Perché la geopolitica è utile alla sinistra in vista delle elezioni

Nel ricco e articolato confronto sulla crisi della politica a cui Strisciarossa sta dando vita in questi giorni drammatici, colpisce l’assenza di un protagonista niente affatto invisibile. La geopolitica. Non solo intesa come scienza dei grandi spazi e della contesa politica politica mondiale. Ma come dimensione tragica che oggi tutto predetermina e condiziona. In ultima istanza. Proprio come avrebbe detto Engels a proposito del ruolo fondante dell’economia nel generare politica e ideologie nella storia.

Naturalmente la questione è tutt’altro che assente nella contesa politica, per via della drammatica vicenda ucraina. Ma non solo. La geopolitica è oggi il fattore che in ultima istanza determina i fenomeni politici che ci travolgono e su cui ci arrovelliamo. Significa in soldoni la grande contesa globale tra Imperi o global player che oggi appaiono incapaci di convivere e che dunque si scontrano. Tramontata l’illusione di una pacifica cooperazione che fu poi quella che animò le speranze di Gorbaciov. Illusione che ricomparve in forme diverse nella errata profezia di Fukuyama di una espansione illimitata del cosmopolitismo liberale.

La posta in gioco oggi

Insomma che cosa è in gioco oggi? La risposta è molto chiara a nostro avviso. Oggi sono in gioco grandi rotte commerciali, grandi spazi, grandi flussi di materie prime non rare e rare. Tecnologia, brevetti, immense risorse finanziarie da poter manovrare senza che l’economia ne venga travolta nei bilanci e nel debito sovrano. Debito anche esso territorio di contesa, laddove la Cina ne detiene cospicua parte negli USA.

E sono in gioco mercati. Sbocchi emergenti da colonizzare e rendere omogenei ai grandi Leviatani in lotta. Prendiamo un dato elementare. Fatto di due numeri astronomici. 29 mila miliardi di dollari, 21 mila miliardi. Uno è il debito sovrano USA. L’altro il suo disavanzo commerciale. E’ del tutto evidente che il dominio del dollaro ormai sganciato dall’oro dalla fine di Bretton Woods, può reggersi ad una sola condizione. Riaggiustare quei numeri. Continuando a stampare dollari, in un meccanismo regolatorio in grado di controllare l’inflazione ed espandere l’export, aumentando al contempo la domanda interna e il gettito fiscale. Senza incappare nella marginalità economica o un catastrofico default

Il ruolo di Cina e Russia

Dunque da un lato la Cina dalla impressionante capacità espansiva. Poi la Russia oggi monoculturale e poco diversificata: grano e materie prime più oro. Al centro però il DomInus che tutto sorregge oggi. L’Atlante geopolitico e militare unilaterale ed espansivo dopo il 1989, la cui carica destabilizzante non poteva che scontrarsi con gli altri due Imperi fin qui regionali e commerciali, ma privi di debito e con due formidabili rendite di posizione. Il basso costo del lavoro – Cina – e una dotazione inesauribile di materie prime e alimentari: la Russia.

Ma è precisamente da questo scontro titanico che oggi provengono i problemi del mondo, o almeno una gran parte di essi. Ìnflazione, recessione, crisi della logistica, sanzioni, crisi alimentare e guerra. E guerra in una linea di faglia periferica sulle rive del Mar Nero area cruciale di tutti i traffici est ovest. Dal Mediterraneo all’Oceano indiano.

Bene, in conclusione sfatiamo alcuni miti. Non è vero che in gioco ci siano forze economiche invisibili. Non è vero che lo stato nazione si è eclissato. Non è vero che la finanza sia inafferrrabile. La finanza segue i megatrends della grande politica. Concentrato della geoecomomia. E che oggi si chiama Geopolitica, incentrata sui macro-stati e le macro-potenze che scrivono l’ordine del mondo. Quello che una volta si chiamava Imperialismo fase suprema del capitalismo, dopo il 1989 va declinato al plurale: Imperialisml fase suprema dei Capitalismi.

L’assenza dell’Europa

Manca in questo quadro l’Europa, via via nano economico oltre che politico, subalterna e incapace di ruolo arbitrale. Ma questo sarebbe un altro discorso da sviluppare a parte. Resta il fatto, se il quadro fin qui descritto è veritiero, che una sinistra incapace di guardare in questa ottica globale i problemi, resterà sempre una sinistra embedded. Prigioniera di favolistiche narrazioni di lotta tra bene e male, democrazia e barbarie. Priva di una visione critica del capitalismo. E incapace di delineare prospettive realistiche di coesistenza tra mondi e mutamento della infernale catena economia-guerra-dominio-sfruttamento dell’uomo e della natura. Insomma una sinistra senza la critica del Capitalismo nei termini di cui sopra, non è sinistra. E’ perdente. E lascerà inevitabilmente il campo al disastroso contro movimento reazionario populista. Del centro neanche a parlarne. Perché come è noto oltre là destra e la sinistra, c’è sempre stata solo la destra. Come la storia insegna.