Fine vita, siamo un paese ipocrita

Il caso ha messo insieme, in questi primi giorni di giugno, le sofferenze di quattro vite-non vite e la loro somma è deflagrata come monito potente contro una politica ignava che quasi mai s’assume la responsabilità di regolamentare i diritti delle persone e le situazioni etiche complicate. E sono diventate accuse impietose, contro la viltà di un parlamento (questo ma anche tutti quelli che l’hanno preceduto) che continua a decidere di non decidere sul fine vita, le parole di Mariachiara Risoldi, psicoterapeuta, scrittrice, da sempre collaboratrice delle Casa delle donne di Bologna: “Siamo un paese veramente ipocrita”. Risoldi, che ha anche collaborato al lungo con l’Unità, è la moglie di Antonio La Forgia, già presidente della Regione Emilia-Romagna, due volte parlamentare (con l’Ulivo e con il Pd), prima ancora segretario della federazione del Pci di Bologna. La Forgia, 78 anni, è morto oggi 10 giugno nel primo pomeriggio. Dalla notte del 7 giugno era in sedazione profonda nella sua abitazione. Ogni 4 ore riceveva, col suo esplicito consenso, una iniezione di morfina dopo avere rifiutato le cure per un tumore senza speranza e non veniva più alimentato e idratato. “Antonio ha iniziato un viaggio alle 00.07 di sola andata, con serenità, con la sua grande famiglia allargata attorno. Per la legge il suo corpo è costretto ad essere ancora qui, mentre la sua mente è già arrivata in un luogo leggero”, aveva spiegato Mariachiara Risoldi sui social.

Antonio La Forgia

La scomparsa di Antonio La Forgia

La Forgia è morto risparmiandosi le sofferenze di un malato terminale di tumore. Ed è il male minore possibile in un paese che è riuscito unicamente ad approvare la legge 219 del 2017 sulla sedazione profonda in quella breve stagione dove i diritti individuali avevano fatto un piccolo passo avanti assieme alle unioni civili. Non è il suicidio assistito che metterebbe fine ad ogni logorante ed inumana attesa per i familiari che, pure, la Corte costituzionale ha ritenuto “non punibile” dopo la vicenda di Fabiano Antoniani (dj Fabo) aiutato a morire in Svizzera da Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni. “La Corte ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli” ( qui il testo completo del comunicato della Corte costituzionale ).

L’appello inascoltato della Corte costituzionale al Parlamento

Poi la Suprema Corte aveva passato la palla al Parlamento per “un indispensabile intervento del legislatore”. Che ovviamente non c’è stato, figurarsi. La legge che dovrebbe disciplinare la materia vaga per commissioni parlamentari, praticamente sequestrata dalla Lega. E come su tanti altri episodi che coinvolgono i diritti civili, le soluzioni – a volte provvisorie, a volte definitive – passano per organismi terzi, siano essi la Corte costituzione, la Cassazione, la giurisprudenza consolidata. Vale la pena ripetere la “sentenza” sacrosanta di Mariachiara Risoldi: “Siamo un paese veramente ipocrita”. Un paese che pur di non rispettare la sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 25 settembre 2019 se le inventa tutte pur di non concedere il diritto a morire.

E chissà se è un caso che tre dei quattro casi oggi sotto i riflettori della cronaca siano tutti concentrati nelle Marche, regione presieduta da un esponente di Fratelli d’Italia dove il suicidio assistito, ostacolato con tempi di decisione infiniti e un’azienda sanitaria che si comporta come un muro di gomma, è ammesso solo a… pagamento. Sì, se vuoi morire perché ne hai diritto devi però pagare, come ha rivelato l’associazione Luca Coscioni che segue il caso di un 44enne marchigiano da 12 anni tetraplegico a causa di un incidente: il medicinale costa qualche centinaio di euro, la macchina per l’infusione oltre 4 mila euro e poi c’è l’onorario del medico. Fanno, in tutto, 5 mila euro. L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato una colletta, che in poche ore ha raccolto la cifra necessaria.

Di fronte a queste difficoltà ha rinunciato al suicidio assistito Fabio Ridolfi, che dopo avere atteso invano che l’azienda sanitaria unica della Regione Marche completasse tutte le procedure, ha fatto la scelta di La Forgia: si farà sedare per morire di fame e di sete.

Ripetiamo ancora, all’infinito: “Siamo un paese veramente ipocrita”.