Di sinistra e anti-populisti, la questione identitaria per il Pd

L’imminente congresso pone il PD davanti a una sfida complicata: coniugare la battaglia contro le diseguaglianze e quella contro il populismo. Di per sé sarebbe una missione naturale per una forza riformista e di sinistra. La difficoltà sta nel fatto che i due obiettivi sono apparsi negli ultimi anni sempre più divaricati così come le parole sinistra e riformismo.

Incontro ‘Parte da Noi’ con Elly Schlein
Elly Schlein durante l’incontro ‘Parte da noi’ nel quale annuncia la sua candidatura a segretario del PD (ph Luigi Mistrulli / Fotogramma.it)

E’ una deriva che altri in Europa hanno già sperimentato, a cominciare dalla vicina Francia, dove la sinistra populista di Mélenchon e i centristi di Macron hanno cancellato di fatto il Ps dalla scena politica. Anche a non voler credere alle analisi catastrofiste (e spesso interessate) che dipingono un PD all’anno zero destinato a seguire le orme dei socialisti francesi, il rischio di diventare gregari verso altre forze populiste o centriste non appare affatto campato per aria.

A costo di ripetersi all’infinito il populismo è l’esatto contrario di una cultura di sinistra perché nega e anzi contrasta alla radice l’idea della politica, che non può essere sostituita da un “Elevato” o da un “Capitano” o da un “Avvocato del popolo”. (Senza contare che populismo e sovranismo hanno prodotto nel nostro Paese i peggiori governi della Repubblica, quello giallo-verde presieduto da Conte e quello nero- verde di Giorgia Meloni, i cui danni non abbiamo ancora iniziato a calcolare). A costo di apparire banali la sinistra è solidarietà, libertà, difesa degli interessi dei più deboli, ecologismo: valori che la differenziano profondamente dalla destra nonostante le ricorrenti (e interessate) teorie sul superamento della vecchia “contrapposizione novecentesca” (vedi Calenda e molti commentatori).

Tutti i candidati alla segreteria che auspicano un “nuovo pd” dovrebbero forse prima dare risposte a queste antiche questioni. Se non vuole negare la sua missione, il PD non può essere incline al populismo, né a un semplice moderatismo. I programmi, le alleanze, la politica sono certo fondamentali ma vengono dopo. Prima c’è da sciogliere una questione identitaria che non può essere più rimandata.