E ora Putin se la prende anche con le vittime
dei gulag

Non è bastato l’appello firmato dai premi Nobel Michail Gorbaciov e Dmitryj Muratov. L’associazione Memorial Internazionale è stata messa in liquidazione forzata da una sentenza della Corte Suprema russa. Nel giro di vite che ha colpito le libertà democratiche, associative, politiche in Russia dall’avvelenamento di Aleksej Naval’nyj in poi, il colpo sferrato contro Memorial è di una gravità inaudita, sul piano simbolico e su quello pratico, dei diritti umani e politici. E ieri, a 24 ore di distanza, una nuova sentenza ha ordinato la chiusura del Centro per i diritti umani di Memorial. La colpa del Centro è di avere pubblicato sul proprio sito una lista di 420 prigionieri politici (che include Naval’nyj) e diverse persone perseguitate per motivi religiosi come i Testimoni di Geova. Poiché le persone in prigione sono condannate per “estremismo e terrorismo” anche il Centro, fondato nel 1991, è considerato fiancheggiatore di “estremismo e terrorismo”, nonché di essere un “agente straniero”. Il centro di monitoraggio dei diritti umani – dice un comunicato di Memorial Italia – “ha segnato un passaggio fondamentale, oltre a provocare un cambiamento di atteggiamento nei confronti di Memorial da parte del potere russo”.

La sede dell’associazione Memorial

Memorial è nata nel 1987, Andrej Sacharov ne è stato dal 1989 il primo presidente. Il pretesto per la chiusura sono presunte violazioni della “Legge sugli agenti stranieri” che colpisce le organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero. Ma il verdetto si basa, appunto, su un pretesto: Memorial, pur non condividendo la legge abnorme che bolla come agente straniero un’associazione senza fini di lucro che ha relazioni internazionali, ha cercato di rispettare le norme e ha già pagato, per presunte violazioni burocratiche, multe salate.

“Falsa immagine dell’Urss”

Ma sono le parole pronunciate dalla pubblica accusa a gettare una luce sinistra sulle vere motivazioni: l’Associazione “crea una falsa immagine dell’Urss”, “inquina la memoria e cerca di riabilitare i nazisti”, “Perché noi, discendenti dei vincitori, dovremmo vergognarci e pentirci, piuttosto che essere orgogliosi del nostro glorioso passato? Memorial è probabilmente pagata per questo”. Sotto accusa è il lavoro degli storici, dei coordinatori e dei ricercatori della ONG, volto a  restituire dignità ai milioni di vittime dei Gulag e ai loro discendenti. Una delle prime scoperte di Memorial, all’epoca di Gorbaciov, fu quella relativa alla strage di Katyn’, dove nel 1940 fu perpetrato l’eccidio degli ufficiali dell’esercito polacco e dei prigionieri di guerra da parte dei servizi di sicurezza sovietici e non, come si era fatto credere, dai nazisti. La ricerca storica è, insomma, a trent’anni esatti dalla dissoluzione dell’URSS considerata, da un potere che ha ricominciato ad essere cieco e sordo alle istanze di libertà, “tradimento della patria”.

Andrej Sacharov

L’attività giudiziaria contro Memorial non si serve solo della legge contro gli “agenti stranieri”, numerosi suoi attivisti sono stati accusati delle più diverse nefandezze. Ojub Titiev, direttore di Memorial Grozny, è stato incarcerato per possesso di droga. Jurij Dmitriev, direttore di Memorial Carelia, è stato accusato di pedopornografia. Sono accuse – sottolinea Memorial Italia – palesemente false: Titiev è stato rilasciato mentre Dmitriev, oggi 65enne, è stato condannato tre giorni fa, il 27 Dicembre, a 15 anni di reclusione da scontare in una colonia penale.

Una mostra a Roma

Memorial Italia si ispira ai valori di Memorial Internazionale e ne persegue le attività sul suolo e per il pubblico italiani. Nello scorso novembre ha organizzato alla Biblioteca Nazionale di Roma una mostra per i cento anni dalla nascita di Andrej Sacharov. Lo splendido e terribile Leningrado. Memorie di un assedio di Lidija Ginzburg (Guerini e Associati). Oppure: Elena Osokina, Dietro l’eguaglianza. Consumi e strategie nella Russia di Stalin (Viella), sono due libri importanti usciti in Italia grazie al lavoro di Memorial Italia.

L’associazione italiana ha chiesto al ministro degli Esteri Luigi Di Maio un incontro urgente per sollecitare un intervento ufficiale a difesa di Memorial: “ L’Italia è tra i pochi paesi a non aver presentato le proprie rimostranze a Mosca, né ad aver espresso alcuna dichiarazione di sostegno istituzionale a Memorial Internazionale”.