FS: gestione disastrosa
che svantaggia
lavoratori e studenti

Due documenti – il rapporto Pendolaria 2018 di Legambiente e una relazione del ministero dei Trasporti – denunciano le gravi responsabilità del precedente governo e di Trenitalia (gruppo Ferrovie dello Stato) nella sistematica violazione del contratto di servizio a media e lunga percorrenza 2017-2026 per il trasporto dei passeggeri sottoscritto due anni fa dai ministeri competenti e dalla società delle FS. Il risultato è che a Trenitalia è stata comminata una severa multa per il discostamento tra obiettivi e realtà. In particolare gli obiettivi principali erano il mantenimento di tutti i collegamenti precedenti con un incremento di oltre 1,8 milioni di treni/chilometro, il rispetto dei valori prefissati circa i ritardi, i servizi aggiunti a bordo treno, il rinnovo del vecchio materiale rotabile nel corso dei primi tre anni del contratto.

Legambiente segnala che dal 2010 al 2017 è stata registrata una riduzione del 16,1% del numero dei collegamenti a lunga percorrenza e, parallelamente, il numero dei passeggeri è calato del 42,8%. Ancora più pesanti i rilievi trasmessi al Cipe dal ministero dei trasporti: dalla relazione 2018 emergono numerose criticità negli obiettivi contrattualmente fissati ed un trend che, relativamente agli indicatori di puntualità e pulizia, vede spesso valori inferiori a quelli del 2017.

In particolare, nel giro di un anno sono aumentati i ritardi dei treni entro i 30 e i 60 minuti (rispettivamente da 1.807 a 3.349, e da 671 a 1.402), e dei treni con ritardo superiore alle due ore: da 183 a 396. Gli indici di puntualità diminuiscono ancora di più in alcune direttrici di traffico come il Sicilia-Milano, il Sicilia-Roma e la Roma-Puglia. Inoltre, e sempre tra il 2017 e il 2018, il numero dei treni soppressi è passato da 27 a 64. Naturalmente il trend rivela che il livello e l’efficienza del trasporto ferroviario tende a ridursi ulteriormente soprattutto nel Mezzogiorno. In relazione poi alla “qualità percepita” dagli utenti riguardo alla pulizia, alle condizioni igieniche e alla sicurezza sono risultati inferiori a quelli promessi.

E’ vero che nel corso dello scorso anno vi è stato un incremento dell’attività ispettiva, ma essa è stata limitata alle tratte in arrivi e partenza da Roma a causa di una insufficiente disponibilità finanziaria. Ma il contratto di servizio prevedeva di “destinare annualmente la quota dello 0,15% del bilancio alla finalità di consentire studi di monitoraggio sui servizi prestati e valutazione del bacino di traffico soggetti a obbligo di servizio pubblico, nonché all’espletamento e all’effettuazione di ispezioni e controllo a bordo treno anche mediante ricorso a terzi”. Già, ma l’uso di questa risorsa è bloccato perché subordinato ad una norma (mancante) che ne autorizzi l’effettiva disponibilità…

Questa volta il gruppo FS non se l’è cavata con le semplici scuse che, solo qualche volta, vengono formulate in treno. Il cosiddetto disallineamento riscontrato tra i valori previsti e quelli consuntivi nel piano di investimenti per l’anno 2017 (235,70 milioni di euro a fronte del valore (154,9) riportato nella certificazione, ha portato il ministero dei trasporti a infliggere una sanzione di 4 milioni e 38.904,60. E’ assai dubbio che la lezione serva. Intanto i passeggeri ed in particolare milioni di pendolari – lavoratori e studenti in particolare – ne pagano le conseguenze. Per quanto ancora?