Da Salvini ai presidenti
delle Regione, tutti
vogliono pieni poteri

La Politica, la gestione della Polis, è la più alta forma di attività pratica per l’uomo. Lo dice Aristotele, “il maestro di color che sanno” (Inferno, canto IV, vv. 131), che concepiva l’uomo come un “animale politico” (politikòn zôon). E così, nella “fattoria degli animali” della pandemia globale, molti “animali politici”, hanno annusato la possibilità di esercitare, quasi, i “pieni poteri”. All’inizio, hanno reagito come bulli, tori prepotenti che negavano il virus ed ostentavano il rifiuto della mascherina protettiva.

Gli “animali politici” in azione nel mondo

Donald Trump ha capito troppo tardi che non si sarebbe risolto tutto con qualche sorso di clorochina e si è giocato una rielezione che i sondaggi davano come probabile. Boris Johnson, all’inizio, teorizzava l’immunità di gregge spontanea, che -quando i vaccini non erano ancora all’orizzonte- avrebbe voluto dire una strage. Poi ha sperimentato il Covid-19 e si è convertito a lockdown duro e vaccinazione di massa che hanno portato il Regno Unito fuori dall’emergenza, anche se –nel frattempo- la Brexit ha innescato nuove faide tra unionisti e repubblicani in Irlanda del Nord. Benjamin Netanyahu ha bombardato il virus trasformando Israele in un immenso laboratorio di dati preziosi per Big pharma, eppure non è riuscito a vincere davvero le ennesime elezioni politiche. Bolsonaro, con il suo pervicace negazionismo, ha condannato a morte centinaia di migliaia di brasiliani e forse ne pagherà le conseguenze. Vladimir Putin, enigmatico come una “chimera”, ha utilizzato il vaccino russo come un’arma di propaganda geopolitica, anche se Sputnik V è ancora pieno d’incognite, viene regalato all’estero, è prodotto poco e male in patria e i russi vaccinati sono pochissimi.

Nel governo si riapre il caso Salvini

Anche noi abbiamo i nostri “animali politici”. Siamo partiti con Giuseppe Conte, un po’ pavone, con le sue pochette a tre punte, le conferenze stampa in tarda serata, autore di una vasta letteratura grazie ai DPCM. Per sua e nostra fortuna, nel momento più buio, il torello Matteo Salvini, che a giorni alterni pretendeva il “tutto chiuso” o il “tutto aperto”, se n’era andato a fare la sua corrida dall’opposizione, ma ora è tornato e lavora ai fianchi il nuovo “premier” come sta facendo in queste ore arrivando persino ad astenersi sul decreto Covid e aprendo un caso nel governo.

La pandemia ha solleticato anche la vanità dei presidenti di Regione, che, come lupi famelici di potere e visibilità, si sono autoproclamati – con la complicità dei mass media- “governatori”. A guidare questa secessione strisciante è stato il “governatore” della Lombardia, che ha sbagliato praticamente tutto, ma ha fatto una scorpacciata di dichiarazioni per dare la colpa della sua inefficienza a qualcun altro. Agli antipodi c’è il “vicerè” della Campania, mastino della politica, colto e beffardo, che se ne frega di quello che decide il governo italiano. Il risultato è il caos comunicativo, l’Italia trasformata in una sorta di arlecchino, con toppe gialle, bianche, arancione e rosse, che hanno moltiplicato il disorientamento dei cittadini.

Se Draghi diventa metà volpe metà lione

Nel frattempo, il “gatto selvaggio” Matteo Renzi ha graffiato di nuovo. Ha mandato a casa il governo Conte bis e –grazie alla saggezza e alla memoria d’elefante del presidente Mattarella- ha aperto la strada a un inedito governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi. Il nuovo presidente del Consiglio non sputa fuoco, ma elargisce parole misurate, anche quando chiama “dittatore” l’autocrate maleducato che governa la Turchia, che lascia in piedi la baronessa Ursula von der Leyen, invade un pezzo della Libia, mette in galera gli oppositori e continua a bombardare i Curdi, che ci hanno difeso dallo stato islamico.

Gli italiani, intanto, aspettano che Draghi diventi “metà volpe e metà lione”, come voleva Machiavelli, per risolvere con intelligenza e coraggio i mille problemi che ci affliggono. Dopo l’entusiasmo iniziale, infatti, deve dimostrare che il suo governo non è un qualsiasi Conte ter. Alla fine, sempre secondo Aristotele, una buona gestione della Polis dovrebbe puntare alla felicità dei suoi cittadini, ma per questo dovremo avere ancora un po’ di pazienza.