Il dietrofront vaticano
sulla legge Zan
scredita il Papa

Forse è stato uno sbaglio. La forzatura di quella Nota Verbale consegnata all’ambasciata italiana contro il Ddl Zan – forzatura di una parte della Cei – è stata un passo falso. Lo ammette, implicitamento monsignor Parolin: era un documento interno, scambiato per via diplomatica. Ci aspettavamo una risposta analoga.

Invece no, ammesso che le questioni diplomatiche siano gestibili internamente. Internamente in che senso? La risposta netta, e pubblica, del presidente del consiglio è stata adeguata all’ingerenza vaticana: “L’Italia è uno stato laico”.

La marcia indietro di Parolin

omofobiaE allora adesso il monsignore si sbraccia a dire che no, loro mica sono contro il Ddl Zan, ma contro alcune possibili interpretazioni che li preoccupano. Cioè? I comportamenti condannati come omofobi sono definiti in modo vago, bisognava precisare. E poi bisognava richiamare il tema del Concordato, che la legge potrebbe intaccare. Come? Dove? In che punto? Anche questa è una gaffe.

In Veneto si dice: “pezo el tacón del buso”, monsignor Parolin capirà certamente. La legge ancora non c’è, è in discussione. In parlamento ci sono molti deputati e senatori che prestano un orecchio attento alla Curia, eppure non bastava che presentassero emendamenti o facessero una battaglia parlamentare. Bisognava preventivamente sparare più in alto.

Strana storia. Il Papa, sostiene qualcuno, era d’accordo con l’iniziativa diplomativa. Il Papa, sostiene qualcun altro, non era d’accordo. Nell’uno e nell’altro caso, questa vicenda è una picconata alla sua autorevolezza, chissà quanto voluta. Chissà quale complotto si nasconde dietro il silenzio di Francesco che precedentemente si era espresso in modo molto più aperto.

Il problema del Concordato

Strani questi alti prelati che si preoccupano di parlare ai potenti e trascurano la fureria. Non solo avrebbero evitato lo sbaglio diplomatico e la relativa diplomatica marcia indietro, ma questo punto sarà difficile modificare nel senso auspicato il Ddl Zan.

Ma avrebbero evitato anche di sembrare lunari agli italiani democratici. Che la società italiana sia molto più avanti della morale cattolica (sì, come ai tempi del divorzio) è un fatto. Che questa pressione abbia irritato chi ricorda altre ingerenze è un altro fatto. In poche ore la petizione online che chiede l’abolizione del Concordato del 1984 ha raggiunto 54.000 firme.

In particolare i giovani. Sanno benissimo, i giovani, che l’omofobia colpisce duro quelli di loro che non sono “etero”, come sanno che la Cei si preoccupa poco assai dei loro problemi di vita, dalla precarità allo sfruttamento nel lavoro, dall’assenza di case a costi possibili alla difficoltà di realizzare un futuro. Riempiranno sabato la Stazione centrale di Milano, per la parata fino a Porta Venezia. E a Roma piazza Vittorio ospiterà il Roma Gay Pride, per colpa del Covid senza i soliti allegri carri. Ma se la piazza dovesse riempirsi troppo, si passerà in piazza della Repubblica, cioé piazza Esedra. C’è da augurarselo.