Gelo Germania-Usa
per l’ambasciatore
capo degli 007

Una relazione che sembra deteriorarsi rapidamente, quella tra Germania e Stati Uniti: il presidente Donald Trump ha assestato un nuovo colpo al rapporto tra i due alleati transatlantici, segnato da una storica diffidenza. Il 21 febbraio la Casa Bianca ha nominato l’ambasciatore a Berlino Richard Grenell capo facente funzione dell’intelligence nazionale americana, la DNI, che unisce le diciassette agenzie di sicurezza interna ed esterna. Nel frattempo, Grenell resta anche rappresentante del proprio governo in Germania.

Tra intelligence e Berlino

Richard Grenell

Con questo interim, senza una nomina definitiva, Trump ha evitato, per un po’, di chiedere la conferma del Senato. E così Grenell, da Berlino, diventa il frontman del più potente network di intelligence al mondo. Trump ha affermato che, individuato un capo permanente della DNI, nominerà un nuovo ambasciatore.

Il presidente, venerdì scorso, ha indicato, entro la data obbligatoria dell’11 marzo, il possibile candidato al “posto fisso” di capo di tutta l’intelligence, il senatore repubblicano del Texas John Ratcliffe. Questi aveva già rifiutato una prima volta la nomina. Tra le riserve di Ratcliffe e le obiezioni che solleverà il Senato, non si prospetta una designazione facile. Per ora Richard Grenell resta alla guida di tutti i servizi di informazione e sicurezza americani e, allo stesso tempo, fa anche l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America a Berlino.

Proteste contro Grenell

Per Berlino la misura è ora colma: il capo dei liberali (FDP) Wolfgang Kubicki, il cui partito è all’opposizione, si è rivolto formalmente al ministro degli Esteri Heiko Maas perché dichiari Grenell “persona non grata”, poiché “agisce come commissario di una potenza di occupazione. Anche la nostra tolleranza ha un limite”, ha aggiunto Kubicki, che è uno dei cinque vicepresidenti del Bundestag. Omid Nouripour, dei Verdi, ha liquidato la protesta dei liberali come “puro non senso”: Grenell, ha detto, è l’interfaccia per comunicare con Trump, cosa più che mai necessaria, data la situazione dei rapporti.

Grenell ha una laurea ad Harvard, è testimonial dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender, egli stesso è gay e ha un partner, ha lavorato per otto anni come portavoce alle Nazioni Unite della delegazione americana ed è mediatore di pace tra Serbia e Kosovo. Ora è il top official di tutte le agenzie di sicurezza. Da ambasciatore a Berlino, è a maggior ragione al centro di una reciproca diffidenza, a tratti di un aperto conflitto, che sono antichi.

La paura Usa di un asse Germania-Cina-Russia

La storica difficoltà di comprensione va avanti da cento e tre anni, da quando gli Stati Uniti sbarcarono in Europa per liquidare il reich guglielmino. Dopo il 1945, lunghi anni di pace e dialogo non hanno sopito la memoria.

Una rivalità crescente, non abbastanza recepita dagli osservatori e dai governi europei, un antagonismo che oggi si basa su motivi politici, commerciali, di alleanze e, da sempre, radicato su una chimica dei rapporti personali tra leader che non ha mai funzionato. È storia documentata che Konrad Adenauer e John F. Kennedy avessero una profonda, reciproca antipatia o che Helmut Schmidt e Jimmy Carter si disprezzassero a vicenda.

Trump sembra aver sviluppato un’ossessione nei confronti della Germania e, d’altra parte, il 42 per cento dei tedeschi trova la Cina un partner commerciale più affidabile, mentre il solo 23,1 preferisce gli Stati Uniti. Inoltre, secondo la stessa ricerca, l’85 per cento dei tedeschi ha un’opinione molto negativa sullo stato delle relazioni tra Germania e USA. (fonte: studio a cura di Micheal Werz, Center for American progress e membro del direttivo dell’Atlantik-Brücke, Ponte Atlantico, associazione per promuovere la comprensione tra Germania e America, fondata ad Amburgo nel 1952).

Lo studio osserva che, malgrado ogni legittima critica all’attuale governo statunitense, il sentimento antiamericano non dovrebbe rendere ciechi i tedeschi di fronte ai pericoli di sistemi autoritari come la Russia o la Cina.

Freddezza atlantica

Quali sono i maggiori terreni di scontro? Sul piano internazionale, per citarne uno, l’Iran. Per la prima volta nella storia della Repubblica federale di Germania, il governo tedesco ha deciso di non far parte della dislocazione di truppe alleate nel Golfo Persico, pronte a rispondere a Teheran, e lo ha scelto esplicitamente perché questa missione è guidata dagli USA. La sfiducia della Germania nei confronti della strategia militare americana era iniziata dopo l’11 settembre. Sebbene Berlino avesse accettato di far parte della coalizione coordinata dagli americani contro i Talebani in Afghanistan, si rifiutò di partecipare alla guerra in Iraq, sostenendo che non vi erano sufficienti prove che Saddam Hussein avesse accumulato armi di distruzione di massa.

La decisione presa dal governo del cancelliere Gerhard Schröder si dimostrò lungimirante. Oggi lo stillicidio delle polemiche va avanti. I media tedeschi denunciano continue interferenze dell’ambasciatore Grenell e, d’altra parte, Trump accusa Berlino di defilarsi economicamente e politicamente dagli obblighi atlantici, preferendo un’asse con Cina e Russia.

La cancelliera Merkel aveva già confermato che non sarebbe stato possibile contribuire pro-quota alla Nato in ragione del 2 per cento del prodotto interno lordo tedesco entro il 2024. Successivamente, si era detto dispiaciuta di non poter nemmeno arrivare all’1,5 per cento. Per l’amministrazione americana si è trattato di una dimostrazione di sfiducia nell’atlantismo.

Tensione sul gasdotto

Ancora più forte lo scontro sulla pipeline Nord Stream 2, una tubatura di 1230 chilometri che fornirà gas naturale russo attraverso il percorso marittimo Finlandia-Svezia-Danimarca e Germania. L’anno scorso l’ambasciatore Richard Grenell aveva scritto su Deutsche Welle, assieme ai colleghi diplomatici americani in Danimarca e presso l’Unione Europea:” Non illudetevi: Nord Stream 2 porterà molto di più che gas russo. Anche le pretese e l’influenza russa correranno sotto il Mar Baltico fino all’Europa”.

Al centro dello scontro geo-politico tra Stati-Uniti e Germania vi è poi il cospicuo squilibrio nella bilancia commerciale tra i due Paesi: settanta bilioni di dollari in prodotti tedeschi entrano dalla Germania in Usa, quarantasette ne arrivano dall’America. Ma, su tutto, la grande paura di un’Europa tedesca con un’asse Mosca-Pechino ha dominato nel tempo le mosse delle amministrazioni americane.
Lo scrittore e politologo Robert Kagan è convinto che nessuno più degli Stati Uniti e della Germania abbia tutto l’interesse a impegnarsi in un rapporto sereno e a carte scoperte, facendo andare la storia avanti.