Covid-19,
quattro ipotesi
sulle sue origini

Il 14 maggio scorso la rivista Science ha pubblicato una lettera firmata da 18 scienziati in cui si chiede di investigare ulteriormente sulle origini di SARS-CoV-2, il virus responsabile di Covid 19. Secondo gli autori, infatti, “La teoria del rilascio accidentale da un laboratorio e quella del salto di specie animale rimangono entrambe possibili”.

Il rapporto dell’Oms

L’articolo ricorda come un anno fa, il 20 maggio del 2020, l’Assemblea Mondiale della Sanità, aveva chiesto al direttore dell’Oms di lavorare insieme ai diversi Paesi, alla Fao e all’Oie, l’Organizzazione per la salute animale, per capire come il virus fosse riuscito a introdursi nella popolazione umana e quale fosse l’eventuale fonte animale del contagio. L’Oms in effetti mette in piedi una indagine condotta da un team internazionale di ricercatori assieme alla Cina su questi temi e ne pubblica i risultati a febbraio del 2021, aggiornandoli ad aprile.

Il rapporto innanzitutto conferma che il virus molto probabilmente ha nei pipistrelli il proprio serbatoio animale, ovvero tra di essi circola da molto tempo, probabilmente senza causare malattie. Non c’è ancora certezza, invece, sui tempi dell’origine del virus, anche se, analizzando le sequenze molecolari dei campioni, si è visto che l’epidemia deve essere cominciata non molto tempo prima del dicembre 2019, più probabilmente tra metà novembre e i primi di dicembre. È vero che qualcuno ha avanzato l’ipotesi di una circolazione precedente del microrganismo, ma gli studi finora sono troppo limitati per poter fare una affermazione di questo genere, dice l’Oms.

Quattro possibili scenari

Per quanto riguarda il modo in cui è passato all’essere umano, il rapporto prende in esame quattro possibili scenari: 1) il virus è stato trasmesso direttamente dall’animale serbatoio all’uomo attraverso un salto di specie (spillover); 2) il virus è stato trasmesso dai pipistrelli all’uomo tramite una specie intermedia (di cui però non si sa ancora nulla, anche se in un primo momento si era parlato del pangolino); 3) l’introduzione è avvenuta attraverso la catena del freddo alimentare (si è visto infatti che il virus resiste a basse temperature ed è stato individuato in alcuni cibi confezionati surgelati); 4) l’introduzione è stata causata da un incidente di laboratorio. Per ognuno di questi scenari, sulla base dei dati disponibili e delle analisi microbiologiche, il gruppo di lavoro ha stabilito che: il primo scenario è “possibile/probabile”, il secondo è “probabile/molto probabile”, il terzo “possibile”, il quarto “molto improbabile”. In sostanza, l’ipotesi che il virus abbia acquisito la capacità di passare da una specie all’altra (in particolare prima dai pipistrelli a un altro animale non meglio identificato e poi da questo all’uomo) sembra molto verosimile, anche perché così è avvenuto per i virus cugini di SARS-CoV-2 come ad esempio quelli che causano la SARS e la MERS. Mentre l’ipotesi che sia sfuggito dal Wuhan Institute of Virology, un laboratorio avanzato che fa ricerche anche sui coronavirus dei pipistrelli, sembra remota.

Evidentemente però questa conclusione non ha soddisfatto tutti. In particolare, dicono alcuni, la missione dell’Oms non ha sottoposto il laboratorio cinese in questione, né altri per la verità, ad una indagine accurata. Gli inviati dell’Oms hanno visitato il laboratorio, sì, ma non era nel loro mandato investigare più a fondo. Il rapporto ha quindi attirato critiche anche dal governo degli Stati Uniti sul fatto che il governo cinese non abbia collaborato pienamente. Già a fine marzo, la Casa Bianca, attraverso un portavoce, aveva affermato che “il rapporto tralascia informazioni cruciali e rappresenta un quadro parziale e incompleto” e i cinesi “non sono stati trasparenti”.

L’indagine dell’Amministrazione Trump

Il tutto è aggravato dal fatto che pochi giorni fa il Wall Street Journal ha pubblicato un articolo in cui si dice che, secondo un rapporto dei servizi segreti americani, tre ricercatori del laboratorio di Wuhan si ammalarono a novembre del 2019 e furono ricoverati in ospedale con sintomi compatibili sia con l’influenza stagionale che con Covid 19. La Cina ha dichiarato all’Oms che il primo paziente con sintomi compatibili con Covid 19 risale all’8 dicembre. Il governo cinese avrebbe dunque nascosto quei casi? Il rapporto sarebbe stato redatto durante gli ultimi giorni dell’Amministrazione Trump. Il direttore del laboratorio di Wuhan ha subito smentito la notizia, dicendo che si tratta di bugie. Ma evidentemente c’è bisogno ancora di chiarezza.
Come ha dichiarato al New York Times una delle firmatarie della lettera, Sarah E. Cobey, epidemiologa presso l’Università di Chicago, “Penso che sia più probabile che SARS-CoV-2 sia emerso da un serbatoio animale che da un laboratorio Ma gli incidenti di laboratorio si verificano e possono avere conseguenze disastrose”. La mancata valutazione sarebbe un precedente preoccupante, continua.

Nel frattempo, lunedì scorso è cominciata la 74esima Assemblea Mondiale della Sanità e diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Australia, Portogallo e Giappone, hanno chiesto all’Oms di continuare le indagini sull’origine del Covid-19. Il problema sarà districarsi tra giuste richieste di trasparenza e pericolose ipotesi complottiste.