Disastri idrogeologici, la prevenzione si può e si deve fare

Si chiamano eventi estremi. Si tratta di fenomeni di origine naturale che con crescente pericolosità si registrano sempre più frequentemente. Bombe d’acqua, bombe di calore, alluvioni sono quelli più noti che, ormai da anni, coinvolgono natura e ambiente umanizzato a causa del mutamento del clima, cioè delle sue naturali caratteristiche. Un mutamento che ormai solo qualche incallito negazionista si rifiuta di attribuire ad azioni umane. Non solo azioni, ma anche, non meno gravi, negligenze. Per cui non vale più la regola a eventi estremi estremi rimedi. Perché non è di rimedi che si deve parlare, ma di consapevoli interventi di prevenzione. I rimedi sono quelli che in Italia per decenni, in assenza di una politica dell’ambiente e del territorio, hanno alimentato quella che definisco una “politica del rattoppo” che mette pezze, tampona falle senza rimuovere le cause del disastro sempre pronto a riproporsi in un territorio sguarnito da difese. Già altre volte ne ho scritto per “strisciarossa”, ma giova ripetere. Pur nella consapevolezza che non sempre repetita iuvant.

L’ultimo di questi eventi è la catastrofica bomba d’acqua che si è abbattuta sulle Marche e in poche ora ha distrutto interi comuni: dalla più grande Senigallia ai più piccoli Cantiano, Sassoferrato, Ostra facendo anche dolorosamente contare morti e dispersi oltre alla distruzione di cose materiali e immateriali.

Imprevedibile?

Questa catastrofe era imprevedibile? Verosimilmente sì per la rapidità e dimensioni della massa d’acqua abbattutasi sulla regione. Ma non lo era poi del tutto, se, come hanno dichiarato alcuni degli abitanti di Cantiano, già otto anni fa si era verificato un fenomeno del genere.

Il Polesine, il Salernitano, Firenze e Venezia, Sarno e via elencando sono pagine dolorose della storia idrogeologica dell’Italia che solo l’ ignoranza della geografia e della geologia del paese che ha dimostrato la classe dirigente chiamata a governarlo possono fare scrivere. Il volume curato per il Servizio Geologico Nazionale da Vincenzo Catenacci – Il dissesto geologico e geoambientale in Italia dal dopoguerra al 1990-  raccoglie pagine e pagine di date e dati. E tutto per periodi nei quali non si aveva ancora l’attuale consapevolezza dello sconquasso del clima. Quello sconquasso che nei 32 anni seguenti al 1990 ha aggiunto ancora molte e dolorose pagine di vittime umane e disastri materiali.

Ora che ne siamo al corrente in Italia come nel resto della terra dal Belgio al Pakistan di come stanno le cose, morti e distruzioni causate da fenomeni naturali estremi per caratteristiche e intensità mi sembra si debbano giustamente catalogare come colposi e dolosi. Colposi perché causati da comportamenti umani che irrispettosi della natura ne hanno amplificato gli effetti dannosi; dolosi perché il tutto continua ad avvenire nella consapevolezza del rischio che corre una terra sempre più vulnerabile.

L’Italia ha non poche di queste responsabilità. Quelli che hanno colpito le Marche nelle ultime ore si chiamano temporali autorigeneranti. Si tratta di eventi meteo estremi tanto pericolosi quanto sempre più frequenti. E non saprei immaginare ancora per quanto tempo si riproporranno in un futuro che è già domani. Non lo immagino perché non mi pare che il problema sia stato affrontato con ipotesi e proposte di intervento da parte di partiti e coalizioni politiche di quelli che si candidano a governare l’Italia per i prossimi cinque anni.

Early warning

Molti dei cittadini e dei sindaci dei comuni disastrati nelle Marche hanno lamentato la carenza di informazione. Anche questa è una storia non recente. L’allerta va data con tempestività. Quello che si chiama early warning –allerta preventiva- che dovrebbe diventare una regola per fronteggiare la ricorrenza dei rischi. E la Protezione Civile ha tutte le carte in regola per farlo. Si tratta di “un sistema di allarme rapido che può essere implementato come una catena di sistemi di comunicazione delle informazioni e comprende sensori, rilevamento di eventi e sottosistemi decisionali per l’identificazione precoce dei pericoli”.
Si tratta di un sistema che va utilizzato anche esagerando. Esagerare infatti nell’avvertire la popolazione che sta succedendo qualcosa dando l’allarme può aiutare almeno a salvare vite umane. Se poi l’evento non si verifica o lo fa con caratteristiche meno disastrose, nessuno si sognerà di parlare di procurato allarme. Spero.