Germania: le ragioni (e gli ostacoli) per un governo SPD-Verdi-Liberali

Ieri, sulla prima pagina della Bild Zeitung, il più diffuso quotidiano tedesco, campeggiava una foto dei leader dei Verdi e dei Liberali della FDP sorridenti; la foto, pubblicata da entrambi allo stesso momento su Instagram, ha ricevuto nel giro di poche ore più di 200.000 likes ed e’ diventata sui social un vero tormentone: c’è perfino una versione dei quattro che cantano “Bella Ciao”  postata su Twitter.

L’attenzione dei media sui due partiti minori della possibile coalizione di governo in Germania è presto spiegata. Saranno  Verdi e Liberali a decidere chi sarà il successore di Angela Merkel. Il candidato alla cancelleria socialdemocratico Olaf Scholz rivendica la cancelleria per sé, mentre il suo rivale cristiano-democratico Armin Laschet, pur essendosi finalmente congratulato con lui riconoscendone la vittoria, sottolinea che non c’è un chiaro mandato di governo, né per la CDU/CSU né per la SPD, dato che la differenza di voti è davvero piccola. Matematicamente, poi, una nuova edizione della grande coalizione sarebbe fattibile, ma questa possibilità non è considerata seriamente né dalla CDU/CSU né dalla SPD. Al momento, una coalizione di tre partiti (novità assoluta in Germania) pare l’opzione più probabile, ma chi sarà il partner di maggioranza rimane una questione aperta. Una coalizione a semaforo (SPD, FDP e Verdi) è possibile così come la coalizione detta Giamaica (CDU/CSU, FDP e Verdi). Scholz ha detto chiaramente di puntare su una coalizione a “semaforo” anche perché a un governo rosso-rosso-verde (SPD, Verdi e Linke, il partito della sinistra radicale) mancano 5 seggi (363 seggi contro 368 seggi richiesti per la maggioranza).

Olaf Scholz

Saggezza

E allora non stupisce che, dando prova di una notevole saggezza e anche di avere imparato la lezione di precedenti negoziati falliti, Verdi e Liberali abbiano deciso di parlarsi immediatamente dopo l’annuncio dei risultati delle elezioni e che questo abbia creato una notevole curiosità; entrambi hanno la ferma intenzione di governare e sanno di essere di fronte a una grande occasione. Certo, i liberali preferirebbero governare con CDU-CSU, i Verdi non hanno nascosto la loro preferenza per la SPD e si sa che i due partiti hanno posizioni molto diverse su alcuni punti davvero centrali per l’azione del governo: sul ruolo dello stato, sulle tasse sul patrimonio, la riforma del Patto di stabilità e il pareggio di bilancio, il salario minimo, il tetto per gli affitti, le quote rosa. E ancora: l’uscita dal carbone, i tempi per la completa decarbonizzazione dell’economia e l’aumento delle tasse per favorire gli investimenti pubblici: vero tabù, quest’ultimo, per i liberali. Ma ci sono anche alcuni elementi di convergenza: i diritti civili, la  digitalizzazione, la modernizzazione dell’educazione, lo stato di diritto, la questione dell’immigrazione e perfino alcuni aspetti delle politiche sul clima come i trasporti. Dopo la rottura nel 2017, quando Angela Merkel provo’ a costruire con la FDP una coalizione alternativa a quella con i socialisti, che già allora appariva stantia, si sono intessuti contatti regolari ai più diversi livelli, cosa che sta aiutando perché, in politica come nella vita, anche il fattore umano conta; inoltre, nello Schleswig-Holstein, dove il co-leader dei Verdi Habeck è stato ministro, e in Renania-Palatinato Verdi e liberali fanno parte della stessa coalizione.

Entrambi i partiti si trovano poi in un momento cruciale della  loro storia. I liberali hanno l’occasione di tornare al governo dopo la disastrosa uscita dal parlamento federale nel 2012.

Il favore dei giovani

Quanto ai Verdi, con il 14,8% hanno ottenuto il risultato più importante dalla loro nascita e saranno il terzo gruppo nel Bundestag, dopo essere stati il gruppo più piccolo nella precedente legislatura; hanno ancora aumentato il loro seguito fra i giovani – come peraltro i liberali- mentre i socialisti lo hanno mantenuto allo stesso livello e la CDU-CSU e la AFP lo hanno diminuito. I Verdi hanno vinto un numero inaspettato di mandati diretti  (16: in precedenza ne avevano avuto solo uno)  e con Jamila Schäfer hanno ottenuto  per la prima volta un mandato anche in un collegio della Baviera. La prima donna nera (Awet Tesfaiesus) entrerà nel Bundestag tra i Verdi e due donne trans (Nyke Slawik, Tessa Ganserer) sono state elette per la prima volta come deputate.

Annalena Baerbock

Proprio questo successo, importante ma non ancora travolgente, rende indispensabile per i Verdi entrare nel prossimo governo e riuscire a fare la differenza.

La crisi climatica morde anche la ricca Germania come hanno ben dimostrato le alluvioni disastrose e i 200 morti del luglio scorso; nei prossimi dieci anni ci giochiamo la possibilità o meno di fermare gli effetti più catastrofici dei cambiamenti climatici e di sviluppare le tecnologie e le risorse per adattarsi a quelli che già esistono. La svolta verde nell’industria e nell’energia è in ritardo anche nella prima Green economy d’Europa (la seconda è l’Italia) e non è del tutto acquisita.  L’UE appare sempre più come un nano geo-politico e la Germania della cancelliera Merkel ha avuto nei suoi rapporti con Turchia, Cina, Russia una politica inefficace e di cortissimo respiro, centrata esclusivamente sugli aspetti commerciali di stretto interesse tedesco; sull’Europa ha avuto spesso poca ambizione riformatrice e un atteggiamento troppo indulgente con Orbán e la Polonia, mentre l’Unione bancaria è ancora al palo perché Merkel (e anche Scholz) hanno sempre rifiutato l’idea di una garanzia comune sui depositi.  L’ideologia dello Schwarze Null (pareggio di bilancio a tutti i costi con effetti deleteri sugli investimenti pubblici) è ancora forte e questo crea evidentemente un certo timore a Bruxelles e nei paesi del Sud Europa sulla posizione che la Germania terrà quando si riaprirà il tema del ritorno del Patto di stabilità, con o senza la sua riforma.

Discontinuità

È più che evidente insomma che saranno i Verdi il più forte elemento di discontinuità nel futuro esecutivo “semaforo” (se si farà), i garanti di un governo per il clima ma anche di un’Europa più attenta ai diritti e alla solidarietà; come hanno precisato Annalena Baerbock e Robert Habeck nella loro prima conferenza stampa dopo le elezioni i Verdi hanno ricevuto un “mandato per il futuro” pur se meno consistente del previsto. Sulla differenza fra le aspettative e i risultati, peraltro, vale la pena di aprire una parentesi. Secondo uno studio appena uscito di Avaaz, (“Germany’s  unresolved disinformation problem) c’è stata una forte campagna di disinformazione che ha colpito la Baerbock per il 72%, Laschet per il 28% e Scholz in percentuali irrilevanti. Senza volere negare l’importanza della rimonta socialista e alcune disattenzioni della candidata dei Verdi, peraltro ingigantite ad arte, è più che evidente che nel risultato dei Verdi tedeschi questo fattore abbia pesato e non possa essere negato. Inoltre, la polarizzazione delle ultime settimane tra CDU-CSU e SPD ha riportato al centro del dibattito politico l’abituale duello tra i due partiti maggiori distogliendo l’attenzione dai temi che da tempo influenzano le scelte dei tedeschi, come i cambiamenti climatici.

Christian Lindner

Ciò’ detto, al netto dell’impatto di questi elementi sui risultati dei Verdi, e quindi sugli equilibri del futuro governo, i tedeschi hanno dimostrato di volere una maggiore decisione nella lotta ai cambiamenti climatici e si sono spostati su posizioni meno conservatrici in particolare in materia sociale, ma non hanno abbandonato la loro proverbiale prudenza e attaccamento ai partiti tradizionali; si avviano così ad essere governati da un esecutivo che avrà verosimilmente forti divisioni al suo interno. La Germania quindi non potrà da sola esercitare una leadership chiara sui tre temi che determineranno il suo e il nostro futuro, la lotta ai cambiamenti climatici e i suoi impatti sociali ed economici, la difesa della democrazia e della pace in un mondo sempre più instabile. Bisognerà per questo che una forte mobilitazione della società civile tedesca ed europea e un’azione molto più decisa delle istituzioni europee e di alcuni governi riesca a superare ritardi, divisioni e inefficienze che ancora impediscono ai tedeschi e a tutti noi di uscire dalle molteplici crisi alle quali siamo confrontati e di giocare un ruolo positivo nel mondo.