Addio a Rossella Panarese. Rigorosa e appassionata giornalista scientifica

Anche Rossella Panarese se n’è andata. A poco più di due mesi dalla scomparsa di Pietro Greco, un’altra colonna del giornalismo scientifico italiano ci viene a mancare.

Rossella era la voce di Radio3 Scienza, in onda dal lunedì al venerdì dalle 11,30 alle 12. Ma Rossella era anche la persona che nel passato aveva fortemente voluto quel programma, combattendo per uno spazio tutto dedicato alla scienza, non una rubrica, non un angolino in un contenitore, ma mezz’ora in cui discutere con calma di temi scientifici. E ci era riuscita.

Attenta ai nuovi linguaggi e al lavoro collettivo

Aveva cominciato ad interessarsi di scienza già nel 1991 con la trasmissione Palomar, poi nel 2003 è nata Radio3 Scienza e da allora è andata sempre in onda, modificando e allargando il parco dei suoi conduttori, tra i quali c’era anche il nostro Pietro Greco.

Rossella nel frattempo era diventata la coordinatrice di una parte del palinsesto di Radio3, ma la scienza non l’aveva lasciata: non solo partecipando attivamente alla costruzione quotidiana della trasmissione, ma spesso tornando a condurre con il rigore, l’attenzione alle parole, la curiosità e la voglia di farsi capire da chi stava di là, nelle case, nelle auto dove atterra il segnale.

Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando ha condotto alcune puntate con una voce un po’ affaticata dalla malattia, ma sempre calda e accogliente.
“Molte erano le trasmissioni e le iniziative che portano il suo segno – ha ricordato il direttore di Radio3 Marino Sinibaldi in un articolo pubblicato sul sito della rete – fino all’attenzione per i nuovi linguaggi e i nuovi formati dell’ascolto (era di Rossella l’idea del nostro primo nostro podcast originale, il fortunato Labanof). Ma ancora più decisivo il ruolo che aveva quotidianamente e in maniera più o meno visibile, contribuendo – fino ai suoi ultimi giorni di vita, con coraggio e dignità – con la sua intelligenza e la sua passione a un lavoro che è collettivo e che Rossella ha sempre vissuto (e apprezzato) in quanto tale”.

Fare le domande è difficile, bisogna studiare

Qualche anno fa, davanti a un bicchiere di vino, Rossella mi raccontò che a qualcuno che le faceva i complimenti per come conduceva le interviste “perché fare domande è difficile” lei aveva risposto: “Ma va, io ho scelto la strada più facile: non sai quanto è difficile dare le risposte”. Era una battuta che a noi abituati a fare domande faceva ridere.

Ma, oggi lo posso dire con certezza, era anche una falsità: fare le domande è una cosa difficile ed è anche estremamente importante. Rossella lo sapeva e ogni volta che doveva intervistare qualcuno o che moderava un incontro studiava a lungo. Fare domande è difficile perché devi sapere abbastanza ma metterti nelle scarpe di chi non sa, che è esattamente il contrario di quello che normalmente avviene oggi.

Fare le domande è poi particolarmente difficile per chi si occupa di comunicazione della scienza perché vuol dire operare una mediazione tra gli scienziati e i cittadini, ascoltando le esigenze di entrambi e possibilmente creando o rinsaldando un legame di fiducia.

Pietro, Rossella e il giornalismo scientifico

rossella panareseIn questo ultimo anno caratterizzato da quella che l’Oms ha definito infodemia, una epidemia di notizie e informazioni spesso contrastanti tra loro in cui diventa difficile raccapezzarsi, questo lavoro di mediazione era particolarmente importante e non sempre è riuscito. I lettori o gli ascoltatori sono stati spesso trattati come bambini che devi spaventare o rassicurare piuttosto che come cittadini che devi informare perché facciano le loro scelte.
Sicuramente questo però non è mai avvenuto con Rossella e Pietro: loro erano entrambi interessati alle relazioni tra scienza, società, cultura e democrazia ed erano coscienti di una richiesta di cittadinanza scientifica che va ascoltata.

Ognuno con il suo stile, Rossella e Pietro hanno fatto un grande giornalismo scientifico, ovvero non hanno raccontato una scienza lontana nello spazio e nel tempo, ma sono rimasti sempre legati a quello che succede qui e ora per farci capire un po’ di più il mondo e per mantenere vivo il nostro pensiero critico. E di questo li ringraziamo.