Milano, così muore la ”razza operaia”

C’è chi parla di mancanza di mascherine sulle facce dei tre operai vittime dell’ennesima orribile strage di Milano. C’è chi, invece, racconta come in quella azienda metalmeccanica fosse presente un’ossessiva vigilanza attorno alle necessarie misure di sicurezza. Forse un giorno sapremo la verità. Quello che possiamo dire subito, senza timore di smentite, è che il ”mestiere” dell’operaio, anche in quella che pomposamente si annuncia come l’industria 4.0, l’industria dei robot che sostituiscono corpi e menti umane, rimane un mestiere terribile, esposto quotidianamente al rischio di morte. Volete una cifra? Tredicimila ci hanno lasciato le penne negli ultimi dieci anni. Una strage. E’ il dato fornito dall’Osservatorio indipendente sulle morti sul lavoro di Bologna. Mentre l’Inca Cgil parla sul proprio sito di circa ottocentomila infortuni denunciati ogni anno all’Inail.

Cifre terrificanti. Provate a pensare a queste schiere di vittime e immaginate, accanto, un altro film. Quello che in questo stesso tempo iniquo ha visto un accanimento poco terapeutico, non per affrontare e mutare questa terribile realtà, bensì per svalorizzare il lavoro. Ovvero per rendere più facili i licenziamenti, per far crescere l’occupazione sì ma soprattutto quella fornita dai contratti brevi. Forme lavorative che certo non erano presenti alla Lamine, la fabbrica del quartiere Greco di Milano dove si è svolta l’ennesima “esecuzione”, ma che possono alimentare la corsa generale all’infortunio. Perché quando non hai la sicurezza del tuo diritto al lavoro sei portato anche ad allentare la tua vigilanza, a vendere la tua “forza lavoro” costi quel che costi. Un recente seminario su “Salute e Sicurezza nel lavoro atipico e flessibile” organizzato da CGIL e NIdiL CGIL, in collaborazione con Civ Inail, ha reso noto alcuni dati che testimoniano questa realtà. Nel solo triennio 2014, 2015, 2016 si sono avute, per i lavoratori cosiddetti flessibili (in somministrazione, in collaborazione e voucher),  circa 13mila denunce di infortuni all’anno.

Non basta comunque, elencare le statistiche, piangere adesso sui morti di Milano, proclamare un ennesimo sdegno. Può invece scaturire, da questa nuova dolorosa vicenda, una lezione, uno scatto, una rivolta. Ovvero sarebbe doveroso rimettere al centro dell’azione di governo, dei programmi di forze politiche che vogliono essere “di sinistra”, che si autoproclamano “partiti del lavoro”, i temi dei diritti alla dignità di chi lavora. Dai pony express che cavalcano i motorini per le vie cittadine, ai metalmeccanici addetti a nuovi e antiche mansioni, agli edili accampati su fragili impalcature. C’è una campagna elettorale. Dovrebbe essere un banco di prova su questi temi. Per favore rompete il silenzio, discutete della ”razza operaia”. E del suo ruolo, dei suoi destini. Voi che magari un tempo addirittura sognavate la “dittatura del proletariato”.

 

Leggi la lettera: I morti sul lavoro di serie B