Divisi e soli: ma così è impossibile combattere questa destra

Vedere in TV la destra, erede dei repubblichini, che assume la presidenza del Senato e la presidenza del governo è cosa assai penosa e preoccupante. Dopo il discorso di Giorgia Meloni alle Camere le preoccupazioni sono confermate e, anzi, accresciute. Il suo è stato un discorso di una donna di destra, reazionaria, liberista, ostile e demagogica.

La parola uguaglianza non è mai stata pronunciata e la parola antifascismo è citata solo per relazionarla al terrorismo. Lo schema del ragionamento è elementare: “prima di lei il diluvio, con lei il sole”. Meloni dichiara di voler rispettare la Costituzione ma, da una parte, annuncia in modo perentorio di voler manomettere la forma Parlamentare dello Stato per realizzare il presidenzialismo, dall’altra parte, ignora e nega il principio di uguaglianza che è il pilastro portante della struttura costituzionale e che è ben declinato nell’art. 3 della Costituzione, e ciò in un paese dove le disuguaglianze sono insopportabili e accresciute non è accettabile. Poi, rompe l’unità della nazione proponendo l’autonomia differenziata (art.5 Cost.), affossa l’ambiente riproponendo il modello fossile dell’energia (art.9, Cost.), non colloca l’Italia tra i paesi che promuovono la trattativa per togliere alla guerra il valore di strumento della politica (art.11, Cost.) e neppure cita le giornate per la pace organizzate dalla comunità di Sant’Egidio.

Una visione di società tradizionalista e liberista

Purtroppo, la prima donna presidente del governo italiano ha presentato una visione di società tradizionalista, liberista e regrediente in termini di civiltà, di diritti della persona umana, di funzione dello Stato e di ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo in un momento di guerra.

Il suo riferimento, giusto seppur formale, a papa Francesco è stato subito sconfessato negando il diritto all’accoglienza dei poveri del mondo che è uno dei pilastri del pensiero di Francesco (Enciclica Laudato si’). Anche sui problemi sociali i conti non tornano. Tra le necessità denunciate e le proposte avanzate c’è una separazione: a) per aiutare le famiglie a pagare le bollette non si propone di tassare i superprofitti delle grandi multinazionali, non si dice nulla di concreto sull’aumento dei salari e del salario minimo, b) per creare nuovo lavoro e occupazione non c’è nessuna proposta, denuncia le morti sul lavoro e anche qui nulla: solo rammarico. Il modello che ripropone è quello liberista, “meno Stato e più degrado ecologico”, infatti la sua parola d’ordine è non disturbare le imprese che possono fare quello che vogliono a prescindere dalla qualità sociale e ambientale che determinano. Altre perle reazionarie le troviamo quando parla della natalità che è bloccata, secondo lei, dalla caduta di significato della famiglia (quale?) e non dalla mancanza di lavoro sicuro per i giovani, dalla impossibilità per molti di avere una casa e servizi sociali adeguati e accessibili a tutte/i. Poi, denuncia la necessità sacrosanta di pensioni dignitose, di un sostegno ai malati e ai non abili per cure e accompagno, ma invece di indicare dove reperire le risorse necessarie, avanza una proposta fiscale che riduce le entrate per favorire i ceti alti. Su tante altre questioni, su cui non posso soffermarmi, ci sarebbe da obiettare.

Ora, che le destre peggiori sono al governo, le opposizioni non debbono perdere la testa e dividersi tra chi pensa che sia arrivato il fascismo e chi sottovaluta la pericolosità di questo governo concedendogli una qualche credibilità.

Le opposizioni non possono solo misurarsi sugli aggettivi

Per ora le opposizioni si stanno misurano sugli aggettivi: opposizione dura, ferma, intransigente ecc. Quegli aggettivi, però, devono trovare un significato, un merito preciso per dare risposte ai problemi dei lavoratori, delle donne, dei giovani e delle imprese. Solo così sarà possibile contrastare le scelte reazionar-liberiste e indicare proposte realistiche e alternative. Un punto di riferimento sono le proposte dei sindacati su lavoro, salari, fisco, diritti e ambiente. Proposte che concepite insieme possono indicare un nuovo modello di società, in cui nuovo e maggiore lavoro sarà possibile realizzare solo con grandi riforme socio-ecologiste come: la difesa del suolo contro frane e alluvioni; il diritto a trasporti adeguati e sostenibili per milioni di pendolari (vedi situazione del Mezzogiorno e delle isole) e che per tutti i cittadini significa respirare aria non inquinata; il diritto all’acqua che in molti comuni, soprattutto nel Mezzogiorno, non è garantito a tutti per la dispersione idrica causata da reti vecchie e con poca manutenzione.

Gli effetti del clima alterato

Per quanto riguarda la transizione energetica per contrastare i cambiamenti climatici con il risparmio energetico e la sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili, non si realizza cambiando i fornitori di gas, di petrolio e rimettendo in circolo il nucleare: tutte scelte che hanno causato e causano il degrado ecologico e climatico.

Il confronto con le destre sta nell’idea di società e nella determinazione di realizzare riforme socio-ecologiste, perché qui c’è la chiave per il lavoro e per una superiore civiltà che è possibile e necessario realizzare ora.
Fare opposizione, quindi, per procurare nuovo, maggiore e duraturo lavoro, significa lottare per un vero sviluppo sostenibile. Va combattuta, anche, ogni fatalistica previsione sulla brevità o meno di questo governo. Perché la durata del governo e la capacità di realizzazione di misure reazionarie e guerrafondaie, dipenderà anche dalla capacità delle opposizioni di mettere in campo un movimento unitario, popolare, plurale, permanente, propositivo e alternativo per gli interessi del popolo italiano e della natura cioè dell’Italia. Decisive saranno le lotte del mondo del lavoro, delle donne, delle forze ecologiste, dei giovani e degli intellettuali.
Questa opposizione oggi non esiste. Ci sono, però, pezzi sociali e forze culturali in movimento, ma sono tra loro scollegate, non costituiscono ancora un largo movimento politico riformatore. Realizzarlo: questo è il compito.

Se importante e decisivo è il ruolo dei sindacati, ciò non esime nessuno a fare la propria parte. Cominciando dai partiti che, al di là di formule organizzative di coordinamento, hanno il dovere di lavorare sul merito per unirsi e per unire il mondo del lavoro e le forze popolari. Anche perché, spero, abbiano appreso, dalla dura ed evitabilissima sconfitta, che essere e procedere da soli e divisi si fa solo il gioco delle destre e non dei lavoratori, del popolo italiano e della democrazia.