Dal globale al locale: oltre l’Ucraina le tragedie dell’umanità

Sfogliando l’ultimo numero di “Internazionale” sono indotto a riflessioni tristi che mi portano ad una domanda: c’è altro?
La copertina di questo numero, il 1457, prospetta subito un tema “Cosa c’è dopo l’Ucraina” cui si associa un sommarietto dell’articolo che all’interno firma lo storico Adam Tooze: “L’invasione russa mette in discussione l’ordine mondiale e darà vita a un’epoca di difficili compromessi per assicurare la pace”.

Dunque siamo in una prospettiva futura che nessuno, nemmeno i contendenti, è in grado di prevedere e dire quanto lontana. Perciò io mi chiedo: cosa c’è oltre l’Ucraina? Sulla Terra c’è altro?

Lo Sri Lanka senza medicine, ad esempio

Sfoglio “Internazionale” e nelle primissime pagine, in quelle della categoria “Immagini” mi attraggono due foto. La prima, col titolo “Senza medicine”, è fatta a Colombo, Sri Lanka il 19 aprile 2022 e ritrae “Mediche e infermiere dell’ospedale pediatrico di Colombo che partecipano a una protesta silenziosa per denunciare la carenza di farmaci. A causa della peggior crisi economica nella storia dello Sri Lanka, la popolazione è a corto di beni primari, il carburante scarseggia e il costo della vita sta salendo rapidamente”.

Poi, ancora, l’altra foto, “Pasti incerti”, viene da Freetown in Sierra Leone, è del 15 aprile e ritrae la baraccopoli di Kroo Bay a Fretown per dire che “Nonostante sia un paese ricco di risorse minerarie come i diamanti, la Sierra Leone ha una delle popolazioni più povere del mondo: secondo la Banca mondiale, il 43 per cento degli abitanti vive con meno di 1,90 dollari al giorno”.

E penso che sì c’è anche altro sulla Terra. Un “altro” di cui ci siamo sempre poco interessati e di cui tanto meno ci occupiamo oggi.
Tralascio gli articoli sulla guerra e, continuando a sfogliare, più avanti, leggo che “The Economist” si preoccupa per la Cina (gli errori di Pechino in un anno delicato), considerando che “Sulla lotta contro il covid-19, la guerra in Ucraina e l’economia il governo cinese sbaglia e rischia conseguenze serie”.

Da parte sua il “New York Times” si sofferma sui problemi del presidente degli Stati Uniti (Joe Biden in difficoltà su clima ed energia) perché “ha deciso di aumentare la produzione di gas e petrolio per far fronte alla crisi causata dalla guerra in Ucraina. Violando una delle sue promesse elettorali”.

Più avanti il keniota “The East African” (Un accordo opportunista sulla pelle dei migranti) ci ricorda che “Il Regno Unito ha deciso di affidare al Ruanda la gestione dei profughi che non vuole sul suo territorio. Kigali ospita già persone respinte da altri paesi e non le tratta come dovrebbe”.

E poi l’immenso dramma dell’Africa

Anche l’ambiente, naturalmente, ha i suoi sempre trascurati problemi. “The Guardian” riferisce (Il mistero dei laghi) che “Negli ultimi anni i grandi laghi del Kenya sono aumentati di volume, invadendo i terreni circostanti. Le esondazioni, a lungo ignorate dalle autorità, hanno danneggiato migliaia di famiglie”.

D’altra parte le donne hanno motivo di protestare non solo per la mancanza di medicinali come in Sri Lanka o di pasti come in Sierra Leone, “El Faro” di El Salvador (Donne unite contro la fame) scrive che “A Tacuba, nel Salvador, è nato un sindacato di collaboratrici domestiche. Chiedono stipendi più alti e maggiori tutele, e si aiutano a vicenda”.

Non è necessario andare avanti per comprendere che c’è dell’altro e, in qualche caso, anche indotto e ingigantito dalla guerra in Ucraina. Fortunatamente non si parla della Danimarca dove, notoriamente, c’è del marcio…

Quelli che ho citato sono alcuni casi che alimentano articoli, ma ve ne sono, anche numerosi altri. Sono piccole note che anche danno preoccupanti e allarmanti notizie che apprendo da Internazionale che ogni settimana dà “il meglio dei giornali di tutto il mondo” e, secondo me, lo fa veramente. Ma sfogliando i quotidiani; scorrendo le rassegne stampa, si trova ancora altro: nel locale e nel globale.

Che cosa se ne può ricavare? Che bisogna fare attenzione, come scrivevo il 21 aprile (La Terra non può attendere la fine di guerre e pandemie). Non dobbiamo ritenere che non c’è altro a cui pensare mentre si distruggono città e paesi in Ucraina e migliaia di esseri umani vi muoiono.

C’è altro. Dura anche da più tempo e con la colpevole trascuratezza di quella parte dell’umanità che ora, giustamente, piange le vite perdute e le città distrutte. Dura anche da più tempo con la, più o meno, manifesta partecipazione dei rigorosi censori di quanto da due mesi sta accadendo in Ucraina. È un “altro” che si chiama Yemen, Siria, Afghanistan ed altre guerre elencando; che si chiama miseria; che si chiama bambini affamati, disidratati e maltrattati in tutte le forme che la parte peggiore dell’umanità è stata capace di inventarsi… E’ un “altro” enorme, antico e diffuso dovunque, la cui attenzione non deve essere “distratta” dagli altri gravi e dolorosi accadimenti del presente.