Dal Consiglio d’Europa
sospetti di razzismo
sulla polizia tedesca

I poliziotti tedeschi praticano il racial profiling, ovvero sono più aggressivi, o comunque più severi, nei confronti di cittadini di etnìe non europee? Sì, secondo la Commissione contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa, la quale ha invitato le autorità di Berlino a indagare in merito e, nel caso, a prendere provvedimenti.

La raccomandazione ha acceso un duro scontro all’interno del governo federale. La ministra della Giustizia, la socialdemocratica Christine Lambrecht, aveva aderito alla sollecitazione e aveva disposto la preparazione di uno studio sull’argomento, ma il titolare dell’Interno, il cristiano-sociale Horst Seehofer, non solo si è detto contrario, ma ha addirittura imposto una sorta di veto. Il racial profiling, ha sostenuto, è già proibito dalla legge, giacché nei contatti degli agenti di polizia con le persone non sono ammesse discriminazioni fondate sul colore della pelle, sulla religione, sul genere e sugli orientamenti sessuali. Aprire un’indagine ufficiale sarebbe come accusare indirettamente la polizia di non rispettare la legge. Ci possono essere stati episodi di discriminazione da parte di qualche poliziotto – ha ammesso il ministro – ma si tratta di casi del tutto eccezionali.

In realtà, la raccomandazione dell’ECRI è stata motivata da una serie di denunce secondo le quali in molti casi gli agenti di polizia, specialmente in alcuni Länder, hanno l’abitudine di essere molto più alacri e fiscali nei controlli quando hanno a che fare con persone dalla pelle, o addirittura dalla capigliatura, scura, che non parlano o parlano male il tedesco o indossano abiti che fanno pensare a un’origine non occidentale. Queste persone spesso vengono fermate e sollecitate a mostrare i documenti anche senza un motivo preciso. Il governo federale dovrebbe controllare che le autorità dei Länder (che hanno la giurisdizione sulla polizia) reprimano questi abusi.

La ministra Lambrecht ha reagito al veto del titolare dell’Interno, al cui ministero spetterebbe di indire la ricerca e che in un primo momento pareva che lo avesse fatto (ma per l’iniziativa non autorizzata di un collaboratore, secondo Seehofer), sostenendo che non si tratta certo di sollevare sospetti generalizzati. Si tratta piuttosto di “indagare concretamente su quello che accade e prendere nel caso le misure necessarie a impedire gli abusi”. Ne parlerò con il mio collega – ha aggiunto poi in una trasmissione tv – e cercherò di convincerlo.

Preoccupazione crescente

L’iniziativa dell’ECRI è arrivata sull’onda di una preoccupazione crescente della Commissione  contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa per il dilagare nel continente di politiche ultranazionalistiche e xenofobe. Incitamento all’odio in rete, antisemitismo e islamofobia dilaganti, ambiente sempre più ostile per le ONG che lavorano con gruppi vulnerabili: sono queste le tendenze allarmanti e le nuove sfide legate all’intelligenza artificiale delineate dalla commissione.

“L’Europa – ha dichiarato la segretaria generale del Consiglio d’Europa Marija Pejčinović Burić presentando il rapporto relativo agli eventi dell’anno scorso – si  trova di fronte a una terribile realtà: i reati generati dall’odio antisemita e anti-musulmano, nonché altre forme di odio razziale si moltiplicano a un ritmo allarmante. L’esempio più clamoroso è stato la sparatoria a Hanau, in Germania, dove 9 persone sono state uccise e molte altre ferite da un estremista. Tali atti efferati sono spesso suscitati da parole velenose e da teorie complottiste diffuse sui social media e su Internet. Dobbiamo porre fine alla diffusione della retorica nociva da parte di estremisti razzisti che colpisce le fondamenta stesse delle nostre democrazie. I nostri Stati membri devono lavorare insieme contro la crescente minaccia proveniente dai movimenti di destra, anche attraverso la cooperazione con l’ECRI, sfruttando al meglio le sue raccomandazioni”.