“Doc – Nelle tue mani”: la fiction Rai intelligente sulla sanità post Covid

Doc – Nelle tue mani” si era già rivelato, quasi due anni fa, un ottimo prodotto Rai. Ma la seconda serie delle imprese del medico Andrea Fanti, interpretato da Luca Argentero, si è ritagliata in modo intelligente uno spazio per riflettere sulla realtà del sistema sanitario segnato dal Covid. Nella fiction la squadra di medici internisti di un grande ospedale della futuribile e fragile Milano è collocata in un verosimile post pandemia senza più mascherine, green pass, sì o no vax. Lo spettatore viene messo di fronte alle debolezze di una sanità uscita malconcia dallo tsunami Covid, indecisa su quale direzione di marcia prendere per tutelare la salute dei cittadini. E gli “eroi” di ieri hanno smesso di godere dell’alta considerazione sociale di pochi anni prima.

Quale modello di sanità

Il dilemma che ha proposto l’esordio di giovedì 13 gennaio su Rai Uno è se umanità e professionalità possano ancora andare d’accordo o se, invece, le cautele imposte dal virus cinese siano l’occasione per affermare un modello di massimo distacco tra paziente e medico. Par di vedere, sullo sfondo, lo scontro politico su due modelli di sanità: pubblica e universale oppure privata e selettiva. È un tema che gli autori della fiction e i registi Beniamino Catena e Giacomo Martelli hanno affrontato con una rapida virata narrativa, ovviamente non presente nei piani originari pre Covid. Scelta azzeccata, premiata dagli oltre sette milioni di spettatori (30,5% di share) che si sono sintonizzati nella prima serata di Rai Uno.

La riscrittura è avvincente e incalzante e lascia immaginare che le otto puntate (sedici episodi) di “Doc – Nelle tue mani” affonderanno il… bisturi nelle scelte che dovranno fare il legislatore e le autorità sanitarie di domani.

Matilde Gioli

Le caratteristiche del protagonista sono quelle di un medico dalla solida preparazione, infallibile nelle diagnosi, nonostante la sua memoria gli abbia cancellato una dozzina d’anni di vissuto lasciando però intatti studi e conoscenze precedenti.

L’evento traumatico responsabile del “buco” dei ricordi l’ha fatto scendere dal piedistallo nel quale si trovava nell’altra vita, dandogli un volto umano non rintracciabile nel primario algido ed intrattabile che era. E proprio su questa personalità acquisita hanno giocato gli autori restituendo allo spettatore il medico che tutti vorremmo incontrare, circondato da una squadra motivata che si riconosce in lui.

Il gruppo di medici di “Doc” è fin troppo politicamente corretto, con parità di genere, una vice giovane (Matilde Gioli), un eritreo sul punto di tornare in patria per assistere il suo popolo, la specializzanda che si emancipa dalla mamma primaria…

La cronaca entra nella fiction

Gianmarco Saurino

Dalla seconda serie è uscito dagli internisti un medico problematico ma preparato (Gianmarco Saurino), fatto figurare come il “paziente zero” colpito dal Covid di un ospedale che, ad iniziare da lui, si porterà dietro un drammatico carico di morti in una situazione dove la ricerca dei “colpevoli” del disastro sarà l’occasione per una resa dei conti ai livelli più alti e con la politica incombente.

Fanti sceglie di non stare al gioco (va a fare il medico di strada) ma quando capisce che il suo modello di cura ospedaliero – ovviamente umano e professionale – può essere distrutto ci ripensa e rivendica di tornare al suo posto di primario che fu.

Gli autori, è chiaro, hanno attinto parecchio dalla cronaca inserendola in una narrazione che fa leva sui classici buoni sentimenti. E però sembra che abbiano anche voluto sollevare interrogativi complessi con la loro storia. Va da sé che lo spettatore è portato a “fare il tifo” per la squadra di internisti guidati da doc Fanti. L’intenzione è, evidentemente, di riportarli a quel ruolo di “eroi” che tanti hanno smesso di riconoscere loro. Ma con le abili metafore della sceneggiatura questa seconda serie potrebbe essere un esperimento di “fiction etica”, non nuova – le serie americane ne sono piene – ma abbastanza rara sulla Rai. Vedremo. In ogni caso the show must go on, lo spettacolo deve continuare anche in era Covid.