L’Emilia per la sinistra
ora è la linea del Piave

La linea del Piave – o del Po, del Secchia, dell’Enza, i fiumi che delimitano la provincia di Reggio Emilia – saranno le prossime elezioni amministrative. Nelle quali, per la prima volta nel dopoguerra, tutti i comuni saranno contendibili. I numeri usciti dalle urne il 4 marzo scorso parlano chiaro: il Pd vale mediamente meno del 30% e ha perso, a seconda delle zone, tra il 10 e il 15 per cento rispetto al 2013. Per non parlare delle ultime elezioni comunali, che in vari casi diedero risultati plebiscitari ai suoi sindaci, fino al 70, all’80 e perfino a un estremo 100 per cento, in quel di Boretto, ove nel 2014 si presentarono una sola lista e un solo candidato sindaco. Adesso invece, anche se naturalmente nel voto locale pesano molto i singoli candidati, potrebbe essere ovunque un testa a testa con il centro-destra e/o con il Movimento Cinque Stelle. Si comincia già tra un paio di mesi, con San Polo, Castelnovo Sotto e Brescello. Quest’ultimo comune, famoso per la saga letteraria e cinematografica di Peppone e don Camillo, tornerà alle urne dopo la destituzione del sindaco (anche lui eletto con il 70% dei voti) e il commissariamento per permeabilità a condizionamenti di ‘ndrangheta.

Poi, nel 2019, toccherà a tutti gli altri, oltre che all’intera Regione Emilia Romagna. Continuando con la metafora del Piave, nulla è al sicuro dallo “straniero”, nemmeno aggiungendo al Pd le briciole raccolte dalle sue liste satelliti alle elezioni politiche. Nemmeno sommando, per pura e tutt’altro che scontata ipotesi, i consensi raccolti da Liberi e Uguali, che in territorio reggiano si è attestata sul 5%. Lo”straniero” è tutto ciò che sta fuori dai tradizionali e finora invalicabili (salvo sporadiche eccezioni) confini della sinistra e del centro-sinistra. Magari anche una qualsiasi lista civica senza precisi connotati partitici, come è già accaduto l’anno scorso a Campegine, terra dei fratelli Cervi, dove il Pci prendeva il 70 % dei voti e anche Pds, Ds e Pd vincevano sempre con ampio distacco, ma infine hanno vinto altri.

“Io sono fiducioso che lo straniero non passerà”, azzarda Andrea Costa, segretario provinciale del Pd e primo cittadino a Luzzara, manco a dirlo a suo tempo votatissimo. Costa non era tra quelli che, prima del 4 marzo, peccavano di eccessivo ottimismo: “Vedo nuvole molto scure all’orizzonte – disse proprio a Strisciarossa alcuni mesi fa – è necessaria una rifondazione anche del Pd ”. Poi, tanto tuonò che piovve. “I fatti hanno dimostrato che quelle preoccupazioni erano fondate, anche se nemmeno io pensavo in dimensioni così grandi – ripete adesso – D’altra parte, bastava girare per i mercati, stare in mezzo alla gente, per capire i segnali, Io come sindaco ci sto sempre, poi durante questa campagna elettorale mi sono fatto 12.000 chilometri in auto, quindi…”. Quindi, perché mai il vento dovrebbe cambiare da qui alle elezioni amministrative? “Innanzitutto, dalle nostre parti perché anche chi non ci ha votato alle politiche sa bene come amministriamo, può fare facilmente il confronto con altre realtà. Francamente, non vedo sui territori proposte alternative serie, da parte dei nostri avversari”. Però… “Però, come partito dobbiamo essere consapevoli che non basta più essere buoni amministratori. C’è bisogno di un cambiamento culturale profondo, di condivisione delle scelte con le comunità locali, di ricostruzione di un campo largo della sinistra e del centro-sinistra. E, certo, di una rifondazione del mio stesso partito, perché di quella svolta culturale ed etica annunciata nel nostro Manifesto dei valori io non vedo traccia concreta”. Addio Pd? “No, anzi, continuo a ritenere giusta quella intuizione, che però è rimasta una grande incompiuta. Capisco la tregua di questo dopo-elezioni nel confronto interno, ma penso sia necessario un congresso vero, come quelli che si facevano un tempo, sui contenuti e sulle prospettive. La domanda è: di sinistra c’è ancora bisogno? Secondo me sì, è necessario definire cosa siamo e che ruolo dobbiamo avere”.

Con questo interrogativo, dopo i pure deludenti risultati elettorali, sono alle prese anche Liberi e Uguali e ciascuna delle formazioni (Mdp, Sinistra Italiana, Possibile) che hanno dato vita alla lista, con l’obiettivo di trasformarla successivamente in un partito unico. Obiettivo che, adesso, appare più complicato e incerto, ancorchè non abbandonato. A Reggio Emilia, l’orientamento prevalente resta quello, sulla scia di una esperienza di campagna elettorale complessivamente positiva. “Dopo il voto abbiamo convocato una assemblea unitaria, che ha ribadito questa volontà – conferma Roberto Pavarini, segretario di Sinistra Italiana –. Qui la collaborazione in campagna elettorale è stata utile e positiva, anche il voto è andato un po’ meglio. Purtroppo, non altrettanto si può dire di quanto sta accadendo sul piano nazionale, al momento non ci sono input precisi, lo dico anche per quanto riguarda specificamente il mio partito. Questo aumenta perplessità e insoddisfazioni che, per la verità, hanno accompagnato fin dalla nascita l’esperienza di Liberi e Uguali”. Secondo il consigliere regionale Yuri Torri, l’unica strada è comunque la costruzione di un soggetto politico unitario a sinistra: “La situazione non induce all’ottimismo, tuttavia io sono per insistere. Concentrandosi sui temi concreti, senza preclusioni ma senza riciclare vecchie formule politiciste ormai svuotate di significato, tipo l’evocazione di defunti centro-sinistra. Lo dico anche in vista delle elezioni comunali e regionali, alle quali dobbiamo arrivare con proposte che riguardano la vita quotidiana delle cittadini”.

Marco Vassallotti, che fa parte di Possibile e si è occupato della comunicazione in campagna elettorale, ritiene opportuno un cospicuo periodo di riflessione: “Condivido il parere che l’esperienza reggiana sia stata più soddisfacente, però in generale ci sono parecchi nodi da sciogliere, errori da correggere, rapporti da ricucire. Ci vorrà tempo per immaginare una costituente che possa essere davvero produttiva ed efficace. Come aderenti a Possibile, stiamo avviando la fase congressuale, con presentazione di mozioni e discussione nei territori, la conclusione è prevista a maggio”. Nell’attesa che i congressi riflettano e i nodi si sciolgano, c’è anche chi pensa a un passo di lato, non per ritirarsi ma riempire l’attività politica di altre e diverse esperienze. E’ il caso di Mauro Vicini, che fino a qualche tempo fa era segretario cittadino del Pd, poi si è impegnato con Mdp e con Liberi e Uguali. “Anche io sono per andare avanti – spiega – però la politica tradizionale non basta, tanto meno se praticata in modo asfittico, separato dai problemi reali. Da questo punto di vista siamo indietro, o si cambia o non se ne esce. Vale anche per il discorso sulle elezioni comunali: dobbiamo saper dialogare e intervenire sulle cose essenziali, la sanità, il welfare, le politiche del lavoro… Alla gente interessa questo, non le diatribe su alleanze o non alleanze con il Pd”. E intanto? “Personalmente, intendo dedicarmi a una nuova cooperativa, si chiama Coopremier, si occupa di progettazioni industriali e di cooperazione economica, in particolare con i Paesi dell’Africa occidentale. Ne fanno parte soci di varia nazionalità, che curano i rapporti con i rispettivi Paesi di provenienza: Senegal, Congo, Ghana, Costa d’Avorio. Anche questo è un modo per arricchire la politica di conoscenza, di azioni concrete, di nuovi orizzonti”.

Al di là delle buone intenzioni e delle intraprendenze individuali, il quadro che ne esce non è brillante. E nemmeno si può dire che la situazione confusa costituisca necessariamente – come recitava una vecchia massima maoista – una premessa eccellente per il futuro. Però, nonostante le scarpe rotte, c’è chi non smette di camminare, come il gruppo Liberi e Uguali di Casalgrande, paesone nella zona ceramiche, che il 28 aprile farà un pranzo con il neo-parlamentare Vasco Errani e con i consiglieri regionali per raccogliere fondi e affittare la prima sede. E c’è chi, proprio adesso, vorrebbe iniziare il cammino, come Alessandro Maranci, 24enne studente universitario di sociologia e servizi sociali. “Non ho mai fatto politica attiva –racconta – anche se un po’ se ne parla in famiglia e con gli amici. Alle elezioni ho votato Liberi e Uguali, non perché fossi convintissimo, o perché pensassi a chissà quale risultato, semplicemente perché era la lista che sentivo più vicina al mio modo di pensare. Adesso, nonostante le elezioni non siano andate bene, mi è venuto il desiderio di approfondire, di impegnarmi di più, quindi ho preso contatto con la pagina Facebook del gruppo reggiano, per essere informato e partecipare alle iniziative che saranno organizzate”. Assai benvenuto, ovviamente.