Violenza giovanile, la risposta “energica” di Bologna fa fibrillare la maggioranza

Nei giorni scorsi molti giovani reduci da “notti brave”, o presunte tali, sono stati identificati e schedati dalle forze dell’ordine nel centro di Bologna, in particolare nella zona universitaria.

Molti ambienti di sinistra hanno reagito con sorpresa e malessere, anche perché il sindaco Matteo Lepore, lui stesso di una generazione non lontana da quella dei giovani di piazza Verdi e via Zamboni, ha dato l’impressione di accettare le “soluzioni d’ordine” dettate dal Questore. Ed era inevitabile che alcune componenti della larga coalizione che sostiene Lepore entrassero in fibrillazione.

Le identificazioni nella zona universitaria

La “quistione giovanile”, come si sarebbe detto ai tempi del Pci, a Bologna è estremamente complessa da sempre, per le caratteristiche di una città che con il suo ateneo attrae ragazzi di ogni dove. Notti insonni, risse, scontri con polizia e carabinieri non sono certo una novità (peraltro il problema riguarda tutte le città). Oggi, però, agli universitari si aggiungono molti giovani immigrati arrivati da poco o di seconda generazione. Verso i ragazzi stranieri, nati in Italia, nei giorni scorsi il Comune di Bologna ha lanciato un segnale importante, almeno a livello simbolico: il riconoscimento della cittadinanza onoraria con un originale “ius soli” alla bolognese (qui l’articolo).

E tuttavia questo cancella la contraddizione di una città ricca, sostanzialmente chiusa in se stessa. Le vie del centro esibiscono palazzi nobiliari e nascondono splendidi giardini privati, ma anche stanze malsane e cantine insalubri che ospitano, a prezzi elevati migliaia e migliaia di giovani “fuori sede” che pagano tantissimo un letto purchessia.

Non sono poveri; appartengono al ceto medio e provengono da famiglie che fanno sacrifici pesanti e con fatica trovano spazi precari dove tentare di studiare. Soffrono di giorno e, la sera, si sfogano prevalentemente nel centro o nei centri della città.

Il mix di studenti fuori sede e immigrati

Grande è la attrattiva della “Dotta”; ma per molti giovani la città è anche sentita come matrigna. Il Covid ha aggravato la situazione. Va un po’ meglio ai lavoratori perché aiutati spesso dalle loro aziende ad affittare una stanza decente. Ma, per i giovani “normali”, trovare da dormire e da vivere è da sempre una impresa titanica.

Credo di poter dire che la città più progressista d’Europa, e forse del mondo, è anche una città chiusa e ricca che respinge la “medietà” di chi la vorrebbe frequentare. Le misure di pubblica sicurezza o le schedature lasciano il tempo che trovano.

Non nego che a Bologna ci siano tanti punti di eccellenza e tanti altri ne nasceranno ancora: la città è capace nell’inventare. Ma degli aspetti patologici di Bologna sostanzialmente non se ne parla. Solo il cardinale arcivescovo Matteo Zuppi non tace e tenta analisi che si avvicinino al cuore del problema.

Ci sono poi i volontari che alleviano le sofferenze ma non vanno alla radice per restringerle un po’. Questo lato di una Bologna “sazia e soddisfatta” rimane nascosto anche nelle fasi elettorali, da pochi ormai praticate. Le orge a base di cocaina in collina, di cui a lungo si sono occupate le recenti cronache giudiziarie, sono l’altra faccia di una Bologna in forte sofferenza.

“Quistione” non di poco conto. Da sviscerare senza reticenza.