Ddl Zan: hanno vinto
i pregiudizi sovranisti
e la bassa politica

Si può dire di tutto del disegno di legge Zan, si può commentare in vario modo la bocciatura in Senato. Ma di fronte agli applausi, ad ascoltare le urla di giubilo, che cosa si può dire? Solo: vergogna. I nostri senatori, una parte ovviamente, la parte che si riferisce al centrodestra più oscuri transfughi, alla comunicazione del voto, non si sono trattenuti, manifestando così il proprio scarso rispetto per le istituzioni, la misera considerazione del proprio ruolo, prima di tutto l’infimo giudizio per un battaglia sui diritti civili. Invece applausi e urlacci. Come avesse segnato la squadra del cuore. Viene in mente quel tale che, alla sconfitta di Romano Prodi, sventolò una fetta di mortadella, vengono in mente le bottiglie stappate e il brindisi in aula di La Russa con i suoi. Allora il presidente Marini reagì con durezza. Di questi tempi tutto passa.

Alessandro Zan
Alessandro Zan

Un triste bilancio

Il bilancio è triste e i numeri non possono dar conto della tristezza di un paese che non riesce, dopo mesi e mesi di discussioni, di polemiche, di contrasti, a dar via libera ad un disegno di legge contro la omotransfobia (già approvato alla Camera per giunta quasi un anno fa, esattamente il 4 novembre 2020), un disegno di legge che avrebbe voluto proteggere dalla violenza tante persone, seguendo quanto dettato dalla Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge…”. Eccetera eccetera.

Leggeremo racconti di ogni genere della giornata in cui il disegno di legge Zan è caduto per una ventina di voti contrari, segreti per giunta, 154 a favore della “tagliola” (il blocco contro ogni forma di emendamento), 123 contrari. Sarebbe stato bello assistere in diretta. Ci è mancata invece l’opportunità di scrutare da vicino i volti e registrare le esclamazioni di giubilo dei vincitori. Facce e rumori, espressioni, smorfie, mani…

Leggeremo le accuse e le difese: perché sono mancati i voti, chi ha tradito, chi ha promesso e poi ha deciso di cambiare rotta. La verità comincia dalla segretezza della consultazione. Neppure il coraggio di alzare la mano e di dichiarare all’aula e al paese soprattutto: io sono d’accordo, io sono contrario. La presidente Casellati ci ha spiegato che decidere nel buio dell’anonimato era una scelta legittimata dai regolamenti (anche per questioni procedurali?). Ma in uno slancio di dignità i senatori avrebbero potuto rivendicare il diritto e il dovere di manifestare in piena luce le loro convinzioni. Avrebbero dovuto temere ricatti, punizioni, vendette? Oppure anche l’omotransfobia è stata usata come un campo di calcio per esibirsi in falli e sgambetti, con il vantaggio dell’impunità, perché l’arbitro non poteva fischiare, per la semplice ragione che non poteva vedere. Con quali finalità si può immaginare: attestare la propria fedeltà, colpire il nemico. Non certo salvaguardare la propria libertà di coscienza. Così, su una questione di diritti, questo parlamento non è riuscito a ritrovarsi unito, accantonando il solito dualismo destra-sinistra, neppure di fronte al dovere di realizzare la Costituzione, garantendo gli stessi diritti a tutti, senza sottrarre qualcosa ad altri, rispettando la diversità che è in ciascuno di noi, persona, prima che donna o uomo, prima che gay o trans o altro ancora… Forse i senatori non si sono accorti che il disegno di legge Zan, integrando la legge Mancino del 1993, estende alle donne e ai disabili, non solo alle persone lgbt, a tutte le vittime cioè di pregiudizi e di discriminazioni, tutte “vittime particolarmente vulnerabili”, le tutele già previste dal codice italiano per coloro che sono perseguitati per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Non introduce dunque misure nuove ma si limita ad ampliare quelle già esistenti. La maggior parte dei Paesi europei, tutti i paesi fondatori dell’Unione europea, godono da tempo di leggi simili. Torniamo al sovranismo?

Gli errori e le critiche

Probabilmente ripercorrendo questa storia ci si imbatterebbe in molti errori. Il disegno di legge Zan è stato criticato anche da coloro che idealmente si trovavano e si trovano dalla stessa parte. Sono stati indicati eccessi, ambiguità, si è discusso animatamente di alcune “definizioni” (“identità di genere”, ad esempio). Credo che non abbia sbagliato il segretario del Pd, Enrico Letta, ora accusato di arroganza (Maria Elena Boschi, a nome evidentemente di Matteo Renzi, insieme con tutta la destra), che ha cercato fino all’ultimo di riportare tutti sulla strada della mediazione (negata invece proprio dalla destra, con l’imposizione della “tagliola”). Hanno sbagliato i cosiddetti franchi tiratori, che hanno rinunciato ad essere “franchi”, cioè liberi e capaci quindi di pronunciarsi liberamente. Ha sbagliato chi ha impedito all’Italia di compiere un passo avanti sulla strada della giustizia. Una questione di maturità. Evidentemente molti senatori non sono maturi o lo sono molto meno del loro paese.

Vorrei chiudere con un commento, che non è un commento politico (cioè di partito), ma una fotografia per il futuro. L’autore è Gianni Cuperlo: “Una richiesta solamente. Quando un altro adolescente finirà bullizzato, o peggio, solo perché vuole vivere la sua vita senza subire il pregiudizio degli altri, quando un ragazzo o una ragazza decideranno di andarsene sopraffatti da un odio insensato e violento, quando un omosessuale o un transessuale saranno commemorati come ‘martiri’ del medesimo odio, ecco quel giorno (che purtroppo arriverà) ci si risparmino le frasi di circostanza e le lacrime ipocrite dell’ora dopo. Almeno questo”.