Dopo Draghi c’è Meloni. Crolla la Lega, sconfitto il PD: per la sinistra una difficile traversata nel deserto

Tocca dunque alla destra più estrema, quella che all’estero non hanno remore a definire postfascista. Quella della fiamma ardente della bara di Mussolini messa nel simbolo, quella dei saluti romani, del blocco navale contro i barconi dei disperati, quella dei rapporti ambigui con i gruppuscoli violenti. Difficile stabilire se è un vero spartiacque nella nostra storia recente. In fondo anche le precedenti elezioni avevano
visto trionfare i populisti e i sovranisti e sembrava anche allora di  aver toccato il fondo…

Meloni con Orban

Eppure non siamo in un Paese postfascista. Il successo del partito di Giorgia Meloni è netto ma se si confrontano le percentuali della coalizione di destra con quelle dei partiti che ora staranno all’opposizione, scopriamo che si equivalgono. La pessima legge elettorale voluta a suo tempo dal PD a guida renziana e digerita senza tanti problemi dai diversi schieramenti, è all’origine di questa distonia: si può pensarla all’opposto su tutto, guerra compresa, ma solo se stai in coalizione puoi competere per vincere.

La distanza dall’Europa

Come sarà il governo della destra, di questa destra? Lo vedremo presto. Ma intanto gli effetti più disastrosi riguarderanno già a breve i rapporti con l’Europa. Un tema purtroppo battuto in campagna elettorale solo dal PD, come se l’unica grande questione per gli italiani fosse quella – certo fondamentale – delle bollette. Ma presto rischiamo di renderci conto che non è così: se il governo che verrà rimetterà in discussione il Pnrr, se seguirà Orban e gli anti-europeisti nella loro ostilità ai principi e alle norme della Ue, pagheremo un prezzo ancora più salato di quelli dell’elettricità, del gas e della benzina.

Se i primi dati verranno confermati, la destra resta la coalizione più forte ma lontana dai fasti berlusconiani. Cambiano i ŕapporti di forza, con la Lega in clamorosa discesa a vantaggio di Fdi e bisognerà vedere ora se i governatori del Nord presenteranno finalmente il conto a Salvini.

Traversata del deserto

A sinistra, nel PD, reduce dall’ennesima sconfitta (secondo I primissimi dati al livello del flop delle precedenti elezioni), si riproporrà il tormentone del rapporto con i 5 stelle. Questione mai risolta fino in fondo, nonostante il recente doppio ribaltone di Conte: contro il governo Draghi e contro la candidata scelta assieme con le primarie in Sicilia, Caterina Chinnici.

Ma sia in una parte del PD, sia fra i “cooptati “di Articolo 1 e fra gli alleati rosso verdi, il partito di Conte e Grillo continua ad esercitare un forte e inspiegabile richiamo. Il problema è che in questo scontro si finisce per restare sostanzialmente immobili, senza avviare finalmente quella riorganizzazione sul territorio e quella costruzione di un più ampio campo riformista che è la vera priorità della sinistra in Italia e in Europa.

Per il PD inizia finalmente la traversata nel deserto, all’opposizione: ci saranno occasioni e forse presto un congresso per darsi un profilo più definito e convincente.

Dal canto suo Conte può gioire per aver “solo” dimezzato i voti conquistati nel 2018. Merito o meglio regalo di Giorgia Meloni che con l’affondo contro il reddito di cittadinanza ha prodotto una reazione forte a vantaggio dei pentastellati soprattutto al Sud.

Resta da dire dell’esordio dell’accoppiata Calenda-Renzi che porterà una significativa pattuglia centrista nel nuovo Parlamento, e del flop di tutte le piccole liste personali, da Paragone a Di Maio fino a De Magistris, con buona pace in questo caso di Melenchon: forse una premonizione del fatto che la Francia e l’Europa si stanno davvero allontanando…