E così le vicende della guerra non vanno come previsto da Putin

Eterogenesi dei fini. E’ un modo un po’ complicato e filosofico per definire qualcosa di abbastanza semplice, come quando le cose non vanno come avevamo previsto in base alle nostre azioni. Ma l’eterogenesi dei fini diventa tragica quando si mescola con la guerra. E’ successo tante volte, specie quando si tratta di Russia, sempre invischiata tra “guerra e pace”.
L’eterogenesi dei fini colpì Napoleone, quando si accorse che la conquista di Mosca, deserta ed incendiata dai russi (1812), gli era inutile. Colpì Hitler, quando lanciò, con l’appoggio di Mussolini, l’Operazione Barbarossa pensando di invadere l’Unione sovietica (22 giugno 1941) con una “guerra lampo” (blitzkrieg) e invece fu bloccato a Mosca, Leningrado e soprattutto a Stalingrado (17 luglio 1942-2 febbraio 1943).

La “guerra lampo” di Putin

Adesso l’eterogenesi dei fini ha maledetto anche Vladimir Putin. Ha scatenato una guerra che avrebbe dovuto durare pochi giorni, tra gli applausi dei russofoni, abbattendo il governo di Volodymyr Zelensky. Non è successo niente di tutto questo. Il popolo ucraino, russofoni compresi, ha risposto all’invasione russa con una resistenza straordinaria e inattesa e il suo esercito, compresi i civili in armi, ha dimostrato di essere assai più addestrato, armato e determinato di quanto si credesse. Non solo Vladimir Putin, “un genio” secondo il suo amico Trump, ha sbagliato tutti i suoi calcoli, ma l’eterogenesi dei fini ha dato effetti del tutto inaspettati anche a livello internazionale.
L’Europa liberaldemocratica, che era il suo vero obiettivo strategico, si è rivelata più forte, unita e determinata nel sostegno all’Ucraina. Anche la Nato, contro la quale Putin si era scagliato, a causa di un’eterna sindrome russa di accerchiamento, presto sarà, paradossalmente, ancora più estesa e forte. La ferocia dell’aggressione russa, infatti, ha scardinato decenni e addirittura secoli di neutralità di paesi confinanti.

Finlandia e Svezia nella Nato?

La piccola Finlandia, attaccata a tradimento nell’inverno tra il 1939 e il 1940, che resistette, anche qui inaspettatamente, alle armate sovietiche, vuole interrompere, in questi giorni minacciosi, la sua lunga neutralità. Ancora più clamoroso è il caso della Svezia, che fu una grande potenza tra XVII e XVIII secolo, in antagonismo proprio con la Russia, e da quasi due secoli ha scelto una rigorosa neutralità, pur avendo un potente esercito basato sulla “difesa totale”.
Svezia, Finlandia e addirittura -si sussurra- la stessa Svizzera, culla della neutralità europea e mondiale, sembrano tentate di entrare nel sistema di difesa Nato. Eterogenesi dei fini anche per il presidente Usa Biden, che, con passo incerto, ha sbagliato bersaglio polemico parlando a sproposito di “genocidio”.
Eterogenesi dei fini anche per i mass media, che hanno moltiplicato le terribili immagini della guerra, diventate così insostenibili da innescare una reazione di difesa emotiva che arriva alla sfiducia e negazione della realtà. Eppure la guerra, i morti e la sofferenza sono là, proprio dietro l’angolo.