Covid, il crack del modello inglese monito per chi grida “libertà”

Diciotto miliardi di sterline. A tanto ammonterebbe, secondo i conti del ministero del Tesoro inglese resi pubblici il 26 ottobre dal quotidiano The Guardian, il danno all’economia procurato dall’attuazione del “piano B”. Eppure, qualcuno pensa ci si dovrà ricorrere visto l’andamento di Covid-19 in Gran Bretagna: nella settimana 18-24 ottobre ci sono stati 315.700 nuovi casi, 942 morti, e quasi 7000 persone ricoverate. Tutti dati in aumento rispetto alla settimana precedente. E anche se negli ultimi due giorni i contagi sono leggermente scesi e se il numero delle persone ospedalizzate è comunque più basso rispetto all’ondata di gennaio scorso, la situazione rimane critica, con il sistema sanitario che comincia a risentirne, soprattutto visto l’arrivo delle altre malattie invernali, prime fra tutte l’influenza.

In attesa del “piano B”

Il “piano B” prevede un uso maggiore delle mascherine, un aumento del lavoro da casa e l’estensione dell’obbligo dei passaporti vaccinali. Insomma tutto quello che in altri paesi, compreso il nostro, si è continuato a fare negli ultimi mesi ma che in Inghilterra si è abbandonato da luglio scorso a favore di una politica del laissez faire. Finora il presidente Johnson ha resistito alle voci che chiedevano di implementare questo famoso piano, che in caso dovrebbe rimanere in piedi fino a marzo 2022, insistendo invece sull’estensione della terza dose per gli over 50 e le persone vulnerabili e su una spinta al programma di vaccinazione per i ragazzi al di sopra dei 12 anni.

Però secondo l’Observer, il domenicale del Guardian, i nuovi allarmanti dati spianano la strada al “piano B”. Il giornale afferma che la Uk Health Security Agency (Ukhsa) sta consultando le amministrazioni locali per tastare loro il polso sulla possibilità di una “immediata implementazione del piano per l’inverno”. Quello che si teme è la concomitanza tra il contagio con le varianti di SARS-CoV-2 e quello dovuto ad altri virus, come quello dell’influenza e il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che può avere conseguenze anche gravi per bambini e persone anziane. Peraltro, proprio in questi giorni Pasi Penttinen, capo del programma antinfluenzale dell’Ecdc, l’agenzia europea per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato che rilevamenti precoci del virus dell’influenza “sono un’indicazione che la prossima stagione influenzale potrebbe essere grave, anche se ancora non possiamo saperlo con certezza”. “Un forte aumento delle infezioni influenzali durante l’attuale pandemia di Covid – ha aggiunto – potrebbe avere gravi conseguenze per gli anziani e le persone con un sistema immunitario debole, con un onere aggiuntivo sui sistemi sanitari già messi a dura prova. E’ quindi importante prendere le precauzioni necessarie e proteggere chi è più a rischio”.

Se si lascia che il virus circoli liberamente

In realtà quello che è avvenuto in Inghilterra negli ultimi quattro mesi potrebbe essere visto come un grande esperimento epidemiologico: si è lasciato che il virus circolasse senza restrizioni. La giustificazione di questa scelta da parte del governo inglese è che la campagna vaccinale è partita presto, ha coperto una buona percentuale della popolazione e questo ha allentato il legame tra l’infezione e la malattia grave. Tuttavia, ora le cose stanno cambiando: innanzitutto l’effetto dei vaccini diminuisce con il passare dei mesi, ad esempio un recente studio ha mostrato che la protezione del vaccino Astra Zeneca, quello più utilizzato nel Regno Unito, scende all’88% dopo un mese e al 74% dopo 5 mesi dalla inoculazione. Inoltre, la circolazione del virus è ripresa, come dimostra l’aumento dei casi, e quindi seppure la percentuale dei casi gravi è più bassa, il numero assoluto delle persone che hanno bisogno del ricovero potrebbe tornare presto troppo alto. Infine, come accennato, c’è il problema dell’influenza alle porte che comunque ogni anno richiede un certo numero di ricoveri per problemi respiratori.

All’altro opposto rispetto alla Gran Bretagna c’è l’esempio della Bulgaria che ha la più bassa percentuale di vaccinati in Europa: meno del 25% di tutti gli adulti ha completato il ciclo. Pare che la causa principale di questi numeri bassi sia l’esitanza vaccinale: la gente non si vuole vaccinare perché non si fida. Anche qui una nuova ondata di contagi sta colpendo il paese con una mortalità molto alta: circa 200 morti al giorno la settimana passata. Una stretta sulle misure di contenimento è stata fatta nei giorni scorsi in Bulgaria: molte scuole sono tornate alla didattica a distanza, mentre si allarga l’obbligo del green pass.

Le due storie, diverse tra loro, dimostrano però che la pallottola magica per combattere la pandemia non esiste. La lotta a Covid-19 ha bisogno di una cassetta degli attrezzi più variegata e complessa: diverse misure da utilizzare contemporaneamente o in tempi diversi e da ritagliare sulla popolazione dei singoli Paesi.