E riecco Silvio B. l’ingiusto perfetto

“L’ingiusto agisce come da un punto di vista tecnico; come un abile timoniere o come un medico sa cogliere immediatamente ciò che la sua tecnica gli consente o non gli consente di fare, esegue una cosa, evita l’altra; nel porre in atto le sue manovre ingiuste, è per retta esperienza capace di non farsi scoprire (è questo un tratto importante della sua perfetta ingiustizia, perché farsi sorprendere comporta un giudizio di mediocrità). Di qui il postulato fondamentale dell’ingiustizia assoluta: sembrare giusto pur senza esserlo. Si deve dunque riconoscere al perfetto ingiusto perfettissima ingiustizia, senza limitazioni di sorta, e concedergli, per ingiustissime imprese, nobilissima fama di giustizia, inoltre capacità di rettifica in caso di manovra sbagliata, parola abile e persuasiva in caso di denuncia, attitudine all’uso della violenza dovunque si renda necessaria e, a questo fine, aggressività e forza sostenuta da una solida rete di amicizie e da buone disponibilità finanziarie.

“Quando nascono conflitti, sia in questioni private sia pubbliche, egli vi sa entrare decisamente ed è abile a uscirne con successo, prevalendo sull’avversario: questo prevalere si traduce in arricchimento, la ricchezza gli dà la possibilità di proteggere gli amici e di rovinare i nemici, onorando contemporaneamente la religione ufficiale in modo esemplare e magnifico con sacrifici e donazioni. Tutti sono convinti che ben a ragione lui, non il giusto, sia prediletto dagli dei.

“Ma il più sicuro indizio che una città soffre di un sistema educativo sbagliato e dannoso, è che tutti, non solo la gente comune e gli artigiani, ma anche quelli che pretendono di aver ricevuto un’educazione liberale, hanno un gran bisogno di medici e di abili avvocati”

“Mi pare cosa sommamente vergognosa”

“E non ti sembra vergogna ancor più grande che la gente passi la vita nei tribunali a difendersi o ad accusare e che abbia anche il cattivo gusto di vantarsene, ostentando la propria abilità nell’offendere, nell’essere capace di trovare mille ripieghi, mille uscite, sotterfugi, contorcimenti pur di sottrarsi alla pena, ignorando quanto più bello e più nobile sia porre ordine nella propria vita e non aver alcuna necessità di comparire di fronte a un giudice annoiato e sonnacchioso?”

“Sì, è vergogna ancora più grande”

(Platone, “Repubblica o Sulla Giustizia”, IV secolo a. C.)