E no caro Canfora (e non solo), non è Kiev ad avere torto marcio

In una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno, a firma Enrica Simonetti, lo storico Luciano Canfora, grecista, filologo e storico insigne, da sempre fortemente impegnato a sinistra-sinistra (Rifondazione, PdCi, Partito comunista di Marco Rizzo e altro ancora, da comunista inquieto ed errante), ha ribadito – quasi uno sfogo – alcune opinioni “bollenti” sul conflitto in Ucraina che sono moneta corrente in settori non maggioritari del nostro Parlamento, del giornalismo e dell’intellighenzia italiana (ambito quest’ultimo che chiarisce come sia impossibile alcun riferimento a Matteo Salvini).

Il succo? L’Ucraina ha torto marcio. Luciano Canfora, che facendo fede al suo cognome, considera gli attuali governanti ucraini al pari di tarme moleste, è stato spesso al centro di polemiche, pare anzi che ne abbia un bisogno quasi fisico, apparentabile, se pur con gradazioni diverse, a un Vittorio Sgarbi. Tanto bizzoso il critico d’arte quanto affilato e inesorabile il filologo barese.

Luciano Canfora

Alcune controversie sono legate al Papiro di Artemidoro e alla distruzione della biblioteca d’Alessandria, in cui ha fatto valere un esprit e una competenza che gli è unanimemente riconosciuta, altre sono riferibili a temi a noi più vicini, tra cui una presunta tiepidezza nel dare il giusto peso ai crimini dello stalinismo. Merita sottolineare alcuni passi dell’intervista del professore, riportati in corsivo con annesse alcune considerazioni riferite a dati di fatto poco opinabili.

Chi ha violato cosa

«Stiamo assistendo a un conflitto tra potenze e il torto sta dalla parte della potenza che vuole prevaricare». Intende la Russia, vero professore? «No! L’Ucraina!». Riferendosi alla gita di Salvini in Polonia, sbeffeggiato da un sindaco più nazionalista di lui che gli ha sventolato davanti al naso la maglietta Pro-Putin indossata dal leader della Lega nel 2017, Canfora s’indigna: «Come ha potuto Salvini? Invece di andare e prendere le difese di Putin…». Stabilito che se l’avesse fatto sarebbe stato cosparso di pece e piume, torniamo a Canfora, che spiega: «Questa è una guerra tra potenze (…) nessuna potenza può accettare i missili a pochi chilometri dalla sua capitale. (…) L’Ucraina sta disattendendo gli accordi del ’91, quando i Paesi dell’Unione Sovietica si staccavano da questa, formando la Comunità degli Stati indipendenti, CSI. E invece nel 2014 viene fatto un colpo di Stato e si caccia il governo in carica».

Vediamo. La cortina di ferro ha visto Paesi europei e Stati Uniti a portata di missili dei Paesi del Patto di Varsavia (e viceversa) per decenni e mai nessuno, a Est come a Ovest, visto il regime di deterrenza nucleare, ha mai immaginato di turbare quell’equilibrio. Nessuno Stato europeo ha mai coartato la volontà di un altro Stato democratico, ben differente il trattamento riservato dall’Urss ai satelliti Ungheria e Cecoslovacchia. In quei casi si trattava di interventi armati entro gli ambiti di interesse/dominio dell’Unione Sovietica e la logica dei blocchi era ferrea, stavolta no, a meno che non si pensi putinianamente che trent’anni siano passati invano.

In Ucraina il primo ottobre del ’91 si tiene un referendum sull’indipendenza, i voti favorevoli sono oltre il 90%. Polonia e Canada riconoscono l’indipendenza ucraina il giorno dopo, insieme alla repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa guidata da Boris Eltsin. Canfora parla di accordi del ’91 disattesi. Ovvero? L’8 dicembre dello stesso anno, a Minsk, Russia Bielorussia e Ucraina sono i primi membri della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi) a decretare lo scioglimento dell’Urss. La Csi è un organismo consultivo che deve occuparsi anche delle armi nucleari collocate in Kazachistan, Bielorussia, Russia e Ucraina. Kiev aveva solo il controllo fisico di questi armamenti, quello effettivo restava a Mosca. Seguirono negoziati tra l’Ucraina, la Russia, gli Usa e il Regno Unito , chiusi nel 1994 col Budapest Memorandum: l’Ucraina smantellava i missili nucleari con la garanzia che le altre potenze nucleari avrebbero rispettato “la sua indipendenza e sovranità e i confini esistenti”. Molto noioso, è vero, ma è per concludere con una domanda: chi ha disatteso gli accordi?

Canfora poi non riconosce legittimità alcuna alla rivolta del 18-19 febbraio 2014 in piazza Maidan a Kiev contro il filorusso Viktor Yanukovič, a capo di un governo imbelle e corrotto ma fedele a Mosca. Una rivoluzione “arancione”, come venne definita, accompagnata da un forte movimento popolare insofferente della tutela russa e da gruppi di militanti di estrema destra. Tempo due giorni e l’esercito di Mosca occupa la Crimea: un atto di guerra in un Paese indipendente. E si arriva al protocollo di Minsk in settembre, a rivolta separatista nel Donbass già in corso. Il resto, comprese le reticenze di Zelenski a dare piena attuazione agli accordi, con una autonomia forte delle zone di Lugansk e Donetsk, è storia tragica di questi giorni.

Profughi e passanti

Ancora Canfora, critico sulle troppe pagine “vuote” dei grandi quotidiani, impostate sulla emozionalità: «Io vorrei notizie sull’andamento del conflitto, perché la storia di una Irina che perde il bambino è un caso particolare e basta. Da giorni poi si parla di un milione e mezzo di profughi in marcia: neanche ai tempi delle invasioni barbariche! Non credo in queste cifre e soprattutto, anche se sappiamo che l’informazione va così, non è possibile accendere la Tv e sentire una serie di interviste ai passanti». Ecco una indelicatezza grave a braccetto di una solenne sciocchezza: il professore, mai privo di acribia nella compulsazione di antichi documenti, per non contraddire l’assioma ferocemente anti-occidentale da cui fa discendere le sue doglianze e soverchiato dalle memorie della Guerra del Peloponneso, dà del bugiardo a Filippo Grandi, Alto commissario ai rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), che ha parlato di due milioni di rifugiati in fuga dalla guerra. Forse, magari ammesso che nessuno ha mai, mai minacciato la Russia con un atto bellico, sarebbe meglio chiedersi se accanto all’espansione della Nato, peraltro accettata e vista dai vari Paesi come essenziale difesa dai ben noti sistemi moscoviti, nell’invasione in Ucraina abbiano o meno contato qualcosa le pulsioni restauratrici e neo-imperialiste di Putin. Tutte faccende che dovrebbero disturbare, almeno un po’, un rivoluzionario dalla parte del popolo come Canfora. Popolo e passanti sotto le bombe compresi, è chiaro.