Sulla nave che affonda
l’Elevato
bombarda il Vanitoso

Chissà con quale stato d’animo Grillo avrà steso il suo più recente richiamo alla “creatura”. Quello in cui interviene nel conflitto molto aperto tra Conte e Di Maio, due anime del “movimento” che rischiano seriamente di andare ciascuna per la sua strada. In quel messaggio il padre dei Cinque Stelle ha cercato di ricordare il valore dell’unità interna, aggiungendo una legnata destinata a Di Maio che nei giorni precedenti aveva aperto le danze chiamando in causa l’attuale capo politico in coda alla elezione del Presidente della Repubblica. Non era piaciuta a Di Maio l’intera gestione della vicenda da parte di Conte, men che meno il modo in cui, accodandosi a Salvini, si era giocato la “carta” Belloni, massima dirigente del DIS, ad un certo punto annunciata, in leggera differita rispetto al leader leghista, come candidata sicura al Colle.

La frattura sembrava e sembra insanabile: dove si va a parare mediamente in queste condizioni? Alla rottura definitiva: Conte da un lato, con parte della base, una manciata di parlamentari e della componente grillina di governo, e Di Maio dall’altra, anche lui appoggiato da alcuni settori della base, da un tot di senatori e deputati nonché da un discreto numero di ministri. A farsi la guerra, all’inizio dell’”ultimo miglio” prima delle Politiche, partendo da quel tredici-quattordici per cento che da tempo i sondaggi assegnano al M5S. Non va bene, è chiaro. Così Grillo, è risalito sul palco allestendo una messinscena esasperata, in cui si dipinge come un divino, padre giusto e misericordioso che parla direttamente alle coscienze del suo pubblico: “Non dissolvete il dono del padre nella vanità personale (figli miei)”, ammonisce con un tono da saggio dei tempi più che antichi, tra fumetto e sacre vicende, mentre la scena delle cose del mondo si mostra purtroppo come truce ora dei lupi ed è questo acuto dramma a costringere l’Elevato, il padre, a prendere la parola per salvare i suoi figli.

“Stavolta hanno chiuso”

Un trucco scenico, una caricatura tuttavia ben disposta ad essere assunta, se càpita, come leale manifestazione di affetto divino prima che paterno, insomma, chi ci crede ci crede, va bene uguale, un teatro a doppio binario che a Grillo è sempre piaciuto, gli viene in souplesse quando è in fase “sedata” e di tutto in fondo gliene frega clamorosamente di meno, aldilà dei toni usati. Ecco: deve aver scritto, sceneggiato questo siparietto con enorme spirito di servizio e niente passione. Forse nemmeno lui comprende fino in fondo che cosa abbia fin qui impedito ai Cinque Stelle, tra un lifting e l’altro, di sparire totalmente dalla faccia della terra. Perché nel corso di pochi  anni hanno fatto tutto quello che si poteva per trasformare le stelle in polvere, tutte le capriole, tutti i carpiati, tutti i tuffi. Almeno una mezza dozzina di volte si è potuto concludere, seguendo le loro vicende, “ecco, stavolta hanno chiuso”, e invece siamo ancora qui che ci chiediamo se Beppe Grillo avesse preso il protettore gastrico prima dell’intervento. E se con la battuta a proposito della vanità abbia inteso “segare” Di Maio oppure solo fargli volare “la cipria”. Lui, che di suo parteciperebbe solo a gare di livello massimo in cui è stra-certo di vincere, perché deve continuare a rompersi le balle per la sorte di una forza politica dai dati mediocri che si muove a mezza costa con gravissime sofferenze alle gambe? L’Elevato padre si sta nonnizzando? In questo mare di tenerezze, tuttavia, “mena” senza nominarlo Di Maio il Vanitoso, Conte tira un respiro di sollievo, Di Battista gongola…Tutti fatti loro, tutti…ma disgraziatamente questa fase della deriva dei continenti grillini scava sotto i piedi della maggioranza, del governo, del centro-sinistra…

Perché Di Maio dà l’impressione di essere diventato uno che sa il fatto suo e non ha paura di nessuno. Sta nel governo e di questo governo è una certezza. Fa il ministro degli Esteri – carico di prima grandezza – e nessuno se ne lamenta, anzi, miete giudizi seri e positivi anche a sinistra dove fino a qualche tempo fa era stimato sinceramente poco. Si riconosce nell’alleanza con il Pd, nel centrosinistra, e non è corso in strada urlando “eleggeremo un presidente donna” come hanno fatto gli altri in fondo per fottere quella candidatura oppure chi vi si fosse opposto. Conte, invece, pare stia occhieggiando dove può, e cioè in direzione di Di Battista e di Salvini che stanno a destra. Di Battista – che in teoria dovrebbe essere fuori-gioco, non sta più coi Cinque Stelle – fa sapere a Conte d’essere solidale con lui e a Di Maio che fra un po’ resterà solo come un salame perché bussano ormai in tanti alla sua porta, Conte compreso. E inizia, in casa grillina, la corsa alla migliore performance, quella più in odore di antichi ardori e certamente in favore di pubblico, mentre Di Maio pare in difficoltà, piuttosto in angolo, a cominciare dalla questione del limite massimo del numero di candidature: erano e sono ancora due, ma si vorrebbe ritoccare quell’asticella per dare modo “ai migliori” di non interrompere un’esperienza divenuta una colonna dell’esistenza cinque stelle, forse l’ultima, e Di Maio è certamente uno di questi “migliori”. Su questo versante, il ministro degli Esteri sembra proprio in scacco: come ne esce, se ha Grillo che lo bacchetta, Conte che ormai se può lo attacca a un muro, Di Battista pronto a fare, davanti a lui peccatore, il vergine orgoglioso in un postribolo? Guarda caso, da quelle parti la questione della “vanità” da punire non nasce oggi, ma ieri, appartiene al “pacchetto” delle origini.

Due (ex) sindache e una cena

Eccoci di fronte a uno dei temi che stanno più a cuore all’Elevato padre che anni fa, come un maestro templare, fece espellere dal Movimento la signora Federica Salsi accusandola proprio di “vanità” e offrendo la sua testa ai frizzi e lazzi di un pubblico ottimamente ammaestrato e assetato di sangue. Capiterà anche a Di Maio? Non fossimo stati a un anno dalle elezioni, forse sì: il solo al quale viene concessa la libertà di farsi travolgere dalla vanità è Grillo, lui riassume tutta la vanità dei suoi “figli”, se la carica sulle spalle e gli altri stiano in riga che son numeri. Ma ora no, forse. Poche ore dopo il messaggio sulla vanità, molti soggetti si orientano nella corretta direzione, anche fuori dal partito, nel mondo dell’informazione e Scanzi in tv attacca e denigra Di Maio come mai aveva fatto prima. Conte scatta con agilità alla parola “Nucleare” e poche ore fa dichiara che mai dal suo partito verrà un voto che appoggi lo schema energetico adottato dall’Europa in questa fase di transizione, dove si parla di gas e nucleare di ultima generazione. Bella mossa. Troveranno il modo di accordarsi, se riescono ancora a parlare guardandosi negli occhi dopo essersi detti di tutto. Ma Di Maio dovrebbe accettare una “normalizzazione” del suo potere in cambio di una serie di eccezioni da apporre alla regola del doppio mandato. Difficile. Infatti, si dà da fare: chiama Chiara Appendino, incontra Virginia Raggi, invita a pranzo “privatamente”  Elisabetta Belloni comunicando al mondo i suoi ottimi rapporti con lei. Intanto, in molti ora invocano un luogo in cui dirimere l’intrico, una sorta di Congresso di partito, ovviamente sentendo la base on-line. Mentre frulla nella testa del grande pubblico la convinzione esternata da Di Battista in tv che Tremonti sarebbe stato un buon presidente e per questo avrebbe avuto il suo voto. Lo stesso personaggio che ha tenuto a ribadire come per lui sia fallita la democrazia parlamentare e la sola strada sia, come alle origini del M5S,  la democrazia diretta. Solo che le cose stanno cambiando anche in casa leghista e il nuovo assetto, potrebbe costringere anche i Cinque SL’Elevatotelle, o quello che ne resterà, a ridisegnarsi. E che sarà del governo ora che Conte ha capito che tutto si giocherà in questa campagna elettorale per lui già iniziata in casa?