Di Maio rompe il silenzio: Conte premier

Ce l’ha fatta a trattenersi uscendo dalla porta dello studio del presidente. Non ce l’ha fatta varcato il portone del Quirinale. E Luigi Di Maio ha confermato in piazza che il candidato premier appena indicato al presidente della Repubblica è il professor Giuseppe Conte. Un tecnico. Non un politico inteso nel senso autentico della parola ma tale perché votato da 11 milioni di persone per interposto voto in quanto risulta tra coloro che furono messi nell’elenco dei ministri del possibile pre governo grillino presentato al popolo e anche al Colle ancor prima del 4 marzo. Invece quel volpone di Salvini non ha accettato le domande pressanti e non ha fatto il nome del prescelto. Ma non ha nascosto la soddisfazione di essersi liberato (così dovrebbe essere) del rischio che il giovane leader grillino gli facesse lo sgambetto all’ultimo minuto riuscendo ad accaparrarsi la poltrona di Palazzo Chigi.

Il professor Conte non è un uomo noto ai più. “Un principiante” secondo il Financial Times. Una incognita il suo vero ruolo. Sarà un mero esecutore del contratto che altri hanno stilato con dovizia di argomenti oppure mostrerà un’autonomia  su cui al momento nessuno è in grado di scommettere? Un difficile interrogativo. Tanto più che non è ancora chiaro che ruolo di controllo intendono esercitare loro due, e in che modo, sull’esecutivo giallo-verde. Non si sa ancora quale ruolo riserveranno per sé oltre gli scontati  ministeri di peso, Interni e sintetizzando Lavoro, per gestire in prima persona le risposte da dare ai rispettivi elettorati. Migranti e reddito di cittadinanza. Li vedremo vice premier? O basterà il sottosegretario alla presidenza nella persona del leghista Giancarlo Giorgetti a svolgere la funzione di controllo. Affiancato per i servizi segreti dal grillino Vincenzo Spadafora. Sempre che il leghista non sia destinato al ministero dell’Economia, casella ancora scoperta perché il disponibile Paolo Savona che però rischia di pagare il suo recente antieuropeismo che non è carta vincente al Quirinale.

Così come certamente non lo sono gli auguri al nuovo possibile governo arrivati da Marine Le Pen che ha “esultato” dopo averlo fatto per il Fpo in Austria per la Lega in Italia. “ I nostri alleati arrivano al potere e si aprono prospettive strabilianti innanzitutto con il grande ritorno delle Nazioni”. E così come sono preoccupanti tutte le critiche che piovono dall’Europa da tecnici e uomini di governo. Gli ultimi in ordine di tempo Ewald Nowotny del consiglio direttivo della Bce e Manfred Weber, leader dei Popolari europei.  Di Maio ha risposto alle nuove critiche: “Fateci partire, poi criticateci”. Mentre Salvini in veste istituzionale ha confermato ”nessuno ha niente da temere”. Per poi scatenarsi in un video antieuropeista “di austerity si muore”. Ma il segnale più preoccupante e concreto è lo spread arrivato a 187 punti e il nuovo rosso della Borsa di Milano. Mentre la società di consulenza finanziaria Moneyfarm invita a diversificare i risparmi non legando gli investimenti alle vicende del governo italiano.

Nessun comunicato dal Quirinale al termine dell’incontro con Di Maio prima e Salvini poi. Il presidente della repubblica, ha convocati al Colle per oggi i vertici di Senato e Camera, per un’altra consultazione. Si orienterà a dare l’incarico? Con ogni probabilità al candidato proposto dai due partiti che hanno stilato il contratto di governo. Toccherà comunque a Mattarella decidere. Una volta affidato l’incarico attenderà la lista dei ministri da vagliare con il presidente del Consiglio in pectore.  E da approvare. Toccherà al capo dello Stato avanzare dubbi o vere e proprie obbiezioni. Intanto il toto ministri impazza tra nomi di personalità credibili ma anche tali da garantire che la linea fissata non venga mai messa in discussione.  Altrimenti come si fa a scrivere la storia (per dirla con Di Maio).