Dalle “belle speranze” di Berlinguer al declino: il Pci-Pds-Ds in un libro di Strisciarossa

Era il 21 gennaio 2021 quando Francesco Riccio pubblicava sul suo profilo Facebook un “post lungo” sulla sua vita di funzionario del Pci. Da quel post è nata un’idea; dall’idea è nato un libro, il terzo di Strisciarossa. Si chiama “Lo rifarei – vita di partito da via Barberia a Botteghe Oscure” (qui il link alla scheda).

Trentatré settimane di racconti

Ma andiamo con ordine. Il post, si diceva: uscito non per caso il giorno del centenario del partito nato a Livorno, si concludeva con un “fine prima puntata”. Agli amici di Riccio, e noi tra questi, parve l’incipit di un curioso bilancio politico in divenire. Fu di parola Ciccio, come tutti lo chiamiamo, e per trentatré settimane consecutive si cimentò con quei quei materiali che nascevano dal profondo di ricordi carichi di vita vissuta e finivano on line con l’unica mediazione di un telefonino. Aneddoti, curiosità, nomi, situazioni inattese, retroscena, campagne elettorali, passaggi politici felici e drammatici, incontri ad alto livello, confronti con delegazioni internazionali, tanti viaggi in Urss… C’erano, in quel diario, il Pci, il Pds e anche un po’ di Ds visti da dentro la macchina-partito. Mano a mano che le uscite si moltiplicavano noi di Strisciarossa, abbastanza galvanizzati dai successi editoriali di “Care compagne e cari compagni” e “Quando il muro cadde anche in Italia”, ci dicevamo: “Ma questo è un libro, bisogna parlarne a Ciccio”.

Riccio ha lasciato la scena politica da vent’anni e si è ritirato nella sua Locri, dopo trent’anni passati “tra via Barberia e Botteghe Oscure”. Dove via Barberia a Bologna è un indirizzo noto come piazza Maggiore perché fino 1996 vi si trovava la federazione del Pci-Pds in uno dei palazzi più belli di Bologna e Botteghe Oscure era… Botteghe Oscure. Riccio, pur in quiescenza dalla politica, non ha mai smesso di curare le relazioni di un tempo e di affacciarsi sulla scena con intelligenti ed eclettiche incursioni social. Proprio con gli strumenti della politica, che mai ha dismesso, Riccio continua ad immaginare il futuro e a dare anche suggerimenti al Pd, il partito di cui non ha la tessera ma che ugualmente considera “suo”. Insomma, per farla breve, abbiamo cercato quello che per molti di noi era un amico di lunga data oltre che un caro compagno e ci siamo proposti come editori.

La “trattativa” è stata veloce e il libro progettato in un amen, non tanto come cucitura dei materiali Facebook ma come organizzazione ragionata e messa in “bella” di quei racconti carichi di pathos e sostanza politica.

Un viaggio iniziato a Bologna

L’opera suggella “il viaggio” di Riccio nel partito iniziato all’epoca di Berlinguer nei tumultuosi tempi in cui a sinistra sembrava che un mondo migliore fosse a portata di mano (“Le belle speranze”, come dice la postfazione) e terminato dopo un declino lento, attraverso la morte del segretario più amato ma anche dopo sconvolgimenti geopolitici epocali e profonde trasformazioni sociali. E così è nato “Lo rifarei” che potete già prenotare al costo di 15 euro con PayPal o con bonifico sul sito strisciarossa.it (lo spediremo a partire da lunedì 14 marzo). Successivamente, più o meno dal 25 marzo, il libro sarà nelle librerie e sulle piattaforme di vendita on line.

La prefazione di Gianni Cuperlo

Una bella prefazione di Gianni Cuperlo rende subito interessanti le 250 pagine introdotte da una colorata copertina di Bruno Magno, l’ideatore del simbolo del Pds con la quercia, che si affida ad una falce e martello pixellata.

Berlinguer parla dal balcone di Botteghe Oscure

Non si equivochi il “Lo rifarei” del titolo che non è certo riferito al proposito di tornare al partito che “rapì” l’autore verso la fine degli anni Sessanta a Bologna mentre frequentava Medicina (“Non gli ho mai chiesto se l’indirizzo fosse legato all’intuizione sul destino di una sinistra da accomodare sul lettino e psicanalizzare”, chiosa Cuperlo): Riccio dice, senza nascondere la nostalgia, che rifarebbe l’intero percorso politico che lo ha portato a prendere la prima tessera nella sezione di Locri, a entrare nell’apparato di via Barberia 4 che fu sede de “lapiùgrandefederazionedell’occidente” (scritto come si pronunciava, tutto d’un fiato) per passare nel 1987, su chiamata di Veltroni, a Botteghe Oscure come responsabile delle Feste nazionali de l’Unità, poi dal 1995 al 1999 Tesoriere Pds-Ds e, infine, responsabile nazionale Mezzogiorno dei Ds fino al 2001.

Trent’anni dentro l’apparato sulla traiettoria dei “compagni dirigenti” con responsabilità sempre superiori. Dal libro si capisce che il cuore di Riccio è legato a Bologna, la città dove ha imparato a fare il politico di professione concedendosi anche il lusso di laurearsi in Medicina; si capisce pure che l’incarico svolto con più passione pari al divertimento è stato quello di responsabile nazionale delle Feste de l’Unità (un mondo a parte dentro il mondo comunista e post comunista); e che uguale passione (ma meno divertimento) ce l’ha messa da Tesoriere con conti che spesso non tornavano e l’esordio all’insegna di “non c’è una lira” in un partito che iniziava ad accusare, a causa dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti come conseguenza del referendum radicale del 1993, pesanti problemi: stipendi non pagati, personale da ridimensionare, l’Unità che marciava verso la chiusura, un patrimonio immobiliare da riorganizzare…

Un omaggio a donne e uomini che hanno fatto vivere un ideale

Gianni Cuperlo

“Un lungo tragitto – spiega la postfazione – narrato con passione ed ironia, seguendo il semplice filo della memoria. Un omaggio a quelle figure sconosciute al grande pubblico e spesso genericamente indicate come ‘apparato’, anche con un certo disprezzo. In realtà si trattava di una comunità che ha dedicato la propria vita agli ideali della solidarietà, della difesa dei più deboli, del progresso sociale. Donne e uomini che non avevano nulla di quel grigiore con il quale venivano descritti”.

E “Lo rifarei” è davvero un libro di donne e uomini instancabili, capaci di mettere in piedi feste bellissime, di mobilitare enormi masse per una manifestazione, di trovarsi in prima fila per la difesa della democrazia. Un nome per tutti: Francesco Neri, che dopo la prefazione di Cuperlo è oggetto del primo dei circa 60 racconti di Riccio. Neri da Mirandola si era conquistato sul campo la fascia di amministratore delle Feste de l’Unità dopo il memorabile nazionale del 1977 a Modena. Famiglia di origine contadina, era uno di quei dirigenti per il quali il partito era tutto e al partito dava tutto. Grandi doti organizzative, aveva il suo forte nei conti, proprio come Pico: gli bastava un colpo d’occhio sulla festa per fare previsioni incredibili. “Stasera incasseremo 200 milioni” e non si sbagliava mai. Fu il collaboratore più stretto e prezioso di Riccio nel settore Feste. E possiamo assumerlo ad emblema della comunità comunista, insieme a migliaia e migliaia di care compagne e cari compagni.