Fondi statali
agli istituti culturali:
primo, rispettare la legge

Proseguo volentieri la discussione sugli Istituti culturali. Ha fatto bene strisciarossa a sollevare la questione ed è bene proseguire. Ho già ragionato su problemi riguardanti la cultura, la scienza, la formazione e la memoria in alcuni miei libri. Argomenti mille volte affrontati col compianto amico Pietro Greco. Ho fatto riferimenti espliciti agli istituti culturali in un mio saggio su Roma confluito in un volumetto curato da Marco De Nicolò (Roma. Riflessioni per una rinascita, 2019). Non riprendo qui argomenti che meritano uno spazio adeguato. Mi limito a qualche considerazione sui temi strettamente riguardanti questa Tabella ministeriale che distribuisce i fondi, approfondendo alcune delle questioni sollevate da Giorgio Caredda (qui il link).

Foto di Matheus Viana da Pexels

Parto da due mie recenti esperienze. Sto lavorando all’organizzazione di una mostra intitolata La Scienza di Roma che verrà allestita al Palazzo delle Esposizioni in autunno. Con i miei colleghi ho dovuto svolgere ricerche ampie e ho ritrovato molti preziosi documenti negli istituti culturali presenti nella Tabella. Ho potuto consultare liberamente gli inventari, ho scelto alcuni documenti significativi e si è stabilito insieme di esporli in questa grande mostra documentaria che ha l’ambizione di raccontare alcuni decenni di storia della scienza e della cultura in Italia. Grazie a questi Istituti la mostra sarà più ricca, più varia, più attraente e potrà svelare un aspetto poco conosciuto della storia culturale della capitale d’Italia.

Ecco una seconda esperienza. Pochi anni fa mi sono occupato dell’enorme lascito documentale del mio maestro Giovanni Berlinguer, singolare figura di intellettuale, scienziato e politico. La famiglia ha voluto destinare le carte a uno di questi istituti culturali. Immediatamente dopo il versamento, le carte sono state ordinate e ora possediamo un dettagliato inventario informatizzato, consultabile anche online, confluito nel Sistema Archivistico Nazionale. Le carte di Berlinguer sono oggetto di crescente interesse da parte di studenti e studiosi (italiani ed esteri) che si occupano di un concetto poliedrico come quello di salute, il tema da lui privilegiato, che lo ha portato ad essere conferenziere e consulente di numerosi governi in Europa, Asia, America.

Giovanni Berlinguer

L’Università Sapienza ha organizzato con questo istituto un convegno scientifico tematizzando lo specifico contributo di Berlinguer alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale, alla formulazione e approvazione della legge Basaglia e della legge sull’aborto. Gli atti sono stati pubblicati col sostegno economico dell’istituto che conserva le carte di Berlinguer e senza alcun onere per lo Stato (La salute è un diritto. Giovanni Berlinguer e le riforme del 1978, Roma 2020). Ecco un altro esempio che può mettere in chiaro il carattere e la missione di questi istituti culturali.

È vero che le denominazioni assunte da circoli culturali e libere associazioni possono generare confusione e ambiguità, ma la nozione di Istituto culturale ammissibile nella Tabella non mi sembra affatto incerta. Per semplicità, si può dire che gli Istituti culturali ammessi alla Tabella triennale del Ministero della Cultura debbono avere questi requisiti: possedere biblioteche e archivi accessibili al pubblico gratuitamente e continuativamente; promuovere attività di ricerca e di studio intorno al patrimonio documentale posseduto, che non è mai un patrimonio meramente ideale.

Sono un amico della Fondazione Nilde Iotti. Seguo con interesse crescente le loro attività: convegni, seminari di studio, discussioni sulle loro pubblicazioni che si succedono a decine. La Fondazione Iotti non chiede di stare nella Tabella triennale. Le donne che animano tenacemente questa Fondazione – intitolata a una delle figure più importanti dell’intera storia civile e politica italiana – non pretendono i soldi pubblici della Tabella. Sanno di non essere una Fondazione ammissibile (l’archivio di Nilde Iotti è conservato a Reggio Emilia nella sua città natale) e non hanno mai pensato di escogitare espedienti per accedere a questi fondi.

D’altronde per i veri istituti culturali l’impresa non si rivela mai un affare. Il contributo che lo Stato può concedere copre soltanto una parte (spesso una parte minima) dei costi. Essi debbono provvedere al pagamento del personale e a tutti i costi di conservazione, gestione, incremento, valorizzazione. La cifra stanziata dallo Stato non può mai (non deve) coprire interamente questi costi ineludibili.

Foto di Matheus Viana da Pexels

Se i dubbi di Piero Di Siena (leggi quiI) e Giorgio Caredda venissero confermati ci troveremmo di fronte a una eclatante violazione di una legge della Repubblica italiana. Noi tutti ci auguriamo che il Ministero della Cultura non subisca le influenze di gruppi di pressione. Intanto, ciò che hanno scritto i funzionari dell’Ufficio studi della Camera e del Senato a pagina 8, 10 e 12 (vedi link) ci pare senz’altro inquietante.

A me pare che la legge sia ben concepita e debba essere difesa. È bene sottolineare che non ci troviamo di fronte ai finanziamenti per un concorso di idee e all’aiuto offerto a determinati soggetti in difficoltà. Si tratta di una legge ordinaria dello Stato che sinora ha funzionato, che stabilisce regole stringenti e chiare e che andrà al limite migliorata in qualche aspetto. È la legge vigente e deve essere applicata.

 

 

Ho già invitato un gruppo di volontari provenienti da varie università a raccogliere e schedare i dati relativi a tutti i 210 istituti culturali inseriti nella Tabella triennale del Ministero della Cultura. Ci forniranno informazioni essenziali e numeri:
1) Consistenza del patrimonio archivistico e bibliografico registrato nel Sistema Archivistico Nazionale e nel Sistema Bibliotecario nazionale, o nei sistemi regionali;
2) Incremento avvenuto rispetto al triennio passato;
3) Ore di apertura al pubblico e personale impiegato a tempo pieno e part-time;
4) Pubblicazioni scientifiche e riviste valutate dal Ministero dell’Università
e della Ricerca;
5) Documentazione digitalizzata disponibile sul sito web o in specifici portali.

Si tratta in sostanza di ciò che richiede la legge e che le commissioni di Camera e Senato non hanno ricevuto. Si tratta dell’unico modo per verificare la corrispondenza tra i finanziamenti erogati e titoli dell’Istituto culturale che beneficia di un contributo dello Stato italiano.

*Fabrizio Rufo è docente di Bioetica all’Università la Sapienza di Roma