnato da misure per contrastare le speculazioni immobiliari con la fissazione di livelli massimi alla proprietà di immobili delle società private.

È da prevedere, comunque, che il punto più delicato dei negoziati sia l’occupazione del ministero delle Finanze, e cioè l’autorità che dovrà decidere in materia di tasse e di erogazioni pubbliche. Trattandosi del ministero più importante nello schema istituzionale della Repubblica federale dopo la cancelleria, il ministero delle Finanze dovrebbe essere appannaggio del secondo partito più forte della coalizione e quindi dei Verdi.

Ma questi ultimi dovrebbero avere in dote, come abbiamo visto, il ministero della Transizione ecologica e quindi la FDP potrebbe avere qualche argomento per rivendicare le Finanze per il proprio leader Christian Lindner. Una prospettiva abbastanza preoccupante, considerata l’ispirazione neoliberista dei vertici liberali e, ancor di più, il loro atteggiamento rigorista in materia di disciplina di bilancio dell’Unione europea.  I Verdi si batteranno, prevedibilmente, perché quel posto venga assegnato al loro co-leader (insieme con Annalena Baerbock) Robert Habeck e dovrebbero trovare, in questo caso, i socialdemocratici al loro fianco.