Dopo La Russa, il putiniano Fontana: la destra compie il delitto perfetto, ma va divisa al Colle

Sembrava tutto facile all’indomani del risultato delle elezioni, per la prima volta autunnali. La valanga di centrodestra sembrava destinata a travolgere una opposizione resa afona dalla sentenza delle urne e anche dalla incapacità di coalizzarsi o, almeno, di compiere un percorso in comune tale da arginare la scontata avanzata della destra. Sembrava tutto facile ma poi, alla prova dei fatti, il perfetto ingranaggio messo su da Giorgia Meloni ha già trovato un paio di granelli di sabbia che hanno rischiato di inceppare il meccanismo.

Prima l’elezione di Ignazio La Russa alla presidenza del Senato avvenuta senza i voti di Forza Italia ma grazie ad un soccorso esterno che nessuno fino ad allora avrebbe previsto. E poi quella del putiniano Lorenzo Fontana alla terza carica dello Stato con quindici voti in meno di quanti avrebbe dovuto averne. Non determinanti, comunque un segnale di un disagio forte all’interno del centrodestra che dopo essersi assicurato la guida di Senato e Camera, deve ora affrontare il passaggio più difficile. Quello di presentarsi al Quirinale con la garanzia di una maggioranza stabile e con una lista di ministri capaci di impegnarsi per il Paese, in palese difficoltà, e non solo a curarsi gli interessi personali e di partito.

Gli appunti di Berlusconi

berlusconi salvini meloniGiorgia Meloni scalpita, Matteo Salvini la asseconda pur di emergere dall’apnea in cui lo aveva costretto il modesto risultato elettorale. Entrambi vorrebbero poter fare a meno di Silvio Berlusconi che non ci sta a fare il padre nobile in una coalizione di cui è sempre stato padre-padrone. Ed allora prima l’ex cavaliere toglie l’appoggio a La Russa, poi offre a favore di obbiettivi i suoi appunti a proposito di quel che pensa di Giorgia Meloni, la ragazza irrispettosa che lo vuole lasciare al palo. Assumendo un “comportamento supponente, prepotente, arrogante, offensivo. Nessuna disponibilità al cambiamento. E’ una con cui non si può andare d’accordo”. Ridicola è stato depennato. Nero su bianco, su carta intestata di Villa San Martino, la residenza di Arcore, una di quelle dove la leader di Fratelli d’Italia non ha mai amato andare perché per lei gli incontri politici si fanno nei luoghi deputati e non a casa di qualcuno. Fosse pure Berlusconi che si trova a fare i con una posizione inusuale  di marginalità che avrà conseguenze innanzitutto sulla consistenza della rappresentanza di Forza Italia al governo. Ed anche sui nomi poiché, tranne Antonio Tajani, la premier in pectore pare non gradisca nessuna delle proposte che le sono state sottoposte. La replica di Meloni: “Manca che non solo ricattabile”.

Non sarà dunque facile, nei tempi rapidi che Meloni si augura, arrivare al primo governo presieduto da una donna, una volta ricevuto l’incarico dal presidente Mattarella dopo le consultazioni a cui sembra difficile che i tre leader vadano insieme, pur nella consapevolezza che senza uno dei tre l’esecutivo non nasce.  Anche se il voto in Senato non ha segnato l’ipotesi di una nuova maggioranza e alla Camera si è andati solo in sottrazione la granitica coalizione rischia. L’opposizione non ha trovato di meglio che dividere i propri voti su candidati di bandiere. A ciascuno il suo.

“No a un presidente pro Putin”

Nonostante tutto due caselle sono state occupate. Il nostalgico Ignazio Benito La Russa siede sullo scranno più alto di Palazzolorenzo fontana Madama e chissà se nell’appartamento gigantesco e lussuoso che gli spetta al Senato si porterà i suoi imbarazzanti cimeli del ventennio. Possibile cambio di abitazione anche per il leghista Lorenzo Fontana che non è noto collezioni immagini di Putin, sacre certamente. E se, una volta entrato nel ruolo, si toglierà dal bavero la spilletta della Lega cui, durante il suo primo discorso da presidente, accolto da uno striscione contro subito rimosso “no a un presidente omofobo pro Putin”, non ha rinunciato.

Fontana ha una consistente carriera politica alle spalle, cominciata con Bossi e di pari passo con Salvini. Ultraconservatore, legato alle tradizioni nel modo meno produttivo, pronto ad esibire la sua fede cattolica come  il suo segretario che esibisce icone, rosari ma anche salame. Se si tratta di esprimersi contro le unioni civili, l’aborto, le unioni civili, la difesa delle radici cristiane dell’Europa è sempre in prima linea, non nascondendo che qualunque innovazione in questi campi non può tendere che alla “cancellazione del nostro popolo”. La sua visione politica gronda difesa dell’identità nazionale e sessuale. Per quanto riguarda le posizioni in politica estera la destra repubblicana americana e i “patrioti repubblicani di Donald Trump” raccolgono le sue simpatie. Ma il presidente russo Putin molto di più. Non c’è partita.

Zan vicepresidente?

Nel discorso di insediamento, di basso profilo, ci sono stati ringraziamenti per Papa Francesco e per il presidente Mattarella, ma anche per Bossi. Con la sottolineatura del ritorno alla centralità del Parlamento come evento positivo auspicando una stesura delle leggi che, se oscure e imperfette, negano i diritti dei cittadini cui va assicurata pari dignità sociale.

Il commento del segretario del Pd Letta sull’elezione di Fontana. “Uno sfregio per l’Italia. Peggio di così nemmeno con l’immaginazione più sfrenata”. I democratici potrebbero proporre Alessandro Zan, il paladino dei diritti, come vice presidente della Camera.