Euro 2020, ritorna il calcio
con le sue notti
normalmente eccezionali

E torneremo a riveder le stelle, le nostre azzurre in primis, e poi dell’Europa geografica tutta, Turchia (la incroceremo all’esordio), Russia e esordiente Macedonia del Nord comprese, in una sedicesima edizione con ventiquattro squadre: da record e da batticuore. Perché è la prima itinerante davvero, dopo i mini rodaggi del 2000 (Belgio e Olanda), del 2008 (Austria e Svizzera) e del 2012 (Polonia e Ucraina), stavolta si fa sul serio e si viaggia dall’Olimpico di Roma all’Olimpico di Baku, in Azerbaigian, da Bucarest a San Pietroburgo a Glasgow e il tutto lascia in bocca un buon sapore di cuore e sport lanciato oltre l’“ostacolo” delle frontiere, come peraltro ben mostra la multietnicità di tante rappresentative. E poi perché si rialza un sipario de luxe dopo la buriana assassina del Covid, che ha fatto slittare di un anno la kermesse continentale, e con tanto di pubblico, previsto per il 25% della capienza negli undici stadi designati. Una manna per calciofili che amano gioco dal vivo e odore d’erba (si sente fin sugli spalti, lo giuro).

La democratica contendibilità del calcio

Tanto di cappello alla Uefa di Ceferin che ci ha creduto e ora può godersi una sorta di re-incoronazione e, perdipiù, dopo aver sgominato la sedizione dell’immonda SuperLega, che poteva davvero, partendo dai club di primo rango, infettare pure le rappresentative nazionali col criterio della participazione non in base al merito delle eliminatorie ma al blasone, all’audience e ai dollari, un lubrificante arricchito a dismisura dai diritti tv che alla Uefa comunque mica fa schifo: il football vuol dire potere, visibilità, soft power. Se c’è anche un pelino di thrilling o stupore – tanto per stare agli Europei, si possono ricordare le vittorie della Danimarca nel ‘92 e della Grecia nel 2004 – è meglio, vuol dire che il calcio si riconsacra nella sua democratica contendibilità match per match, che Golia può toppare ai rigori, che un campione può dissipare un assist al bacio e sparare loffio o fuori, che davvero il campo vuole uomini verticali capaci di far squadra e menti e gambe pronte a girare a mille nei minuti, nei frangenti cruciali: il footballl non è basket, dove vince sempre il migliore e i “gol” si contano a decine e decine.

Come arriva l’Italia

“Europei” 2020, nel 2021, in ossequio all’ufficialità, un piccolo assurdo post-pandemico. Con un’Italia avida di rivincite, di metter qualche timbro sul passaporto di rientro nel paradiso delle grandi che le compete, tanto per scacciare un paio di incubi. Il primo porta la data del 13 novembre 2017, Italia-Svezia 0-0 nel girone eliminatorio e addio ai Mondiali dell’anno successivo, vinti dalla Francia, bissando il successo casalingo del ’98. Mancini, per ridar colore all’azzurro ci ha dovuto metter tempo e tanta sagacia, riaversi dallo shock della mancata partecipazione dopo sessant’anni non è stato uno scherzo. Il secondo incubo richiama ancora la Francia e uno dei giorni più bui di un nostro piedibuoni di alta casta, Alessandro Del Piero. La data è il 2 luglio del 2000, finale degli Europei belgiolandesi contro i bleus di Lemerre. Un po’ di coltello nella piaga: l’Italia guidata da un nostro monumento vivente, Dino Zoff, arriva all’ultimo atto dopo aver battuto l’Olanda ai rigori, compreso quello inconcepibile e marziano di Totti, il celebre cucchiaio annunciato sottovoce a Gigi Di Biagio, che stava per svenire dato l’azzardo: “Mo je faccio er cucchiaio”.

E sì che lo fece, una micro-palombella centrale e lentissima, col portiere orange Van der Sar, uccellato a modino, per le terre. Si era tuffato a caccia di un pallone che stava per passeggiare in aria lungo una strada che nessun portiere mai avrebbe immaginato, essendo gli esecutori del cucchiaio dagli undici metri pochi, pochissimi, da Panenka (rigore irridente decisivo nella finale degli Europei ‘76 alla Germania Ovest e Cecoslovacchia sul podio più alto) al flautato Pirlo, un meneur de jeu, un produttore di passaggi al fosforo e insieme fabbricatore d’azioni dal basso che in questi Europei 2020-2021 ci farebbe solo del bene. Già, la finale del nostro dolore targata 2000. Passati in vantaggio con Delvecchio, pronti a raddoppiare con Del Piero servito di barba e capelli da Totti e solo davanti al portiere Barthez, un gol fatto ma disfatto dal 10 bianconero calciando a lato. E non fu la sua sola marachella. Il resto è Wiltord che pareggia allo scadere dei tempi regolamentari e Trezeguet che ci trafigge nei supplementari al Golden Gol: partita chiusa all’istante e ciao Coppa.

Le stelle nostre e quelle degli altri

Vogliamo rifarci gli occhi, accidenti. E se di stelle doc in squadra ne abbiamo non tantissime – sono Donnarumma tra i pali, il sontuoso Jorginho a dettare i tempi, il muscolar-chic Barella con licenza di costruire e di assaltare, il puffo meraviglia Insigne e Federico Chiesa quando accende la lampadina e facciamo stop, dietro ci sono Chiellini e Bonucci, i dioscuri di mille battaglie, ma hanno ormai un bel po’ di primavere sulla schiena -, pure l’idea manciniana per l’Italia nuova di slegare i cavalli del motore giostrando d’attacco-pressing e di tecnica ci ha rimesso all’onor del mondo. Di voglia i ragazzi ne hanno assai, si sentono squadra, rispettano e apprezzano le ricette di chef Mancini, Ct che (vedi il paradosso e i risarcimenti della Storia) da giocatore non ha avuto in Nazionale molto spazio e soddisfazione.

Puntiamo in alto e proviamo a incrociare i tacchetti senza paura fin dal girone con la scomoda Turchia, la Svizzera e il Galles. Buena suerte, Italia. Bentornato calciomondo. Vedremo il Portogallo di Cristiano Ronaldo campione nel 2018, il Belgio illimitato dal portiere Courtois a De Bruyne fin su a Lukaku, Mertens e Hazard, la Germania di Kroos e Sané, la possente e favorita Francia, che schiera Varane, il prodigioso motorino e uomo-ovunque Kanté, Mbappé, Benzema, Pogba e basta e avanza già così. Sorprese? Più che altro sfizi. Come se la caverà Eriksen, chiamato a dirigere l’orchestra danese? Il croato Modrić avrà ancora smalto? Il turco Yazici, folle quanto basta, ci stupirà? Nel girone D Inghilterra-Scozia farà scintille? Il resto è voglia di notti magari non magiche, ma – oggi – normalmente eccezionali, di appuntamenti in lieta brigata, di abbracci. Finalmente.