Davanti all’accusa di stupro meglio tacere soprattutto se sei leader politico

Non è compito di nessuno, se non di chi sarà chiamato eventualmente a giudicare sulla base di riscontri testimonianze e prove, decidere che il giovane Ciro Grillo e i suoi tre amici sono colpevoli di stupro su una ragazza che con una sua amica, in una sera del luglio di due anni fa, aveva accettato di trascorrere una serata con un gruppo di giovani genovesi appena conosciuti in una discoteca della Costa Smeralda. Nessuno è colpevole fino al grado ultimo di giudizio. Ma nessuno si può sottrarre ad esso se accusato di un reato. O meglio ancora, nessuno può essere sottratto al giudizio dalla difesa strenua, comprensibile solo dal punto di vista umano ma inaccettabile con ogni altra motivazione, di un padre famoso che ha cercato di buttare sul piatto della bilancia tutto il peso del suo potere mediatico. Senza rendersi conto che se si è potenti e ricchi, e per di più anche leader di un movimento politico che partecipa alla responsabilità di governare il Paese, bisogna aspettare più di altri che la giustizia, davanti alla quale siamo tutti uguali, faccia il suo corso.

Foto di Ella Baffoni

Sarebbe stato meglio il silenzio. E, invece Beppe Grillo, il fondatore dei Cinque Stelle, non ce l’ha fatta a stare zitto. Tacere sarebbe stato il modo migliore per stare vicino al figlio che per la prima volta starà verificando che essere l’erede di cotanto padre non gli ha consegnato nessun lasciapassare. Per nessun reato. Per nessun comportamento contrario al rispetto e all’umanità che è dovuto ad ogni essere umano.

Un video per accusare

Ma intanto il padre è sceso in campo con un video in cui, oltre a sbagliare nel rompere un doveroso silenzio, ha deciso di scegliere la strada più antica e vergognosa in ogni vicenda di stupro, anche presunto, per difendere il ragazzo di casa. L’unica concessione è che il figlio è “un coglione”. Per il resto la solita tesi. La violenza non c’è stata, la ragazza era consenziente. E si stava divertendo come gli altri partecipanti al festino, compresa l’amica stramazzata su un divano sotto l’effetto dell’alcool e che il “gioco di gruppo” l’ha subito senza rendersene conto. Mentre l’altra l’incubo l’ha vissuto per intero in stato di semi incoscienza.

Quanto si possa divertire una donna a cui è stata fatta bere quasi una bottiglia di vodka e che è stata presa per i capelli, trascinata a una violenza in più riprese? Grillo accusa ma non si pone il quesito. Gli importa solo di salvare Ciro e si offre, incredibile proposta, nel caso di essere arrestato al posto del figlio.  Su quella notte i magistrati di Tempio Pausania stanno indagando con meticolosa attenzione tanto più dovuta nell’indagine su un reato così orrendo. Le conclusioni sono attese a breve.

Sul banco degli imputati

Lei dunque, ha sottolineato Grillo, si è divertita, tant’è che ci ha messo otto giorni a denunciare l’accaduto. Come se fosse facile uscire da un incubo e recarsi subito a denunciare gli autori dell’offesa. Non è un caso che la legge prevede dodici mesi di tempo per farlo. Ma nel video vengono coinvolti, nel sostegno della tesi di non colpevolezza, anche i magistrati che, sostiene sempre Grillo, se fossero stati convinti della denuncia della giovane donna i quattro ragazzi li avrebbero dovuti arrestare subito.  Ed invece, evidentemente increduli, hanno portato avanti le indagini, per quasi due anni.

E’ sempre lo stesso copione. La donna ci sta la maggior parte delle volte. E’ consenziente, poi ci ripensa.  Non è vittima ma decide di diventarlo poi, per i motivi più diversi, lanciando accuse a dei ragazzi “un po’ coglioni” che si volevano solo divertire, come testimoniano i filmati e le foto che con i loro cellulari sono stati registrati e scattate. Le donne finiscono sempre sul banco degli imputati in nome di una visione maschilista e difensivista che gli uomini non riescono a superare. E anche parte della società. Sono prigionieri della cultura dello stupro. Contro questa mentalità la battaglia è ancora lunga. Troppo.