Dall’astensione
in Francia riemerge
la destra gollista

Il secondo turno delle elezioni regionali francesi ha confermato il dato politico del primo: la grande astensione. 65,7% secondo le ultime stime di domenica sera.

Un’astensione omogenea su tutto il territorio nazionale e trasversale alle classi sociali: l’84% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, il 56% dei pensionati, il 72% delle classi popolari e il 68% degli elettori con un diploma superiore di studio. Nella settimana tra i due turni, le analisi del fenomeno concordavano sul fatto che questi dati rivelavano non solo un problema nella “domanda”, ma anche e soprattutto un giudizio severo sull’”offerta” politica. Da anni nel dibattito politico la sfida tra Emanuel Macron e Marine Le Pen viene indicata come ormai l’unica possibile, anche in ragione dell’assenza alternative credibili, e una parte dei francesi, scegliendo l’astensione, ha espresso il rifiuto di questo scenario e il desiderio che emergano nuovi progetti politici in vista delle elezioni presidenziali del 2022.

Il superamento della divisione “destra-sinistra” al centro della strategia politica di Macron viene seriamente rimesso in discussione dai risultati, certo influenzati dal non-voto, delle regionali.

La “Francia dimenticata”

La “destra gollista” esce rinforzata e mantiene le 7 regioni che governava. Tre personalità politiche emergono come possibili candidati per la corsa all’Eliseo del prossimo anno: in primo luogo Xavier Bertand, rieletto nella regione Haute-France, e che ha largamente sconfitto il Rassemblement National in una regione dove ha sempre ottenuto buoni risultati. Bertrand si è già, in realtà, candidato a un ruolo nazionale in nome “della Francia dimenticata”, rivendicando una attenzione particolare alle questioni sociali.

Valerie Pecresse vincitrice in Ile de France e Laurent Wasquiez vincitore in Auvergne-Rhône Alpes saranno gli altri due possibili candidati e la destra repubblicana intravede la possibilità di potere arrivare al secondo turno nel 2022.

Il Partito socialista mantiene anch’esso le 5 regioni che governava (Bourgogne-France Comte, Centre-Val de la Loire, Pays de la Loire, Bretagne, Aquitaine), dove al secondo turno si presentava o insieme agli ecologisti o da solo. L’unità della sinistra non è riuscita a ribaltare il risultato in Ile de France, dove la candidata ecologista ha raccolto circa la stessa percentuale di suffragi che le tre liste separate al primo turno (34%).

A sinistra niente unità

Sembra molto difficile che le diverse forze di sinistra possano presentarsi unite alle elezioni presidenziali, certamente anch’esse dovranno riflettere seriamente sulla sfiducia degli elettori e sulla loro richiesta di un’offerta politica rinnovata.
Il Rassemblement National subisce una sconfitta pesante; il tentativo di conquistare la regione Provence-Alpes-Côte d’Azur è fallito, anche perché i macronisti e le forze di sinistra hanno ritirato le loro liste al secondo turno per non favorirlo. Ancora una volta, in definitiva, al momento decisivo il RN non riesce a conquistare un nuovo elettorato che gli consenta di vincere al secondo turno.

Tutto ciò naturalmente, vale la pena ribadirlo, tenendo conto dell’astensione e senza sapere in quale misura essa sarà ridimensionata in occasione dell’elezioni presidenziali. E, soprattutto, come essa sarà interpretata dalle diverse forze politiche e se questa riflessione permetterà un rinnovamento dei loro progetti politici e nel loro modo di agire.