Francia, allarme astensione alle regionali: così vince la destra

Il 20 e il 27 giugno si svolgeranno in Francia i due turni elettorali delle elezioni regionali. Se i risultati finali del 27 dipenderanno dal complesso gioco delle alleanze e delle desistenze nelle diverse realtà locali, il risultato parziale del primo turno rappresenterà comunque un dato politico rilevante, anche nella prospettiva delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

L’ascesa del Rassemblement National

Quali sono gli elementi che bisognerà analizzare con attenzione e che sono al centro del dibattito politico e di opinione in questi ultimi giorni di campagna elettorale? Tutti i sondaggi e le analisi prevedono una grande astensione, in grado anche di determinare risultati finali sorprendenti in alcune regioni. Certo in questa tendenza pesa non poco la crisi sanitaria dell’ultimo anno e mezzo, ma se la dimensione del fenomeno fosse davvero così inquietante essa sancirebbe anche, in gran parte, il fallimento dell’esperimento del Presidente della repubblica Emanuel Macron. Il suo ingresso in politica era stato presentato come un modello innovativo contro la crisi e il logorio del tradizionale sistema politico, capace di mobilizzare nuove energie e di impedire una deriva verso l’estrema destra. Così non sembra essere e, anzi, il secondo elemento che occorrerà analizzare con attenzione sarà proprio il risultato delle liste del Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen. Il RN è riuscito, infatti, ad affermarsi come l’unica forza politica stabile in un panorama politico sempre più frammentato e instabile. I sondaggi non solo danno le sue liste in testa al primo turno in varie regioni, ma sembra seriamente delinearsi la possibilità della vittoria finale del suo candidato nella regione PACA nel sud-est della Francia.

Le idee dell’estrema destra

Le ragioni di una tale dinamica positiva non dipendono solo dalle vicende politiche, ma in larga misura dal fatto che le idee dell’estrema destra si stanno largamente affermando. Nel 2020 è uscito un libro di Philippe Corcuff, professore a Science Po a Lione, dal titolo significativo “La grande confusion. Comment l’extreme droite gagne la bataille des idées (edizioni Textuels, Paris), in cui l’autore presenta un vasto panorama delle idee politiche più diffuse in Francia dimostrando come l’estrema destra è riuscita a imporre i suoi temi e le sue ossessioni nel cuore del dibattito politico. Per Corcuff “l’’ultaconservatorismo” avanza in un clima, come scrive “Le Monde”, di decomposizione e isteria, mettendo la democrazia sotto tensione. Per Corcuff l’origine di questa confusione risale alla presidenza di Nicolas Sarkozy (2007-2012), quando al suo arrivo al potere ha annunciato “la tolleranza zero”, utilizzando il linguaggio dell’estrema destra, e creando un ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale.

Non vi è dubbio che nel corso della campagna elettorale vi sono stati fatti inquietanti; il 21 Aprile scorso sul sito della rivista “Valeurs actuelles” una ventina di generali in pensione hanno pubblicato un manifesto in cui affermavano: “l’ora è grave, la Francia è in pericolo, molti pericoli mortali la minacciano” lasciando intravedere la necessità di un intervento militare per difendere i valori della civiltà francese! Certo, le autorità militari hanno reagito prontamente denunciando la gravità del fatto, ma l’attuale capo dell’esercito francese ha annunciato le sue dimissioni perché non si sente capace di assumere una “politicizzazione” crescente del suo ruolo nei prossimi mesi.

Il diffondersi delle idee dell’estrema desta è anche evidente nel dibattito pubblico sulla giustizia, dove sempre più spesso le regole del diritto vengono indicate, anche da esponenti della maggioranza e della destra repubblicana come ostacoli a una lotta efficace contro la violenza e il terrorismo.

La frammentazione a sinistra

In questo contesto, purtroppo, bisogna registrare, infine, l’incapacità delle diverse forze della sinistra di lanciare un messaggio di unità. E’ certo possibile, grazie al gioco delle alleanze e al prestigio dei Presidenti uscenti, che il Partito socialista riesca a conservare una parte almeno delle cinque regioni che attualmente governa, ma se i partiti progressisti dovessero presentarsi cosi divisi anche al primo turno delle presidenziali nessuno dei loro candidati arriverà al ballottaggio finale. Per Macron si tratta di una prospettiva inevitabile ed è la ragione per la quale punta esclusivamente a conquistare il voto dell’elettorato di destra contro Marine Le Pen, con le conseguenze negative che abbiamo analizzato e con il rischio concreto che l’operazione questa volta non riesca.

Questi sono, in sintesi, i temi su cui occorrerà tornare a riflettere studiando attentamente sia i risultati del primo turno di Domenica prossima sia il verdetto finale del secondo turno il 27 giugno.