Porti chiusi, dalla parte
di Carola contro
il governo della ferocia

Libera. Libera perché non è una criminale come ha detto con linguaggio violento il ministro dell’Interno della Repubblica italiana. Accompagnato da quel coro di insulti che si è alzato sul molo di Lampedusa. Libera perché invece ha adempiuto a un dovere, quello di salvare vite umane in mare, come ha spiegato il Gip di Agrigento Alessandra Vella, ordinando la revoca degli arresti domiciliari.

carola freeLa parola umanità

Carola Rackete ha agito per umanità, ha fatto prevalere il dovere di aiutare il prossimo sulle leggi sbagliate di un paese che pretende di far diventare reato la scelta di salvare vite umane. Il caso della Sea Watch, che per giorni e giorni è stato il tema centrale di un’Italia sempre più lontana dalla civiltà, finisce così.

Con la vittoria della giustizia e della solidarietà. E con la sconfitta della ferocia che si tenta di far diventare regola di governo per volontà di Salvini e il sostegno di Di Maio. Persino l’accusa di aver volutamente portato i migranti qui nel nostro Paese invece che in Libia o in Tunisia cade sotto l’urto della verità: quelli, dice la Gip, non sono porti sicuri, sarebbe stato un rischio attraccare su quelle coste.

Si sapeva che era così. Si sapeva che non si può costringere un essere umano a lasciare morire altri esseri umani senza muovere un dito. Si sapeva che esiste l’omissione di soccorso. E si sapeva che la legge della coscienza è più forte di qualunque legge di qualunque governo. Salvini e la sua corte hanno tentato di nuovo di fare la faccia cattiva, hanno urlato frasi indecenti, hanno trasformato un normale, ancorché coraggioso, caso di salvataggio in mare in un affare di Stato.

 

La guerra di religione di Salvini

L’affare di uno Stato che loro vogliono cattivo, nemico. E’ così che quella capitana senza paura e quei 42 poveri cristi fuggiti chissà da quali orrori sono diventati il pretesto per una “guerra di religione”. La superiorità nazionale contro la difesa della vita.

Per fortuna questo Paese, maltrattato e oltraggiato da una banda di incapaci, ha ancora qualche anticorpo. Ce l’ha nei volti dei tanti che hanno sostenuto Carola nella sua battaglia contro l’inverosimile, di quelli che hanno sottoscritto per pagare le eventuali spese giudiziarie e le condanne pecuniare, dei tanti che ancora, disseminati in ogni angolo d’Italia, tengono alta la bandiera dell’accoglienza.

la Sea WatchSinistra svegliati

La sinistra può imparare molto da questa storia. Può imparare dagli errori commessi in passato e dalle scelte giuste compiute in queste ore. Ma bisogna liberarsi dai lacci che Salvini stringe attorno ogni giorno. Bisogna smetterla di stare al suo gioco.

La sinistra deve lanciare un’altra sfida, come spiega qui accanto Umberto Curi. E’ il momento di finirla con le battaglie navali e contrastare il ministro della paura con la forza del coraggio. Il coraggio di essere umani fino in fondo. Non solo per salvare i migranti in mare ma per farli diventare, soprattutto quelli che già vivono nelle nostre strade, cittadini come noi. Senza alcun marchio sulla pelle, senza ghetti dove essere rinchiusi, senza la desolata disperazione delle loro periferie.

Devono diventare donne e uomini. Semplicemente donne e uomini.