Aborto, le ambiguità di Meloni e le ostilità della destra contro le donne

L’applicazione integrale di una legge dello stato è cosa buona e giusta. Augurabile sempre. Tanto più se si tratta, è il caso della 194 sull’interruzione di gravidanza, di norme che riguardano la vita, i diritti, le scelte, il dolore delle donne. Quindi le affermazioni di Giorgia Meloni, già in versione governista, in merito alla sua intenzione, una volta conquistato il Palazzo, di applicare tutti gli articoli della legge suscitano curiosità.

L’antica ostilità della destra contro la 194

L’intenzione  ribadita di voler applicare integralmente la legge anche in quella prima parte, finora disattesa, che dovrebbe garantire alle donne che giungono alla dolorosa scelta solo per motivi economici un sostegno concreto per operare un’altra scelta e non rinunciare al figlio, sorprende. E insospettisce. L’uscita meloniana non fa dimenticare l’atteggiamento del centrodestra nei confronti di una legge di civiltà osteggiata in mille modi, appena possibile. Nei confronti di quasi tutte le leggi a favore delle donne “dalla pensione alle casalinghe al servizio sanitario nazionale, dall’istituzione degli asili nido al delitto d’onore, alla vergogna del delitto d’onore” fino in tempi più recenti “la legge quadro sui servizi sociali e la riforma delle adozioni” che, come ricorda Livia Turco, presidente della Fondazione Nilde Iotti, furono volute e sostenute dalle donne di sinistra e osteggiate dal “partito della fiamma tricolore cui l’onorevole Meloni si riconosce”.

“Non intendo modificare o abolire la 194” rassicura ad ogni occasione Meloni, insistendo sulla intenzione di impegnarsi sulla “prevenzione” in ossequio ad una legittima applicazione integrale della legge. Ma è questo voler metterci le mani che insospettisce in tempo di manine Che autorizza dubbi. Si comincia con un apparente proposito positivo e non si sa come si va a finire.  Un intento di cui di potrebbe discutere se la premier in pectore, stando ai sondaggi per quel che valgono (sempre da verificare nelle urne) e al faticoso assenso dei suoi partner (sempre pronti allo sgambetto), non fosse la politica che da sempre ha contrastato ideologicamente la 194. Una donna che nei fatti non si è impegnata a favore delle donne lì dove il suo partito già governa.

Il caso di Marche e Abruzzo

Nelle Marche e inAbruzzo, due regioni a guida Fratelli d’Italia,  è scontro aperto con le regole del Ministero e dell’Istituto superiore di sanità che si sono espressi contro il ricovero per l’aborto farmacologico che invece nelle due regioni viene sostenuto.  Per creare problemi, difficoltà, per violare il diritto alla riservatezza. Nelle Marche, sulla scia dell’Umbria leghista che escludeva il day hospital per la somministrazione della Ru486, è vietata la somministrazione della pillola abortiva nelle cliniche private ed è stato confermato a sette settimane (invece di nove) il limite per ricorrere all’interruzione di gravidanza. Mai, però, prima di un periodo imposto di “riflessione” di sette giorni.

In più in questa regione, che è considerata il laboratorio politico di FdI, applicare la parte della legge che Meloni dice di non voler cambiare è nei fatti difficilissimo. E’  l’obiezione di coscienza dei medici, lo è oltre il 70  per cento, il muro che non si riesce ad abbattere e che rende quasi impossibile l’interruzione di gravidanza. Per questo il tasso di abortività della regione è inferiore del 4,5 per cento rispetto al resto dell’Italia.

La crudeltà di quel battito obbligatorio

“Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l’aborto sia l’unica scelta, di farne una diversa: non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo” va dicendo Meloni. Parla così la capofila di quei parlamentari Fdi che già hanno promesso di riproporre nella prossima legislatura una legge per la sepoltura dei feti, anche senza il permesso delle donne che li hanno abortiti. E magari  stanno già pensando di ispirarsi alla norma voluta dal loro amico Orban, sempre potente fonte di ispirazione, di far ascoltare – mostrando una crudeltà e una mancanza di rispetto immensi – alla donna in procinto di abortire il battito del cuore del feto.

E’giusto l’impegno ad aiutare le donne condizionate nella scelta da soli fattori economici. Ma l’aborto non è una questione meramente di soldi. Di sussidi. Ci sono mille motivazioni che portano alla scelta dolorosa di una donna. Che va supportata, aiutata, sostenuta applicando la legge per intero. Nella sua parte principale che prevede rispetto, disponibilità, strutture e sanitari non obiettori di comodo, in modo tale da consentire l’esercitazione di un diritto e di una scelta consapevole.  Sarebbe interessante, anche se contraddittorio dati i presupposti, un impegno della possibile premier in questo senso. Inutile aspettarselo.