Dietrofront, la Lega
è per il dialogo. L’ultima trovata di Salvini

E’ cambiata la strategia dell’attenzione elaborata dal Capitano leghista. Matteo Salvini via via ha visto ridursi l’acqua dei bagni di folla in cui a sorpresa hanno cominciato a navigare banchi di inesorabili sardine. Ed ha così deciso di modificare l’approccio e travestirsi da salvatore della patria. Messa in secondo piano la paura dell’immigrato, i gattini lasciati finalmente in pace, i crocefissi e le Madonne riportati nella loro location tradizionale, ridotta ai tre pasti principali l’informazione sulla perfetta dieta del leader con un’eccezione per la Nutella (che va sempre bene) ecco che Matteo Salvini ha d’improvviso scelto la strada del dialogo proprio mentre Mattia Santori, il frontfisch più noto, parlava alla straordinaria piazza San Giovanni.

La via del dialogo

salviniAccantonate le offese e l’odio, tralasciando il disprezzo condito dalle promesse impossibili fin qui praticate, il segretario leghista ha fatto un tuffo carpiato da olimpiade della politica e si è tuffato nel mare delle proposte democratiche fino ad ora considerate un optional, anzi, un fastidio. “La situazione è molto grave e merita di superare lo steccato opposizione-maggioranza. Faccio un appello a tutti quelli che hanno a cuore il Paese: fermarsi, decidere quali sono le cinque priorità, farle insieme e in fretta e poi tornare a votare”.

E, quindi, ha ipotizzato di mettersi tutti insieme “da Leu a Forza Italia” attorno a un tavolo. Alleati storici e transitori, ma anche tutti quelli che aveva fin qui considerato infrequentabili, per costituire una sorta di comitato di salvezza nazionale per salvare il Paese al cui dissesto lui, che pure lo ha governato molte volte, non è riuscito a mettere un argine contribuendo anzi a far avanzare la frana.

L’insidia della legge elettorale

salviniL’unione fa la forza. E allora mettiamoci tutti insieme, innanzitutto, per fare una legge elettorale capace di dare al Paese un governo chiaro la sera del voto. L’utopia che ha caratterizzato ogni cambiamento di norme in questi anni. Quelle che poi alla prova delle urne hanno mostrato tutti i loro limiti. I leghisti ci credono che se si fanno loro la legge saranno loro a vincere. Pericoloso teorema: basta volgere indietro lo sguardo alla storia più recente per vederlo smentito.

Per arrivare a questo obiettivo il leghista sembra disposto a cedere alle più forti delle sue convinzioni. Si è dimenticato di avvertire dell’iniziativa (e nell’appello che sul lato destro si fermava a Forza Italia) l’alleata di punta che sta crescendo troppo e diventa sempre più fastidiosa. Ed ha provocato l’ira funesta di Giorgia Meloni che ha reagito in coerenza col consueto stile. Fatti loro. Il gotha leghista nella persona di Giancarlo Giorgetti è arrivato a dar man forte al leader travestito da statista ipotizzando persino l’offerta a Mario Draghi di essere il presidente di qualunque cosa ci sia da guidare, dal comitato al governo, pur di raggiungere l’obbiettivo di farsi una legge capace di portare Salvini in tempi brevi dal Papeete a Palazzo Chigi senza usare voli di stato ma modellando lo stato sulle proprie voglie e le proprie ambizioni.

Il nuovo look alla Peppone

sardineQuanto abbia favorito Salvini il nuovo look alla Peppone altrimenti edizione padana dell’Amante di lady Chatterley, quanto piaccia quel “coglioncino” a collo alto che farebbe bene a non usare più per evitare altri autorevoli lapsus, non è dato sapere. Quello che invece appare certo è che quelle centinaia di migliaia di persone che ormai hanno riempito (e riempiranno) le piazze grandi e piccole di un Paese che sembrava conquistato, avranno fatto riflettere il vincitore scontato per molti di questi tempi cupi, quello dei “poteri assoluti”. E gli hanno fatto abbassare i toni, ma, c’è da scommetterci, solo per vedere l’effetto che fa. Il Salvini guastatore e lì, dietro l’angolo. Ma gli sarà venuto almeno il dubbio che la rete si può anche gettare ma non è detto che qualcuno ci finisca dentro? O la paura?