Due Italie di fronte all’emergenza: una combatte, l’altra contesta

Lo scrittore Gianrico Carofiglio, senza tanti giri di parole, la riassume così su Twitter: “Tutto quello che sta accadendo, volendo giocare con le metafore, è una formidabile lente di ingrandimento. Ci fa vedere persone e virtù eccezionali che prima non avevamo notato. Ma ci fa vedere anche, in proporzioni gigantesche, alcuni imbecilli che purtroppo conoscevamo già”.

Gli uomini e le donne che sono al “fronte”

Ecco, l’emergenza provocata dal Coronavirus ci ha mostrato in modo chiaro due Italie. Diverse, contrapposte. Distanti culturalmente, antitetiche per senso civico. Quasi inconciliabili. Conoscere queste due Italie, seguirne i sentimenti, le passioni, le ambizioni, servirà per il dopo. Perché arriverà un dopo e ci sarà bisogno di ricostruire.

La prima Italia è sotto i nostri occhi. Da quando sono stati scoperti i primi casi di Coronavirus a Codogno è venuta avanti e ha ingrossato le sue fila. Si è mostrata con il coraggio con cui ha cercato disperatamente di scacciare le paure. Questa Italia sono i medici che hanno affrontato, spesso a mani nude, un male sconosciuto, anche a costo di rimetterci la vita, com’è accaduto. Con loro in prima linea ci sono stati gli infermieri: hanno aiutato a combattere, hanno consolato, tenuti vivi quei difficili contatti tra chi stava male e i parenti lontani. Tutti quelli che lavorano nel nostro Servizio sanitario – finalmente abbiamo scoperto quanto è importante – hanno dimostrato di avere la forza, il coraggio e la competenza. Teniamone conto.

Un’àncora di salvezza al Quirinale

Questa prima Italia con il tempo si è riempita di altre figure, a cominciare dai sindaci, soprattutto quelli che sono stati sulla linea del fronte. E poi i farmacisti, il personale delle ambulanze, i volontari della protezione civile, le forze di polizia e chi si è occupato della nostra sicurezza, chi ha pensato alle tumulazioni, le donne e gli uomini delle Ong, il volontariato laico e religioso. Le commesse e i commessi dei supermercati che ci hanno visto sfilare davanti a loro e con la paura negli occhi ci hanno permesso di fare la spesa, e tutti quelli che, ciascuno nella propria postazione, hanno permesso a noi di stare chiusi in casa senza troppe privazioni, dai lavoratori delle aziende alimentari a quelle farmaceutiche, dagli autotrasportatori agli agricoltori, dai giornalisti (con qualche eccezione) a tutti gli operatori dell’informazione e agli edicolanti.

Ci metto anche, in questa bella Italia, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in alcuni passaggi critici è stata un’àncora di salvezza, come gli ha ricordato l’ex partigiano calabrese Malerba – sì, aggiungo anche lui – in un video di ringraziamento inviato al Quirinale. E poi, lasciatemelo scrivere: il governo – sì, quel governo a cui non ho risparmiato critiche sin dalla sua nascita – che, nonostante qualche errore, sta lavorando con abnegazione e con fermezza. A cominciare dal presidente del Consiglio e dai ministri più esposti come Roberto Speranza e Roberto Gualtieri. Una classe dirigente alla prova del fuoco.

Certo, ci siamo anche tutti noi che, tra un borbottìo e l’altro, abbiamo rispettato le regole di ogni decreto e ci siamo chiusi in casa a inventarci un altro modo di passare le giornate cercando di volerci bene nonostante la reclusione forzata.

Forse dimentico qualcuno, ma questa grosso modo è l’Italia che ha affrontato la battaglia con responsabilità e con coraggio. Con il rispetto degli altri.

Poi c’è l’altra Italia, per fortuna minoritaria. E’ l’Italia che ha aggirato le norme mettendo in pericolo gli altri. Sono le (poche, per fortuna) migliaia di persone denunciate per violazione delle norme di sicurezza in diverse città del nostro Paese. Cittadini senza città, chiusi nei loro egoismi che sono sempre al di sopra di tutto e di tutti.

 

Una destra che non conosce la responsabilità nazionale

Questa vicenda ha mostrato anche un’altra Italia, piccola piccola, che nelle stanze di alcuni partiti, ha cercato di strappare uno zero virgola di consenso sparandola sempre più grossa. Se dico Salvini e Meloni credo sia chiaro a tutti che cosa intendo. I miliardi promessi come fossero bruscolini, ogni atto del governo contestato, un’opposizione frontale su tutto, il tentativo di far aprire una crisi in tempo di emergenza, la promessa di condoni fiscali ed edilizi, le mille parole vuote. Fino al paradosso di applaudire il premier ungherese Orbán, che diventa dittatore del suo Paese membro della Ue, e poi attaccare il governo italiano accusato di non coinvolgere le opposizioni. C’è poco da aggiungere su questa destra che, in un momento in cui sarebbe stata necessaria la responsabilità nazionale, ha mostrato il suo volto di sempre nonostante la tragedia vissuta dal Paese.

Un caso a parte, dentro questa piccola Italia, è quello di un partito che ha ministri nel governo e che si comporta come un partito di opposizione. Le esternazioni di Matteo Renzi sono tutte lì, fissate sui giornali o sui Tg che lo hanno intervistato, oppure negli archivi del Senato quando è intervenuto in aula, come è accaduto mercoledì. Un concentrato di arroganza, di supponenza, di boria, in alcuni momenti sfociato nell’irresponsabilità (come quando ha chiesto, contro il parere degli esperti, di riaprire tutto). Non c’è stato un atto del governo che sia stato valutato con benevolenza. O era troppo o era poco. E, dulcis in fundo, è arrivato a chiedere persino una commissione d’inchiesta sull’operato del governo di cui fa parte. Un caso unico.

 

Perché Renzi è sempre contro?

Perché Renzi ha deciso di seguire questa strada? Qualcuno pensa che sia a causa dei sondaggi che vanno male, che questo atteggiamento ostile ha fatto però peggiorare di molto. Credo che il motivo sia un altro: l’eccesso di protagonismo. Renzi esiste per essere Renzi. Sempre in prima linea, sempre sopra le righe. Non gli riesce proprio il lavoro di squadra se la squadra non la comanda lui. Offuscato dalla voglia di fare il primo della classe non si accorge più, da molto tempo, di quello che si muove attorno a lui. Crede di essere il leader di un grande partito, mentre invece guida un partitino che, se si votasse, non sarebbe in grado nemmeno di superare una minima soglia di sbarramento.

In conclusione, tornando alla lente di ingrandimento di Carofiglio, sono convinto che questa drammatica vicenda ci farà vedere meglio come siamo fatti noi italiani. Dov’è il bello e dove il brutto. Ci farà vedere le virtù dei tanti che non si sono risparmiati per interesse pubblico e le miserie di chi ha tentato solo di occupare il palcoscenico per interesse privato.

Quando usciremo da questa crisi e dovremo ricostruire un Paese ferito e impoverito si saprà su chi si può contare. Si saprà quali potranno essere i nostri compagni di viaggio.