Da Pittsburgh in arrivo
un vaccino testato
con successo sui topi

Molti laboratori in tutto il mondo, compresa l’Italia, stanno cercando di mettere a punto in tempi rapidissimi un vaccino per far fronte alla pandemia di COVID-19, seguendo strategie diverse, dal tradizionale uso di virus interi o di frammenti virali a tecniche innovative come i vaccini a DNA o RNA. PittCoVacc fa parte di questa vasta schiera di candidati. Si tratta in particolare del vaccino sviluppato dai ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicineela cui ricerca è stata finanziata dal National Institute of Allergy and InfectiousDiseases, dal National Institute of Arthritis and Musculoskeletal and SkinDiseases, e dal National CancerInstitute. Il possibile vaccino è stato presentato giovedì scorso nel corso di una conferenza stampa negli Stati Uniti in contemporanea con la pubblicazione dell’articolo che descrive la ricerca sulla rivista EBioMedicine, pubblicata da Lancet (https://www.thelancet.com/journals/ebiom/article/PIIS2352-3964(20)30118-3/fulltext).

Quali sono i punti di forza di questo vaccino?

Il primo punto di forza è la velocità con cui può essere pronto per essere testato. Gli autori, dopo aver visto gli effetti sui topi, hanno infatti presentato la richiesta di approvazione di nuovo farmaco sperimentale alla FDA americana in previsione di iniziare uno studio clinico di Fase I sull’uomo nei prossimi mesi. Naturalmente questo vuol dire che ci vorranno comunque molti mesi prima che sia disponibile per la popolazione, ammesso che tutto vada bene.Tuttavia, come spiega Andrea Gambotto, uno degli autori dello studio che è italiano ma da anni lavora negli Stati Uniti, la velocità è resa possibile dal fatto che questa ricerca nasce dall’esperienza fatta negli anni passati con altri coronavirus, in particolare quello responsabile della SARS e quello responsabile della MERS: “Questi due virus, strettamente connessi a SARS-CoV-2 ci hanno insegnato che una particolare proteina, chiamata spike, è importante per indurre l’immunità contro il virus. Sapevamo esattamente dove colpire questo nuovo virus. Ecco perché è importante finanziare la ricerca sui vaccini: non si sa mai da dove arriverà la prossima pandemia”.

Forti dell’esperienza precedente, i ricercatori hanno prodotto un vaccino ricombinante, con una procedura simile a quella utilizzata per i normali vaccini antiinfluenzali. In sostanza, si producono in laboratorio frammenti della proteina virale spike che vengono poi somministrate all’organismo per fargli sviluppare la risposta immunitaria contro il virus quando lo incontrerà. La proteina spike è quella di cui sono fatti gli spuntoni sulla superficie del virus SARS-CoV-2e che gli danno la nota forma a corona. Per ora gli studi sono stati effettuati sui topi, su cui si è visto che il vaccino ha generato una potente risposta anticorpale specifica contro SARS-CoV-2 a solo due settimane dalla vaccinazione. I modelli animali non sono stati ancora valutati sul lungo termine, ma i ricercatori sottolineano come i topi ai quali è stato somministrato il vaccino contro il MERS-CoV hanno prodotto un livello sufficiente di anticorpi per neutralizzare il virus per almeno un anno, e finora i livelli di anticorpi nei modelli vaccinati contro il SARS-CoV-2 sembrano seguire lo stesso andamento.

Il secondo punto di forza è la modalità di somministrazione. Il vaccino viene iniettato attraverso 400 micro-aghi che si trovano sulla superficie di un cerotto largo un centimetro e mezzo. Quando il cerotto si applica sulla pelle, i minuscoli aghi penetrano nella cute e iniettano il vaccino, poi si dissolvono senza lasciare traccia perché sono fatti di glucosio e frammenti di proteina. Questo tipo di somministrazione, dicono gli autori, permette di utilizzare una quantità minore di vaccino, il che può essere un vantaggio quando si devono produrre moltissime dosi.

Terzo punto di forza della creazione della Pittsburgh University è che la sua produzione può far fronte a un forte aumento della richiesta. I frammenti di proteina sono realizzati da una “cellfactory”con cellule progettate per esprimere la proteina che interessa e la purificazione della proteina può anche essere effettuata su scala industriale. Inoltre, una volta prodotto, il vaccino può rimanere a temperatura ambiente fino al suo utilizzo, eliminando la necessità di refrigerazione durante il trasporto o lo stoccaggio. Elementi utili per far fronte a una pandemia.