I Paesi Bassi, la barriera, l’acqua alta

Un terzo dei Paesi Bassi si trova sotto il livello del mare, in alcuni punti fino a quasi sette metri. C’è, tuttavia, un grande sistema che mantiene il Paese al sicuro. Da sessant’anni tutti hanno i piedi all’asciutto e sono aumentati, sottraendoli al mare e senza danneggiare il clima, i terreni agricoli, quelli per le riserve naturali e le aree destinate alle abitazioni. Se si paragonano due carte geografiche, una del 1300 e l’altra dei giorni nostri, ci si rende conto che il diciassette per cento della superficie del Paese è stata reclamata e ottenuta dall’acqua.

Del resto, i toponimi raccontano la secolare attività ingegneristica olandese: “dam” significa diga e le maggiori città hanno un nome abbinato alle prime, antiche opere di difesa. Gli olandesi hanno un legame unico con l’acqua, la migliore amica e la più temibile avversaria. La prosperità economica è arrivata storicamente lungo le vie d’acqua, un elemento prezioso non solo per i commerci, ma anche per creare energia e per un’agricoltura che è oggi il secondo esportatore al mondo dopo gli Stati Uniti. L’acqua ha d’altronde provocato nel passato tragedie: l’ultima nel 1953. L’alluvione venne dal Mare del Nord e morirono ottomila trecento sessantuno persone. L’acqua travolse il nove per cento della superficie coltivata.

Come funziona il sistema di protezione

Si chiama Delta Works, progetto delta, la catena di strutture di protezione messa a punto dopo il 1953. Ci si riferisce al delta dei grandi fiumi Reno, Mosa e Schelda, corsi d’acqua che sfociano nel Mare del Nord dopo aver attraversato i Paesi Bassi. Un sistema idraulico di diramazioni fluviali navigabili governa e rende non pericoloso l’ultimo tratto.

Il progetto Delta difende i Paesi Bassi dall’enorme quantità di acqua dolce da cui sono attraversati e dall’ acqua salata da cui sono totalmente circondati. Sono state costruite tredici grandi dighe, assieme a chiuse, barriere di mareggiata, polders, terreni ricavati dall’acqua e asciugati artificialmente, ultima un’intera provincia, la Flevolandia, nel 1976. Il progetto Delta, quanto a grandi strutture, venne completato nel 1997 ed è caratterizzato dalla sua capacità di dare spazio all’acqua quando questo non è pericoloso. L’opera nel suo insieme è stata dichiarata una delle sette meraviglie del mondo moderno dalla società americana degli ingegneri civili.

Non si improvvisa un livello di vigilanza e protezione così elevato: i mulini a vento, con la loro capacità di pompaggio dell’acqua, costituiscono il simbolo dei primi sforzi degli olandesi per proteggersi. I diciannove mulini a vento costruiti attorno al 1740 vicino a Dordrecht, a Kinderdijk, sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio comune dell’umanità, di eccezionale valore universale.
Lo Zuiderzee, il golfo chiamato Mare del sud, venne trasformato in lago nel secolo scorso: nel 1918 il progetto dell’ingegnere civile Cornelius Lely venne approvato anche in seguito ad alcune alluvioni che posero fine ai dubbi di parte dell’opinione pubblica.

 

L’obiettivo di convivere con l’acqua

Tutte le opere di difesa sono un compromesso con la natura: le dighe permettono, tranne che in condizioni critiche, il normale flusso e, in questo modo, entra acqua pulita ed esce acqua inquinata. Le barriere hanno fatto spazio a grandi aree verdi: il Parco nazionale della Schelda orientale è stato ricavato dalle dune e dalle pianure di sabbia e fango. Le dighe aperte permettono, attraverso speciali varchi, la migrazione di pesci come il salmone o la trota. Si sta creando più spazio ad alcuni fiumi per bilanciare l’impatto delle opere e anche per creare riserve d’acqua dolce che, si stima, saranno presto preziose. Per questo il progetto prevede la periodica alluvione di alcuni terreni considerati indifendibili, ormai non più abitati.

Vivere con l’acqua e anche nell’acqua: una risposta futuristica, ma di gran tendenza, sono le case galleggianti, in genere ville o bifamiliari di qualità alta, spesso firmate da noti architetti, passive dal punto di vista energetico e super-tecnologiche quanto a dotazioni. Il colpo d’occhio è notevole.

Il piano Delta ha un responsabile, un commissario. Dal gennaio di quest’anno è Peter Glas, biologo e matematico. Per statuto risponde al ministero delle infrastrutture e deve fare ogni scelta dopo aver consultato i comitati di difesa idrogeologica municipali e provinciali, composti da membri eletti dai cittadini. Come per i suoi predecessori, la missione di Glas è fare in modo che si sia sempre e comunque preparati, “vigilanti e seri”. Il nuovo commissario è convinto che i Paesi Bassi siano il Delta più sicuro al mondo, un luogo densamente popolato, con grandi interessi economici e un livello di protezione unico.

La cura dell’ambiente, secondo Glas, deve essere presa con responsabilità, guardando ai fatti e ascoltando la scienza. “Ci occupiamo, preparandoci al meglio, anche di scenari ipotetici. Perfino se il livello del mare dovesse salire di due metri”.